“Lezioni” di Ian McEwan

Lezioni, Ian McEwan, riassunto, tramaEsistono lezioni di vita che si imparano realmente? Il danno insegna qualcosa al danneggiato? Il dilemma resta ma a un certo punto non ha più importanza perché l’esperienza in sé possiede una forza e una fascinazione ben più stordente e appagante del bisogno di risposte. Roland Baines respira l’ossigeno del dubbio senza mai avere un capogiro, senza mai farsi risucchiare nella spirale della crisi. Quella vera. Rimugina, sì, sulle cose che gli capitano ma vi si arrovella con una passività che sa poco di autocritica e molto di autocommiserazione, mosso da una ribellione troppo educata che manca di scatto. Si immerge nella propria esistenza e resiste suo malgrado, incassando diversi pugni e sferrandone pochi. È incastrato nei meccanismi del suo presente e nelle ferite di un passato dal quale non si affranca mai completamente ma che trattiene rimandando più volte il confronto con esso. Un confronto che poi avviene. Frutto di inciampo o di ricerca, non importa, ma avviene. Le epifanie di Roland sembrano tuttavia casuali. “Subite” da un soggetto inerte. E allora, quanto saranno risolutive in termini di consapevolezza? Ci vuole tempo per capirlo. Un secolo di indizi. Un arco temporale che inizia prima di Roland e che si protrae dopo Roland ma che raccoglie la sua vita e la racconta totalmente. Le sue vicissitudini personali, i suoi pensieri, le sue azioni, sono sempre in primo piano, mentre gli avvenimenti della grande Storia gli fanno da sfondo senza mai permearlo sul serio. Il mondo cambia scenari e Roland vi fluttua sopra, li sorvola: la Crisi dei missili di Cuba, la caduta del Muro di Berlino, la glasnost, il thatcherismo, l’invasione dell’Iraq, la pandemia da Covid. Una sequenza di svolte epocali che lasciano le luci della ribalta a un unico protagonista.

Roland Baines è il baricentro fisico e il barometro emotivo di questo articolato e complesso romanzo di formazione attraverso il quale Ian McEwan, descrive, alternando linearità del racconto e digressioni funzionali, il divenire del suo protagonista dall’infanzia alla vecchiaia, con balzi in avanti e indietro nel tempo al servizio di una mirabile architettura narrativa. L’autore parla il linguaggio raffinato della letteratura alta, imbastendo una storia che si nutre, con apparente disinvoltura, di una straordinaria moltitudine di riferimenti colti. In realtà le storie che si intrecciano sono tante, come tanti sono i personaggi costruiti con attenzione maniacale ma il palcoscenico appartiene a un solo attore. L’unico che sebbene abbia raggiunto, ormai settantenne, la presunta età della saggezza, continua a farsi domande sulla “natura del danno”, in quanto danneggiato, a interrogarsi sulla possibilità di fare tesoro delle esperienze negative e non scivolare verso un qualunque oblio. E allora si salva Roland Baines? A mio parere no. Se per salvezza si allude alla capacità di riconciliarsi con il proprio mondo interiore. Decisamente no, non si salva Roland Baines, se con salvezza si intende l’attitudine all’autodeterminazione. Non si salva ma viene salvato, anzi graziato dal destino che sceglie per lui ancora una volta. Lo stesso destino che gli ha riservato l’abuso, l’abbandono, la sottrazione. Ma da chi viene abusato? Da chi viene abbandonato? Da chi viene derubato? Da un cerbero con tre teste di donna. Quella della sua insegnante di piano, che lo inizia – lui imberbe undicenne – prematuramente al sesso. Quella di sua moglie Alissa che gli dà un figlio e dopo pochi mesi lascia entrambi senza una spiegazione. Quella di sua madre che lo deruba della presenza di un fratello, tenendone nascosta l’esistenza perché sconveniente. Roland Baines è il formidabile narratore della propria antieroica odissea verso le conseguenze del danno. Una rete le cui maglie sembrano allargarsi di volta in volta solo per dargli l’illusione della fuga, ma che inesorabilmente si stringono avviluppandolo sul passo lungo di ogni sua decisione. Ma non incarna un “uomo senza qualità” di Musiliana memoria, è l’opposto: è l’uomo dalle tante qualità e dalle altrettante possibilità sprecate.

Offerta
Lezioni
  • Editore: Einaudi
  • Autore: Ian McEwan , Susanna Basso
  • Collana: Supercoralli
  • Formato: Libro rilegato
  • Anno: 2023

Trama

Ma chi è Roland Baines? Roland è figlio di Robert Baines, inflessibile capitano dell’esercito britannico, di stanza nel Nord Africa a Tripoli e di sua moglie Rosalind, una donna remissiva da sempre vittima degli eccessi del marito e del suo asfissiante autoritarismo. All’età di 11 anni Roland è costretto ad abbandonare la famiglia, la libertà e il calore dell’assolata Libia per far ritorno in Inghilterra e affrontare il clima uggioso e il duro percorso educativo di un collegio nel nord di Londra. Qui scopre d’avere un grande talento per il pianoforte; un potenziale che in parte resterà inespresso a causa della scabrosa ossessione che la maestra di musica, Miriam Cornell, prova nei suoi confronti. I sadici pizzicotti profusi e le rigide lezioni impartite presto vengono sostituiti dalle esternazioni di una sfrenata bramosia. Roland diventa un inconsapevole oggetto del desiderio e un precoce sperimentatore del sesso vissuto con un’adulta che avrebbe dovuto proteggerlo. I turbamenti sessuali del giovane Roland hanno inizio qui e lavorano sottotraccia, condizionando la sua intera esistenza. Presto il trauma si riverserà nel rapporto con Alissa, una giovane di talento destinata a diventare una scrittrice di fama mondiale paragonabile “a Nabokov, al di sopra di Günther Grass, grande quasi quanto Mann”. Con lei condividerà i viaggi nella Germania divisa, prima della caduta del Muro, una breve vita matrimoniale e la nascita di un figlio che presto sarà costretto a crescere da solo. Quanta disumanità deve sopportare Roland che per un momento, pensando al successo di Alissa, sembra consolarsi all’idea che “essere lasciati per un’opera mediocre sarebbe stato l’oltraggio definitivo”. Quanto sacrilego è il gesto di una madre che nega l’amore alla propria creatura per assecondare l’urgenza della propria realizzazione personale e lavorativa. Roland a un certo punto si chiede, riflettendo su di lei e sui dotati come lei: “Tendiamo a perdonare la loro risolutezza o crudeltà in virtù del loro talento? La nostra indulgenza aumenta in proporzione alla grandezza artistica?”. È presto detto: no. Roland non perdonerà mai Alissa. E quest’ultima nella parte finale del libro, in un estremo e liberatorio confronto con lui, gli rinfaccia tutto quello che avrebbe potuto essere e che invece non è diventato. Gli urla contro il senso di nausea per quella sua “sofisticata sensazione di fallimento”. “Il vittimismo” per quello che la vita gli aveva sottratto. “Il pianista concertista, il poeta, il campione di Wimbledon. Quei tre eroi fuori della tua portata occupavano un mucchio di spazio in una casa tanto piccola. Come avrei fatto, io, a respirare?”. Anche Alissa convive con un danno. Autoinflitto ma ugualmente pesante. “Per liberarmi ho pagato il prezzo più alto in assoluto, vale a dire Lawrence. Saresti stato un soggetto grandioso, Roland. Avrei potuto raccontare al mondo alcune cose a proposito degli uomini. Ma non l’ho fatto!”. E poi termina con: “E non ho mai dimenticato che sei l’unico uomo che abbia mai amato”. Sì, Roland viene amato costantemente. In maniera distorta, in maniera sana, non importa ma viene amato. Cosa resta di lui? Una dichiarazione di impotenza e nel contempo di bellezza. La tendenza a non approfittare delle lezioni morali che la vita sembra offrirci e la naturale tenacia nel continuare a sperimentare la vita nonostante tutto. Nonostante il danno, il dolore, la perdita. Il legame tenero con la sua nipotina Stefanie vuole dire proprio questo. Godere di ogni momento. E prendere il buono. Ovunque si trovi. Al di là delle domande che non trovano risposte.

Barbara Dicorato

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