“Lezioni di filologia classica” di Luciano Canfora

Lezioni di filologia classica, Luciano CanforaLezioni di filologia classica
di Luciano Canfora
il Mulino

«L’argomento che stiamo per affrontare si può formulare così: i testi antichi, greci e latini, che noi leggiamo in copie (su pergamena o su carta) confezionate almeno un millennio dopo che quelle opere erano state scritte, in che misura le rispecchiano fedelmente e quali modifiche hanno subìto? Questione di natura storica, che ne comporta una più strettamente operativa: quando si tenta l’edizione di una di quelle opere quali procedure ci consentono di avvicinarci all’obiettivo? […]

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Lezioni di filologia classica
  • Canfora, Luciano (Autore)

A parte i casi, non proprio infrequenti, di opere tramandate da un solo testimone superstite (detto codex unicus), per lo più le opere composte in epoche precedenti l’invenzione della stampa sono giunte a noi in più o meno numerosi esemplari – che chiamiamo «testimoni» – non sempre tra loro coincidenti. Si tratta talvolta di varianti equipollenti, talaltra di varianti che danno un diverso senso. Tutte comunque impongono ai moderni lettori, e prima ancora ai moderni editori, di scegliere: possibilmente sulla base di criteri non impressionistici. Le varianti sono l’indicatore di modifiche «capillari» prodottesi, di copia in copia, nel corso del tempo. Meno, in genere, ci si dà pensiero di quelle macroscopiche e strutturali che hanno segnato le tappe della storia del libro e della sua trasformazione materiale: dalle tavolette, o dai fogli di papiro, al rotolo librario, dal rotolo ai fogli piegati e raccolti insieme, fino al compatto codice, progenitore del libro moderno. Trasformazioni strutturali di questo genere hanno inciso anche sul testo. Per esempio, nel caso di testi scenici o dialogici il bisogno di guadagnare spazio (utilizzando al massimo lo spazio offerto dalla pagina) ha man mano offuscato la distinzione tra i diversi interventi (perdita delle sigle nominali, in parecchi casi), per non parlare della metrica delle parti liriche. Un altro effetto è stato il depotenziarsi del significato della suddivisione in libri, in particolare nel caso della trattatistica o della storiografia. È invalsa la disposizione di capitula lungo il testo. A un certo punto si è prodotto il passaggio dei commentari da autonomi supporti ai molto ricettivi margini dei codici. Fenomeno, quest’ultimo, che, avvicinando fisicamente testo e commento (ridotto ormai in «scolii», ovvero a note esegetiche o parafrastiche), ha agevolato la possibilità che il termine esplicativo soppiantasse l’originale o penetrasse nel testo accanto all’originale. A fenomeni del genere – quando siamo in grado di accorgercene – non è per nulla semplice porre rimedio. È però importante esserne consapevoli e non dimenticare che la presentazione materiale del testo è parte integrante dell’originale. È dunque per piccoli passi che ci si muove in direzione dell’originale.

Tra «noi» e «loro» c’è stato il lavoro di generazioni di benemeriti copisti, ognuno dei quali poté (anzi dovette) commettere errori suoi propri. D’altra parte, gli esemplari (piuttosto casualmente) salvatisi non furono necessariamente i «migliori» al momento disponibili e nemmeno il risultato di una sapiente selezione, bensì, appunto, il frutto del caso.»

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