Salone del Libro di Torino

Al Salone del Libro di Torino, le code ti accolgono sin dall’arrivo nella grande piazza dinanzi al Lingotto e ricordano un po’ gli ultimi mesi dell’Expo di Milano. Questa 31a edizione si preannuncia da record, forse più e meglio della precedente. Tornano i grandi gruppi editoriali (leggi Mondadori, la principale casa editrice del nostro paese). Insomma, Torino si conferma innegabilmente la città del libro.

A sancirlo non basta la presenza qui dei grandi editori: Einaudi, Bollati Boringhieri, UTET, che hanno fatto la storia della città e dell’editoria italiana. Non basta nemmeno la fitta rete di librerie di quartiere che, disseminate per la città, fanno la gioia dei molti lettori che sotto la Mole sembrano concentrarsi, come in una riserva indiana. A confermarlo è piuttosto la teoria di adolescenti e bambini qui condotti da insegnanti che cercano di inoculare in loro l’amore per i libri e la lettura, forse il miglior dono che si possa fare alla loro tenera età, e che ci dà la speranza e, perchè no, la certezza, che il libro continuerà a vivere.

Perché il libro, scriveva Umberto Eco, è un oggetto ergonomicamente perfetto: «appartiene a quella generazione di strumenti che, una volta inventati, non possono più essere migliorati. Il libro è ancora la forma più maneggevole, più comoda per trasportare l’informazione. Si può leggere a letto, si può leggere in bagno, anche in un bagno di schiuma».

L’industria editoriale italiana è in ottima salute. Il Salone del Libro di Torino ne è la prova più evidente. I dati dell’Associazione Italiana Editori confermano che il fatturato delle case editrici nel 2017 è aumentato del 5,8 per cento rispetto all’anno precedente. È vero, 2 italiani su 3 non leggono nemmeno un libro all’anno, ma al lungo elenco di cause e fattori vogliamo opporre la certezza che l’amore per la lettura si può apprendere, sin dall’infanzia. Come afferma Linda Laura Sabbadini, «se un genitore legge, con molta più probabilità, anche suo figlio leggerà; se in casa ci sono molti libri aumenta la probabilità che i propri figli leggano; se si abituano i bambini a giocare con i libri fin da piccolissimi, anche fin da due anni, con molta probabilità leggeranno da giovani e da grandi.»

Il Salone interpella e riunisce tutti coloro che ruotano attorno al composito mondo dell’editoria: editori, appunto, autori, ma soprattutto lettori. Sono questi i destinatari ultimi di ogni iniziativa che riguardi il libro. E se è vero che i libri hanno la funzione di conservare e preservare la conoscenza, è altrettanto vero che essa si rivela tale solo se fruita, condivisa e non solamente trasmessa come per un archivio.

Eventi come il Salone del Libro di Torino richiamano la nostra attenzione sulla vitalità dei libri. La numerosa partecipazione delle scuole, che da sempre caratterizza questa manifestazione, ne rappresenta il valore più alto, più del gossip relativo alle defezioni di questa o quella casa editrice. Se ci è possibile, andiamoci anche noi!