“Letteratura inglese. Un profilo storico” di Franco Marucci

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Letteratura inglese. Un profilo storico, Franco MarucciLetteratura inglese. Un profilo storico
di Franco Marucci
Carocci editore

«Strada facendo, una “breve storia della letteratura inglese”, quale il volume era stato progettato per essere, è lievitata nelle mani fino a risultare non una “storia lunga”, ma comunque un tomo molto spesso di oltre ottocento pagine. Era inevitabile, a maggior ragione quando l’oggetto allo studio è la letteratura inglese, il cui arco storico supera oggi il millennio abbondante e il cui canone ha pochi uguali, in termini di eccellenza e densità produttiva, tra quelli delle principali letterature nazionali.

Il genere “storia della letteratura” è infatti di per sé fra i più provvisori, transeunti, e per definizione in permanente costruzione, o per meglio dire ricostruzione. Ogni storia letteraria che si scrive ex novo è come un edificio abitativo che assolve più o meno bene le sue funzioni per un certo lasso di tempo, ma che lentamente risulta necessitare di un restyling, di un ammodernamento, soprattutto di un ampliamento per l’accertata, sopraggiunta ristrettezza degli spazi e l’aumento numerico dei componenti della famiglia. Cosicché non solo il mio stesso ultimo capitolo, I contemporanei, tra non molto dovrà essere rititolato, e non solo un quattordicesimo andrà aggiunto, ma autori oggi viventi e attivi avranno scritto altre opere che modificheranno l’idea che ci eravamo fatta di loro, e appunto molti altri, oggi esordienti e perciò qui esclusi perché ancora in prudente “attesa di giudizio”, avranno ottenuto una loro definizione canonica; o altri considerati oggi “minori” avranno acquisito la statura di “maggiori”. All’atto pratico alcuni altri fattori di rapido invecchiamento di ogni storia letteraria sono l’aumento quotidiano e inarrestabile della bibliografia critica, l’incessante evoluzione dei metodi e degli approcci (una fluidità che caratterizza la cultura di lingua inglese più di ogni altra) e la stessa, inesauribile entropia dell’opera letteraria che lievita nell’attrito con la diacronia. La ripercussione operativa di tutto ciò sullo storiografo della letteratura inglese è, per fare un esempio, che romanzieri come Rushdie, McEwan, Martin Amis e Ishiguro, drammaturghi come Stoppard o poeti come Heaney “riducono” già oggi – hanno già “ridotto” – perfino Shakespeare o Milton o Joyce.

Piuttosto, e controcorrente, la presente è una sintesi storiografica a una sola mano in un tempo in cui pare ormai consolidata, a maggior ragione per la letteratura inglese, la formula di una collezione di capitoli monografici a cura di vari. Gli stessi inglesi hanno stabilito nel tempo la dignità di una short history of English literature ridotta da un’opera più vasta dallo stesso autore o da altri per lui. […] Questo mio Letteratura inglese. Un profilo storico riplasma, filtra e comprime in nuce, per un pubblico diverso e posteriore, una Storia della letteratura inglese in più volumi da me pubblicata e chiusa in due decenni scarsi (Le Lettere, Firenze 2003-18, e Peter Lang, Oxford 2018-19).

Il vantaggio di una storia letteraria scritta da un solo autore sta opinabilmente nella forte idea unitaria e coesiva che la informa, nell’adozione di un unico punto di vista, nell’applicazione coerente di alcuni parametri teorici, storiografici ed evolutivi. La mia carriera di studioso mi ha da tempo convinto della necessità di una compenetrazione sinergica delle varie teorie e ideologie del testo che dopo l’avvento della semiotica letteraria vengono designate con l’etichetta riassuntiva di “poststrutturalismo”; nonché, e soprattutto, del principio per me vincolante che è il testo che detta al critico il suo approccio a seconda della sua “dominante”, e non già che una teoria assolutizzante si possa e debba applicare, in vario grado forzatamente, al testo e ai testi. Di qui l’udienza – curiosa, cauta ma non pregiudizialmente ostile – da me accordata alle proposte avanzate dai più recenti indirizzi critici – materialismo, psicanalisi nelle sue varie diramazioni, decostruzionismo, femminismo, gender, neostoricismo ecc. – che hanno radicalmente innovato il modo di leggere le opere letterarie. È per questo che le mie discussioni partono quasi sempre da, o convergono verso, la storia delle interpretazioni e la ricezione storica di uno scrittore o di una scrittrice, e le integrano legando gli autori al loro tempo (o in caso dissociandoli).

Ognuno dei tredici capitoli si apre con un’introduzione che tocca le questioni storiche, estetiche, ideologiche e contestuali del periodo in discussione; a seguire gli autori sono affrontati in soggettiva o in coppia con altri a seconda del loro rilievo e delle eventuali analogie, dei richiami reciproci e delle comuni o divergenti opzioni concettuali e ideologiche. Le singole trattazioni muovono cronologicamente dalle prove giovanili, minori o secondarie per dedicare uno spazio crescente a quelle mature e portanti. Per quanto sopra detto i ranghi potranno risultare estremamente larghi, e alcune epoche, alcune scuole e alcune figure, sottorappresentate o addirittura colpevolmente assenti a seconda dei gusti e delle graduatorie personali, così come si potranno ravvisare eclatanti sfasature per difetto e per eccesso nelle trattazioni di autori di una stessa o di una diversa grandezza.

La suddetta “brevità” ha portato ulteriormente, di norma, al sacrificio della biografia dei singoli autori e del sunto commentato delle trame dei poemi, dei romanzi e dei drammi, e alla rinuncia delle spesso ingombranti note a piè di pagina. Anticipo che intendo qui “letteratura inglese”, tradizionalmente e per convenzione, come “letteratura britannica”, e cioè prodotta in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda tutta, e che escluderò gli autori postcoloniali a seconda di criteri che, temo, risulteranno discutibili se non arbitrari. Ma l’inclusione anche solo dei “casi di confine” avrebbe richiesto un notevole supplemento di spazio. Sempre per non intralciare la lettura le bibliografie relative ai singoli periodi letterari e ai singoli autori sono raggruppate in una sezione unica in fondo al volume, dove sono elencati a mio modo di vedere i titoli più rappresentativi di ogni fase della storia interpretativa, del gusto e del dibattito teorico.»

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