Le tre del mattino, Gianrico Carofiglio, trama, recensioneLe tre del mattino rappresenta l’ultima fatica letteraria di Gianrico Carofiglio, ex magistrato ormai completamente convertito al ruolo di romanziere, il quale si è fatto conoscere con i gialli aventi come protagonista l’avvocato Guerrieri, pubblicati da Sellerio. L’autore ha ormai da tempo messo da parte il personaggio che gli ha dato fortuna, decidendo anche di focalizzare la sua attenzione su generi diversi. Il suo ultimo libro, dal titolo appunto Le tre del mattino e arrivato nelle librerie italiane a ottobre 2017, si può infatti inserire a pieno titolo nella categoria dei romanzi brevi e, da un punto di vista tematico-concettuale in quello dei racconti generazionali. Il libro è edito da Einaudi, casa editrice a cui l’autore si è legato dopo la fine della sua proficua esperienza con la Sellerio. Ma qual è la trama del nuovo libro di Carofiglio e quale il giudizio che se ne può dare dopo averne ultimato la lettura?

I protagonisti della storia sono un padre ed un figlio, i quali nell’arco di due soli giorni avranno modo di affrontare i nodi irrisolti del loro rapporto, che nel corso degli anni è stato tutt’altro che semplice. Il primo personaggio che Carofiglio ci fa conoscere è quello di Antonio, che da quando era ragazzo si è dovuto confrontare con l’epilessia idiopatica ed anche con il fatto che i propri genitori, entrambi insegnati, si sono separati. Il padre è non solo un insegnante abbastanza noto in città, ma anche un matematico di una certa importanza, mentre la madre è una insegnante di lettere, completamente assorbita da quello che è il suo lavoro. Un giorno il padre, constatando come la malattia sia ormai difficile da gestire, decide di recarsi con Antonio a Marsiglia: qui è infatti di stanza il Dottor Gustaut, uno dei maggiori esperti a livello internazionale per quanto riguarda la malattia con cui Antonio si trova quotidianamente a dover fare i conti. La visita a cui Antonio viene sottoposto ha un esito positivo, visto che il ragazzo ha modo di tornare a vivere una esistenza praticamente normale in ogni aspetto. Il tempo passa e nei tre anni successivi le cose sembrano andare nel migliore dei modi. Si arriva così al 1983: a tre anni dalla visita che ha cambiato in meglio la vita del ragazzo, il padre ed il figlio, con quest’ultimo ormai diciottenne, tornano a Marsiglia per quello che è il consulto decisivo: Antonio infatti potrebbe sentirsi dire che la guarigione è ormai realtà oppure che la terapia a cui si è sottoposto per tre anni deve continuare. Antonio sembra essere guarito, ma il Dottor Gustaut per avere la certezza che la malattia sia ormai stata sconfitta, decide di fargli sostenere un esame che il mondo della scienza ha però da tempo inserito tra quelli non solo sconsigliati, ma addirittura vietati, ovvero la “prova da scatenamento”. Padre e figlio dovranno rimanere svegli entrambi per 48 ore consecutive, il tutto senza che Antonio possa prendere le proprie medicine e senza l’ausilio di un sonno ristoratore di tanto in tanto, per evitare il quale i due dovranno prendere dei farmaci specifici che inibiscono il sonno. Questa particolare situazione porterà padre e figlio ad avere un dialogo che in passato non hanno mai avuto, a causa dei loro caratteri così diversi e della situazione familiare, che ha inciso profondamente sul rapporto che Antonio ha negli anni instaurato con entrambi i genitori. Le 48 ore passano veloci e lentamente allo stesso tempo e al loro scadere il lettore ha modo di scoprire se effettivamente Antonio è guarito, mentre i due protagonisti principali, padre e figlio, potranno iniziare un nuovo rapporto, su basi totalmente diverse e più solide, grazie al fatto di aver messo a nudo le proprie fragilità e aver gettato i semi per risolvere i propri contrasti.

Questo nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio si caratterizza, così come per quasi tutti i suoi lavori precedenti, per una narrazione in prima persona. In questo caso la voce narrante è quella di un Antonio ormai adulto, che rievoca quel momento della sua vita così importante. Le novità, rispetto alle altre opere di Carofiglio sono essenzialmente due: la prima riguarda l’ambientazione della storia, perchè la scelta di una città estera e nello specifico di Marsiglia come luogo dove si svolgono la maggior parte delle vicende èè senza dubbio originale e a suo modo audace. La seconda concerne invece lo stile stilistico adottato, perchè Carofiglio, rispetto ai suoi libri precedenti, mostra la volontà di voler cambiare alcuni aspetti del suo modo di scrivere, senza però volersi snaturare. Il risultato di questo tentativo di rinnovamento è un libro senza dubbio scorrevole e leggero, come tutti i libri precedenti dell’autore, ma con il tenativo di adottare uno stile più sintetico, che ceda meno il passo alle digressioni psicologiche che sono comunque presenti e che contribuiscono a rendere quest’opera interessante, anche per le riflessioni a cui il lettore viene portato.

Ovviamente sono diversi i passi che colpiranno il lettore. Tra i tanti che si potrebbero citare qui ne va ricordato uno, in cui l’autore mette a confronto la complessità della matematica con quella della vita, in un passaggio decisamente ironico, dove il padre di Antonio afferma che “Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita“. In conclusione, Le tre del mattino va senza dubbio letto da coloro che apprezzano Carofiglio fin dai tempi dei romanzi con protagonista l’avvocato Guerrieri, ma anche da chi non si è mai approcciato ad un suo romanzo.