Le teorie sociologiche contemporanee, Sandro SegreProf. Sandro Segre, Lei è autore del libro Le teorie sociologiche contemporanee edito da Carocci: quali sono le principali questioni aperte nel dibattito sociologico contemporaneo?
La sociologia contemporanea, italiana ed estera, rivolge grande interesse verso temi – non nuovi, ma sempre dibattuti – quali la disuguaglianza fra classi e/o gruppi etnici; i temi connessi al precedente della povertà e dell’efficacia o inadeguatezza dei sistemi nazionali di Welfare State, in particolare negli Stati Uniti; il mutamento sociale, sopra tutto nei paesi economicamente arretrati; le conseguenze sociali degli indirizzi politici prevalenti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli anni settanta/ottanta, ma tuttora presenti, che hanno promosso politiche neo-liberiste e quindi ostili al Welfare State. Sono significativi a questo proposito i nomi dati ai Congressi Americani di Sociologia del 2007 (“È possibile un mondo diverso?”) e del 2013 (“Interrogando la disuguaglianza”). Un altro tema molto discusso riguarda la criminalità, le sue cause sociali e i modi per contrastarla. Tali temi appartengono alla tradizione riformista, talvolta rivoluzionaria, di buona parte della sociologia anglosassone ed europea. Questa tradizione, condivisa dalla maggioranza dei sociologi, ha in alcuni casi impedito o quanto meno ostacolato l’accettazione di questa disciplina in paesi con governi autoritari. Al riguardo, può essere qui ricordato che la giunta militare cilena nei primi anni settanta proibì il suo insegnamento. Un altro esito è stata la creazione in questi paesi di una sociologia – per così dire – addomesticata, con ricerche empiriche gradite al regime, come nella Germania nazista e in Unione Sovietica, o con una teoria sociologica che lo esalti e giustifichi. Così accadde nell’Italia di Mussolini per mezzo della nozione di capo carismatico, che Michels adattò opportunamente alla dittatura del capo del Fascismo, distorcendo l’insegnamento di Weber. Non tutte le questioni dibattute sono peraltro riconducibili a questi temi. Si può ricordare, tra le questioni politicamente neutre ma molto controverse e discusse nella teoria sociologica contemporanea, come rapportare – sempre che ciò abbia senso sociologico – i livelli micro e macro di analisi. Correnti teoriche distinte, che fanno capo a Alexander, Luhmann, Bourdieu e Latour, hanno fornito al riguardo risposte assai diverse.

Quali sono invece le principali prospettive teoriche che si rilevano nella sociologia contemporanea?
La maggior parte della sociologia contemporanea si richiama tuttora, nell’apparato concettuale e nelle formulazioni teoriche, all’insegnamento di autori, detti “classici”, vissuti nell’Ottocento o nella prima parte del Novecento. Quali in particolare siano questi autori dipende dalla prospettiva teorica che s’impiega. Tuttavia, alcuni classici della sociologia, come Marx, Durkheim, Max Weber, Simmel, Schutz, Goffman ed altri ancora – come lo psicologo sociale George Herbert Mead e il suo continuatore Blumer – hanno esercitato e continuano ad esercitare richiamo su più di una o più prospettive teoriche, quali sono la prospettiva conflittuale, l’Interazionismo Simbolico e la sociologia fenomenologica. In generale, le prospettive teoriche che trovano impiego in sociologia sono autoreferenziali, nel senso che i diversi autori hanno scarsa tendenza a collegare le proprie opere a più di una prospettiva, per quanto prossime fra loro – concettualmente e teoricamente – possano essere. Così, per esempio, gli studiosi vicini all’etnometodologia – prospettiva introdotta negli anni cinquanta da Garfinkel – non cercano di dialogare con i colleghi prossimi all’Interazionismo Simbolico, pur mirando entrambe queste prospettive all’interpretazione del senso che gli attori conferiscono al loro agire. Tenendo conto dell’autoreferenzialità delle prospettive sociologiche, accresciuta dall’esistenza di riviste scientifiche che accolgono prevalentemente o soltanto contributi pertinenti ad una specifica prospettiva, alcune di queste prospettive paiono meglio conosciute di altre o avere maggior richiamo. La già menzionata “teoria del conflitto” (che è una prospettiva teorica piuttosto che un teoria) è richiamata in particolar modo, implicitamente o esplicitamente, negli studi d’ispirazione marxista delle classi sociali (notevoli esempi si trovano nelle pubblicazioni di Eric Olin Wright and Loic Wacquant). Non tutta la sociologia che condivide questa prospettiva è, tuttavia, d’ispirazione marxista. Ricerche d’ispirazione weberiana si sono soffermate, in particolare, su conflitti derivati da richieste o pretese di riconoscimento di maggiore onore sociale, contro ripulse da parte di ceti più avvantaggiati in tal senso. Prospettiva assai diversa è quella, anch’essa già menzionata, dell’Interazionismo Simbolico. In questa prospettiva trovano impiego concetti estranei alla prima, quali capacità simboliche degli attori, formazione del sé, definizione della situazione, interpretazione del suo senso mediante gesti significativi nel corso d’interazioni, assunzione del ruolo di altri attori. Oltre alle prospettive teoriche – quelle ora menzionate ed altre – la teoria sociologica contemporanea continua il suo tradizionale impegno di delucidazione dei testi di classici della disciplina. A questo impegno si sono accompagnati notevoli tentativi di autori contemporanei – quali Giddens, Habermas, Schutz e Latour, fra altri pure degni di menzione – che hanno rinnovato e reinterpretato la tradizione dei classici sociologici con opere di grande originalità ed influenza. Alcuni di questi autori, come Habermas e Giddens, hanno inteso richiamarsi a più prospettive teoriche al tempo stesso, mentre Latour ha respinto con la sua opera l’intera tradizione sociologica.

Quali sono le scuole e le correnti di pensiero o i singoli studiosi a Suo avviso più significativi per la comprensione della società contemporanea?
La risposta necessariamente riflette l’orientamento sociologico di chi risponde, che può essere marxista, weberiano, neo-funzionalista, interazionista-simbolico, fenomenologico ed altro ancora. Molti inoltre sono gli eclettici, come il già menzionato Giddens. Vi è, ciononostante, un relativo – ma nient’affatto completo – consenso circa la rilevanza, per la comprensione della società attuale, della prospettiva conflittuale e di quella interazionista-simbolica, tra loro peraltro assai diverse. Fra gli autori classici, forse il più richiamato è Weber, che sembra esercitare influenza anche su autori marxisti. Il mio personale invito è, tuttavia, di non chiudersi dinanzi a prospettive ed autori classici non corrispondenti al proprio orientamento.

Sandro Segre (n. 1945) ha conseguito un Dottorato in Sociologia presso la New York University (1978). Ha insegnato Sociologia all’Università di Genova come Professore Ordinario. I suoi principali campi d’interesse riguardano la teoria sociologica classica e contemporanea. Tra pubblicazioni estere più recenti, uscite in Italia con l’Editore Carocci, si segnalano: Talcott Parsons. An Introduction (2012); Contemporary Sociological Thinkers and Theories (2014); Introduction to Habermas (2014); Business Groups and Financial Markets (2015); Bauman, Elias and Latour on Modernity and Its Alternatives (2020, in via di pubblicazione).

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