Le teorie delle comunicazioni di massa e la sfida digitale, Sara Bentivegna, Giovanni Boccia ArtieriProf.ssa Sara Bentivegna, Lei è autrice con Giovanni Boccia Artieri del libro Le teorie delle comunicazioni di massa e la sfida digitale edito da Laterza: alla luce della rivoluzione digitale, che ne è delle teorie classiche della comunicazione?
Il grande impatto esercitato dai media digitali su molteplici aspetti della nostra vita e l’enfasi quotidianamente attribuita a essi potrebbero, in prima battuta, far pensare a un sostanziale arretramento se non, addirittura, a un’archiviazione delle classiche teorie delle comunicazioni di massa. In questa direzione, potrebbe spingere la consapevolezza sempre più diffusa della portata del processo in corso, ovvero della demassificazione della comunicazione, intesa tanto come conseguenza della diffusione dei personal media che dell’abbondanza comunicativa che caratterizza la contemporaneità. Superato, però, il primo momento necessario a prendere atto delle trasformazioni in corso, un’analisi puntuale dei processi comunicativi non può che condurre a una più cauta e meditata lettura. Una lettura, cioè, orientata a individuare e valutare i punti di continuità e discontinuità rispetto alle tematiche “classiche” dello studio dei media. Tra queste, la più importante è certamente quella degli “effetti”, da sempre al centro dell’attenzione di tutte le teorie comunicative. Ebbene, se riflettiamo sulle trasformazioni introdotte dai media digitali nel campo degli effetti dei media non possiamo non riconoscere la sostanziale “tenuta” della gran parte delle teorie classiche. A titolo esemplificativo, si pensi ai meccanismi della selettività, che oggi ci aiutano a capire il fenomeno delle echo chamber, oppure alle ragioni che ci spingono al silenzio in presenza di una percezione di un clima di opinione maggioritario valutato come difforme e distante dalle proprie opinioni. In entrambi i casi citati, legacy media e media digitali continuano, sia pure su fronti diversi e con modalità diverse, a offrire occasioni comunicative ed esercitare pressioni ambientali. E le teorie classiche della comunicazione continuano, con gli adattamenti necessari, a costituire ottimi strumenti interpretativi dei processi comunicativi.

Quale impatto hanno sulla società i media digitali?
Quasi impossibile dare una risposta a una domanda simile in poche battute. I media digitali intervengono su molteplici ambiti della vita comunicativa degli individui: da quello della produzione a quello del consumo. In termini sintetici, possiamo dire che grazie ai media digitali siamo tutti nella condizione, ammesso che ne abbia voglia, di produrre e consumare comunicazione. Di indossare, in breve, i panni del prosumer, ovvero di colui che produce e consuma al contempo.

I mass media manipolano l’opinione pubblica? In quali modi?
Piuttosto che di manipolazione io parlerei di formazione. Che, ovviamente, può tradursi o trasformarsi in una sorta di manipolazione. Tanto per citare uno degli assunti fondativi della teoria dell’agenda setting, non vi è alcun dubbio circa il fatto che i media siano nella condizione non tanto di dirci cosa pensare ma intorno a cosa pensare. Potrebbe sembrare una sfumatura di poco conto ma non lo è affatto e, anzi, è estremamente utile anche per capire la rilevanza di alcune tematiche nel contesto di discussione pubblica in Italia in questo momento. Si pensi, per esempio, allo scarto significativo che corre tra il reale impatto (in termini numerici) del fenomeno migratorio e la percezione del problema che circola tra i cittadini italiani. Il confronto puntuale tra i numeri reali e le stime di presenza calcolate dai cittadini indicano con grande chiarezza una percezione distorta della questione. Si tratta di una distorsione che può essere ricondotta a una rappresentazione della realtà offerta dai media nel loro complesso (per intenderci, tanto dei media tradizionali che dei media digitali), che quotidianamente rappresentano un paese nel quale si susseguono gli sbarchi e nel quale aumenta la sensazione di insicurezza a causa di azioni o atti di criminalità riconducibili agli immigrati. Non solo l’immigrazione diventa il “tema” centrale nel dibattito pubblico; esso diventa anche una lente attraverso la quale guardare le relazioni tra individui, introdurre nuove forme di differenziazione sociale. Insomma, costruire un racconto del mondo nel quale attori e parti in commedia ricalcano un copione noto.

Con il passaggio al digitale stiamo assistendo alla costruzione di nuove forme di propaganda?
Stiamo assistendo a un ampliamento dei soggetti che possono contribuire a creare e far circolare forme propagandistiche. Se nel passato, per esempio, i soggetti nella condizione – e con l’intenzione – di diffondere messaggi propagandistici erano facilmente individuabili come professionisti al servizio dei soggetti politici o di altri attori, oggi, tutti possono produrre e diffondere messaggi propagandistici. Il vero elemento nuovo ha a che fare con l’ampliamento attoriale coniugato con maggiori opportunità di dare vita a forme espressive a sostegno di un soggetto, partito o tema.

Come leggere fenomeni come le fake news, le echo chambers o la polarizzazione dei pubblici online?
Si tratta di fenomeni diversi che, tuttavia, spesso, vengono presentati come sovrapponibili se non, addirittura, come facce della stessa medaglia. Vi è da aggiungere, poi che non si tratta di fenomeni nuovi ma di fenomeni che godono oggi di una grande attenzione. Le fake news, per esempio, sono sempre esistite, costruite per sostenere una causa o attaccare gli avversari. Ciò che di nuovo caratterizza la versione contemporanea delle fake news è la facilità della loro costruzione, il coinvolgimento di molti soggetti e, addirittura, l’opportunità di ricavarne un guadagno economico. Oggi, tutti possono costruire e diffondere una fake news relativamente agli argomenti più diversi. Le vicende del gruppo di giovani cittadini di uno sperduto paese della Macedonia durante la campagna elettorale di Trump, per esempio, testimoniano la facilità di costruzione delle fake news nonché il significativo ritorno in termini economici. Accanto a tali episodi, ve ne sono altri che possono essere ricondotti a specifici intenti di perturbazione della vita politica di alcuni paesi, pianificati e organizzati con modalità che potrebbero essere definite professionali. Per quel che riguarda i fenomeni delle echo chamber e della polarizzazione, è possibile ritrovare significativi antecedenti nel concetto di omofilia, formulato dalla sociologia intorno agli Anni Cinquanta, ovvero nella propensione di interagire con soggetti con caratteristiche simili. Anche in questo caso, quindi, non si tratta di un fenomeno nuovo ma di un fenomeno che, oggi, si afferma e manifesta con maggiore chiarezza alla luce delle opportunità offerte agli individui nei processi di autosegregazione all’interno delle camere dell’eco. In altri termini, oggi è certamente più facile, alla luce dell’abbondanza comunicativa che caratterizza il nostro tempo, accedere pressoché esclusivamente a informazioni coerenti con i nostri punti di vista (o con i nostri gusti), escludendo del tutto ciò che risulta discordante. Alla luce della moltiplicazione delle echo chamber che è possibile costruire nel web, si intuisce come i fenomeni di polarizzazione si sviluppino e si affermino con grande facilità.

Come si è evoluto il pubblico?
Nell’attuale ecosistema mediale il pubblico è cambiato in maniera significativa, mettendo in crisi modelli interpretativi e strategie di ricerca consolidate. Non a caso, oggi si parla della figura del prosumer che sintetizza tanto quella del consumatore che quella del produttore di contenuti. Ed è esattamente questa la novità più significativa che costringe a una netta revisione di vecchi schemi interpretativi.  Per usare l’espressione di Manuel Castell, il pubblico oggi si è trasformato in una audience creativa, che produce autocomunicazione di massa, ovvero un prodotto che tiene insieme tanto le comunicazioni di massa che quelle personali. Il pubblico non solo è diventato in grado di produrre; è diventato, anche, in grado di costruirsi palinsesti personalizzati muovendosi agilmente tra devices e piattaforme diverse. Anche quando il pubblico non è impegnato in attività di produzione di comunicazione, esso è impegnato in forme di consumo inedite, prive dei vecchi vincoli e sempre più espressione di un progetto individuale.