“Le schegge” di Bret Easton Ellis

Le schegge, Bret Easton Ellis, trama, riassunto, recensioneQuando nel 2019 ha fatto la sua apparizione sugli scaffali delle librerie Bianco, il primo libro di non fiction di Bret Easton Ellis, le critiche non sono mancate: e certo, alcune apologie di suoi tweet venati di black humour e provocazioni gratuite possono risultare ombelicali, autoassolutorie e non richieste, così come molte delle pagine di analisi politica e sociologica alla fine non sono altro che impressioni personali non supportate da chissà quali sottili elucubrazioni intellettuali; eppure, soprattutto nella sua prima parte, il libro offre al lettore non solo alcune interessanti chiavi di lettura per rileggere la produzione narrativa di Ellis, ma anche un assaggio di un possibile futuro romanzo: «qualche accenno al passato, a quell’ultimo anno alle superiori, omicidio mascherato da suicidio, a qualcuno che millantava di essere qualcun altro, un attore».

Ora, a quattro anni da Bianco, quel possibile futuro romanzo è realtà: s’intitola Le schegge (traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi, pp. 752, € 23,00) e sancisce il ritorno di Bret Easton Ellis alla narrativa dopo un’attesa lunga tredici anni. È anche un ritorno alla Los Angeles di inizio anni ’80, la stessa del libro d’esordio dell’autore, quel Meno di zero che nel 1985 gli diede successo globale e lo rese, a soli ventun anni, il cantore della generazione Mtv. Un libro di culto che a distanza di quasi quarant’anni mantiene intatto il suo fascino e che nelle Schegge compare quando ancora è poco più che un’idea. Già perché come in Lunar Park (2005) – secondo Luca Briasco «il più postmoderno, autoreferenziale e irresistibile dei suoi romanzi» – il protagonista delle Schegge è proprio Bret Ellis, all’ultimo anno di liceo, alle prese da un lato con l’accettazione della propria omosessualità, dall’altro con quella della propria vocazione, la scrittura, che lo renderà tra gli autori più famosi, controversi e cool degli ultimi quarant’anni.

Insieme a lui i suoi amici e compagni di scuola della Buckley, un liceo privato per privilegiati dove tutti sono giovani, belli e ricchi; guidano macchine sportive, vestono polo Ralph Lauren color pastello, indossano Wayfarer, bevono, fanno sesso, si drogano, insomma si godono la gioventù losangelina nell’Impero, come Ellis chiama gli Stati Uniti appena entrati nell’era Reagan (il libro è ambientato nell’autunno del 1981): ci sono Thom Wright e Susan Reynolds, re e reginetta della scuola; Deborah Schaffer, fidanzatina di Bret e figlia di un famoso produttore hollywoodiano; e poi Matt Kellner che fuma un po’ troppa erba e Ryan Vaughn che gioca a football e per cui Bret ha un debole. Una normale combriccola di adolescenti, «bambini superficialmente sofisticati», che frequentano l’ultimo anno di liceo, i cui genitori, se ci sono, sono o ubriachi o spesso fuori per lavoro (nei libri di Ellis i padri sono sempre assenti; quando sono presenti, come in Lunar Park, lo sono da morti). Tutto nella norma, insomma, e infatti Bret vede «profilarsi […] un ultimo anno di liceo abbastanza esente da complicazioni», un anno «così facile e semplice da affrontare». Questo fino all’arrivo di un nuovo compagno di scuola: Robert Mallory, bellissimo e misterioso ragazzo proveniente da Chicago che sconvolge il presunto equilibrio del gruppo e insieme al quale fa il suo ingresso sulla scena anche un violento serial killer, soprannominato il Pescatore a Strascico per motivi che lasciamo scoprire alla curiosità dei lettori.

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Le schegge
  • Ellis, Bret Easton (Autore)

Il tutto viene raccontato dall’Ellis del presente che afferma nelle prime pagine di aver trovato finalmente il coraggio di raccontare questa storia, dopo che i precedenti tentativi si erano rivelati infruttuosi o addirittura dannosi: «dopo aver scritto alcune pagine di appunti sui fatti accaduti in quell’autunno del 1981 […] fui preda di un attacco d’ansia tanto forte da farmi finire in piena notte al pronto soccorso del Cedars-Sinai». La tensione, che percorre in crescendo tutto il libro, è predisposta dunque fin dall’inizio di questo volume da più di settecento pagine. E in questo sta forse la differenza tra Le schegge e i precedenti romanzi dell’autore: qui Ellis dimostra di aver raggiunto una maturità stilistica e una padronanza della gestione della tensione sapiente al punto da non incappare in alcune accelerazioni improvvise che, a giudizio personale, rovinavano il pur ottimo Lunar Park. Il ritmo è più calcolato, la prosa più elegante, le frasi più lunghe, i dialoghi meno invasivi. E si vede che Ellis è a suo agio nell’ambientazione losangelina degli anni ’80: Bret vive sulla Mulholland Drive, circonfusa della stessa luce sinistra dell’omonimo film di David Lynch, sono continui i riferimenti alla musica del periodo – gli Ultravox, Donna Summer, Elvis Costello, gli Specials – alla letteratura (Joan Didion e Stephen King) e ai film, da L’impero colpisce ancora a Shining. D’altronde il passato ha «un significato capace di definirti per sempre» e forse sono proprio gli anni ’80 protagonisti dei suoi primi tre libri ad aver definito Ellis per l’eternità: la Los Angeles di Meno di zero (1985), la vita a Camden, college nel New Hampshire, di Le regole dell’attrazione (1987) e soprattutto la New York yuppie di American Psycho (1991).

Ma sarebbe errato descrivere Ellis solo come un autore capace di raccontare un’epoca. Non che sia poco, sia chiaro, però altrettanto rilevante nella produzione dell’autore è la sperimentazione sul rapporto tra verità e finzione: anche qui come in Lunar Park abbiamo a che fare con l’autofiction e Bret veste i doppi panni dell’autore-personaggio. In Imperial Bedrooms (2010) la finzione si mescola al vero: Clay, protagonista di Meno di zero, torna a fare capolino tra le pagine di Ellis e lo fa parlando proprio dell’esordio dell’autore: «Su di noi avevano fatto un film. Il film era tratto da un libro scritto da una persona che conoscevamo. […] Venne catalogato come romanzo, ma solo pochi dettagli avevano subito modifiche e i nostri nomi erano quelli veri e non conteneva nulla che non fosse accaduto veramente». Anche nelle Schegge Ellis ci assicura che ciò che sta raccontando è accaduto veramente: stiamo dunque leggendo un true crime, genere che va per la maggiore soprattutto tra le serie tv e i podcast. E infatti il romanzo nasce come podcast durante la pandemia: ogni due settimane l’autore leggeva un capitolo agli abbonati al suo canale e non mancano su internet, ovviamente, teorie sull’identità dei personaggi e del serial killer…

Ma l’identità nei libri di Ellis è un concetto liquido: «sei una perfetta caricatura di te stesso», così inizia Lunar Park; in Glamorama (1998) il protagonista, Victor Ward, è un modello che fugge in Europa e, venendogli mostrate foto contraffatte in cui compie crimini di cui non ha alcun ricordo, confonde progressivamente la propria identità; in American Psycho tutti gli yuppies che popolano la Wall Street di metà anni ’80 si somigliano al punto da non riconoscersi e confondersi l’uno con l’altro. Nelle Schegge Bret indossa più maschere: la relazione con Debbie, e dunque la sua eterosessualità, è una maschera; l’uniforme della Buckley è indossata come un costume di scena; l’apatia, caratteristica dei personaggi di Ellis – in Vienna, prima canzone a comparire nel romanzo, gli Ultravox cantano “this means nothing to me” – è celata dalla recitazione, quando il Bret reale fa spazio al «Bret visibilmente partecipe». È una società dell’apparenza quella abitata dai personaggi di Ellis e in questo libro questo concetto ritorna più volte: «nessuno si mise in posa sul serio – perché stiamo già posando, mi dissi». Ma a furia di indossare una maschera, ci si scorda di toglierla: «la recitazione diventava la realtà e influenzava ogni cosa in un modo che sembrava positivo. In effetti, era preferibile alla realtà».

E chi meglio di uno scrittore per sfuggire alla realtà? In questa vicenda che sembra ovattata dai confusi contorni di un sogno il personaggio di Bret è ossessionato dal Pescatore a Strascico e Robert Mallory, inizia a fare collegamenti tra gli omicidi del serial killer e il nuovo compagno di scuola, ma è sulle tracce della verità o è solo uno scrittore? Più volte se lo chiede, tra un’ingestione di Quaalude e una di Valium: «Senti cose che non ci sono. È questo che fa uno scrittore». Perché Le schegge non è solo un grande romanzo di tensione e ricerca metaletteraria, ma è anche un libro sulla formazione di uno scrittore, su un ragazzo che diventa adulto e dice addio all’innocenza dell’adolescenza, sul lasciare un mondo per trasferirsi in un altro. Un trasferimento che Bret ha fretta di fare, perché si sente fuori posto. Come il Clay di Meno di zero e lo Sean delle Regole dell’attrazione, nelle Schegge Bret non vede l’ora di andare avanti. Ma al passato non si sfugge.

Edoardo Sanzovo

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