“Le risorse cartografiche: definizione, storia, catalogazione” di Laura Manzoni

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Le risorse cartografiche: definizione, storia, catalogazione, Laura ManzoniLe risorse cartografiche: definizione, storia, catalogazione
di Laura Manzoni
Editrice Bibliografica

«Laura Manzoni presenta uno studio originale, organico e rigoroso sulla definizione, la storia e la catalogazione delle risorse cartografiche, colmando un vuoto nella letteratura biblioteconomica italiana e non solo. Il volume deriva dalla tesi di dottorato in Studi storici delle Università di Firenze e Siena ed è articolato in cinque capitoli. Nella Nota terminologica in premessa, l’autrice esamina i vari modi con cui i prodotti cartografici sono stati e sono chiamati – documento cartografico, materiale cartografico, carta geografica, globo, atlante ecc. – e motiva l’adozione contemporanea nel lessico biblioteconomico internazionale della locuzione risorse cartografiche, formulazione impiegata, per esempio, da RDA, Resource Description and Access. Nel primo capitolo, Manzoni propone una sintesi storiografica tramite la comparazione di diverse prospettive interpretative per definire la natura delle risorse cartografiche. Dedica particolare attenzione a The history of cartography curata da John Brian Harley e David Woodward, il cui primo volume è stato pubblicato nel 1987; l’opera costituisce tuttora un riferimento indispensabile per lo studio della cartografia e per aver aperto una nuova prospettiva nella concezione delle mappe. Nel secondo capitolo l’autrice ricostruisce un’attenta ed enciclopedizzante storia della cartografia nel mondo occidentale, dalla preistoria ai giorni nostri, con attenzione all’evoluzione dei modelli di descrizione o rappresentazione del mondo e ai contesti storici che hanno costituito le loro cornici culturali, simboliche, pragmatiche e antropologiche. Le principali trasformazioni si sono prodotte in epoca contemporanea in seguito allo sviluppo della fotografia aerea, delle tecnologie satellitari e dei Geographic Information Systems (GIS). Essi hanno conosciuto un grande sviluppo nella forma online di WebGis e, oltre a essere utilizzati a scopo conoscitivo e di studio scientifico del territorio, costituiscono la base di numerose applicazioni e servizi geospaziali messi a disposizione da società come Google, riscuotendo grandissimo successo. Ne sono un esempio Google Maps e Google Earth, servizi digitali utilizzati quotidianamente da milioni di persone per raggiungere una destinazione, per ricevere informazioni sul traffico, per visitare virtualmente una città. La disponibilità digitale di informazioni ha creato uno spazio inedito e smisurato per la cartografia; non c’è sito che non presenti riferimenti geospaziali; anche i nuovi modelli catalografici attribuiscono sempre più importanza ai luoghi associati alle entità che compongono l’universo bibliografico e i cataloghi di nuova generazione, come il progetto francese data.bnf.fr, prevedono link alla carta della città di nascita e di morte di un autore, alle località a esso associate, ai luoghi di produzione e pubblicazione di un’opera.

La parte storica è essenziale nell’economia del libro in quanto permette di far comprendere al lettore la complessità del tema e le difficoltà nel pervenire a una definizione condivisa di risorsa cartografica capace di comprendere le varie tipologie di rappresentazione terrestre e celeste che sono state prodotte nel tempo. L’excursus, pertanto, consente al lettore di acquisire le conoscenze storiche e tecniche necessarie per poter passare ai capitoli dedicati alla catalogazione descrittiva (Capitolo 3), all’indicizzazione semantica (Capitolo 4) e alla classificazione delle risorse cartografiche (Capitolo 5). La conoscenza della storia e delle caratteristiche della risorsa sottoposta ad analisi descrittiva è, infatti, determinante per la qualità del prodotto catalografico; sono due facce del medesimo processo: conoscenza della risorsa, conoscenza degli strumenti di catalogazione. […]

I capitoli dedicati alla catalogazione sono i più complessi e innovativi del volume. In Italia mancava una riflessione e, anche a livello internazionale gli studi dedicati al tema sono pochi; rilevante è il fascicolo speciale di “Cataloging and classification quarterly” intitolato Maps and related cartographic materials: cataloging, classification, and bibliographic control, a cura di Mary Lynette Larsgaard edito nel 1999.

I primi paesi a interessarsi alla catalogazione delle risorse cartografiche, a partire dalla fine del Settecento, sono stati la Germania, gli Stati Uniti e l’Inghilterra, seguiti dalla Francia e, solo alla fine dell’Ottocento, dall’Italia. I dibattiti nati in seno alle diverse comunità bibliotecarie rallentarono la definizione di standard di riferimento nazionali e internazionali; i primi emanati, come dimostra Manzoni, non erano neppure convincenti e pertanto ebbero un’accoglienza negativa. Ulteriori difficoltà derivarono dalla scarsa conoscenza delle risorse cartografiche, per molto tempo reputate dai bibliotecari una categoria inferiore rispetto a quelle librarie. Solo intorno alla fine del Novecento le carte geografiche conservate all’interno di biblioteche, archivi e musei suscitarono l’interesse degli studiosi e si iniziò ad avvertire l’urgenza di catalogare e rendere fruibile questo importante patrimonio.

Tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento vennero elaborati numerosi modelli di scheda, simili nella definizione degli elementi descrittivi, ma differenti nella scelta dell’accesso; esso era costituito di volta in volta dall’autore, dall’area geografica o dal titolo dell’opera. A partire dagli anni Quaranta si tentò di unificare i modelli all’interno di codici nazionali. Le Cataloging rules: author and title entries del 1949 dedicano il Capitolo 8 alle risorse cartografiche, mentre le Anglo-American Cataloguing Rules del 1967 uniformano ulteriormente le pratiche di catalogazione negli Stati Uniti e in Inghilterra. In Italia la prima normativa di riferimento è l’Appendice II delle Regole per la compilazione del catalogo alfabetico per autori nelle biblioteche italiane del 1956.

Nel frattempo, alcune agenzie bibliografiche avevano deciso d’includere le risorse cartografiche all’interno della bibliografia nazionale; tra queste, per un breve periodo, vi fu l’Italia. Tra il 1915 e il 1924, infatti, il Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa dedicò alla cartografia una sezione specifica; la Bibliografia nazionale italiana la censì dal 1958 al 1962, ma soltanto all’interno delle cumulazioni annuali; furono pubblicati 9 volumi. Si trattava di un controllo bibliografico importante, la cui memoria, incredibilmente, era andata perduta fino al momento della ricerca di Manzoni. Si deve, infatti, alla sua tenacia indagatrice se la notizia è tornata alla luce. […]

ISBD(CM), Cartographic Material, è stato il primo standard internazionale rivolto interamente alla cartografia. Esso ha costituito un modello fondamentale per l’elaborazione di tutte le norme successive, come le AFNOR Z 44-067 francesi del 1981, le RAK-Karten tedesche del 1987 e il Capitolo 3 delle AACR2 del 1978.

Il principale riferimento attuale per la catalogazione delle risorse cartografiche è RDA, standard edito nel 2010 e aggiornato in continuazione, in particolare nel 2020. Esso presenta una struttura diversa rispetto agli standard precedenti: è basato sul modello concettuale IFLA LRM, non dedica più un capitolo o una sezione al trattamento delle risorse cartografiche, ma associa a ciascuna entità una serie di attributi e di relazioni che la identificano. Nel 2011 era stata pubblicata ISBD Edizione consolidata, di cui è in corso una revisione che prevede integrazioni per la descrizione della cartografia celeste. […]

Anche l’indicizzazione semantica si è sviluppata tardivamente e con numerose difficoltà derivanti dalla necessità di rappresentare con una stringa di soggetto tutti gli aspetti che caratterizzano una risorsa cartografica dal punto di vista del contenuto e della presentazione formale. Il soggetto di una carta geografica coincide in genere con l’area rappresentata. Tuttavia, nelle carte tematiche esso corrisponde al fenomeno rappresentato dalla mappa, rispetto al quale l’area geografica svolge un ruolo complementare, ma è la carta geografica a essere descritta. Attualmente vengono utilizzati vocabolari e thesauri di carattere generale, come le Library of Congress Subject Headings (LCSH) e il Nuovo soggettario. Inoltre, sono stati creati thesauri e dataset cartografici appositamente concepiti per operare nel contesto del web semantico, come il Getty Thesaurus of Geographic Names (TNG) e GeoNames che stanno acquisendo sempre maggiore consenso. […]

Le classificazioni di carattere generale, come la DDC, l’UDC, la LCC, contengono notazioni specifiche per le risorse cartografiche, ma esistono strumenti specifici come la classificazione elaborata da Samuel W. Boggs e Dorothy C. Lewis, i sistemi ideati da Edward J. Parson e dall’American Geographical Society, schemi, gli ultimi due, che, tuttavia, non hanno conosciuto una grande diffusione a livello mondiale e non sono aggiornati con regolarità.

La lettura del volume, pertanto, fornisce alle diverse comunità di studio e di ricerca una presentazione ottimale delle tematiche storiche e catalografiche relative alle risorse cartografiche tramite una pluralità di punti di vista disciplinari contigui e rispetto ai quali sarebbe auspicabile una ancora più ampia apertura interdisciplinare.»

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