“Le Riduzioni gesuite del Paraguay. Missione, politica, conflitti” di Gianpaolo Romanato

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Prof. Gianpaolo Romanato, Lei è autore del libro Le Riduzioni gesuite del Paraguay. Missione, politica, conflitti edito da Morcelliana: come si sviluppò storicamente l’esperienza delle Riduzioni gesuite del Paraguay?
Le Riduzioni gesuite del Paraguay. Missione, politica, conflitti, Gianpaolo RomanatoCon l’espressione Riduzioni intendiamo le missioni che i gesuiti organizzarono nel Sud America tra XVII e XVIII secolo per evangelizzare e incivilire la popolazione indigena dei Guaranì. Si svilupparono in un territorio molto ampio, oggi diviso tra Paraguay, Argentina e Brasile. Riduzioni perché i Guaranì venivano “ridotti” da pagani in cristiani e da nomadi in stanziali. Furono un esperimento assolutamente straordinario, non a caso gestito dall’Ordine religioso culturalmente e politicamente più potente: la Compagnia di Gesù. L’idea di isolare gli indigeni dagli spagnoli e di riunirli in villaggi nacque nei governanti iberici e nei religiosi constatando il rapidissimo crollo demografico che stava avvenendo nelle popolazioni locali, che rischiava di portarle all’estinzione. La prima riduzione gestita dai gesuiti fu avviata a Juli, una località in riva al Lago Titicaca, a 4000 metri di altezza, negli ultimi decenni del ‘500. Ma l’sperimento prese forma e dimensioni del tutto nuove quando i gesuiti, sciamando nei luoghi più lontani e sconosciuti dell’impero americano, arrivarono nell’odierno Paraguay e individuarono nei Guaranì la popolazione più idonea ad essere civilizzata e cristianizzata. Il Paraguay era il punto di maggior frizione fra spagnoli e portoghesi, che dalla costa atlantica premevano verso ovest minacciando di sottrarre al governo di Madrid tutto l’immenso bacino del Rio de la Plata. Le Riduzioni riuscirono così ad accontentare sia l’ardore missionario dei gesuiti sia le necessità politiche degli spagnoli di presidiare il confine. I Guaranì, a loro volta, furono indotti ad entrare in queste missioni perché il governo spagnolo garantì a chi vi entrava l’esenzione dall’encomienda, il lavoro coatto al servizio dei coloni cui erano tenute le popolazioni locali, e ne affidò il governo ai gesuiti, trasformandole praticamente in un territorio autonomo, una sorta di enclave nell’immenso Impero spagnolo. Di qui la definizione con cui spesso sono indicate: “Repubblica gesuita del Paraguay”. L’esperimento partì all’inizio del ‘600 e per una cinquantina d’anni visse una vita faticosa, per via delle continue aggressioni dei portoghesi brasiliani che attaccavano le missioni e deportavano verso San Paolo i Guaranì per utilizzarli come manodopera schiava. I gesuiti contrattaccarono in due modi, trasferendo e riorganizzando le missioni in un territorio più piccolo e meglio gestibile, tra Paraguay, Argentina e Brasile di oggi, a valle delle celebri cascate di Foz de Iguaçù, e armando i Guaranì, cosa che non fu affatto semplice, perché il governo spagnolo temeva che poi questi usassero le armi contro gli stessi spagnoli e i vertici della Compagnia di Gesù inorridivano all’idea che i gesuiti si trovassero a capo di contingenti armati. Ma le circostanze furono più forti di queste obiezioni e le Riduzioni, riorganizzate e dotate di armi da fuoco, poterono finalmente espandersi e prosperare, rintuzzando le scorrerie portoghesi fino a farle cessare. Il periodo di espansione della “Repubblica guaranitica” comprende dunque la seconda metà del ‘600 e la prima metà del ‘700, circa un secolo.

Come erano organizzate le Riduzioni?
Nel momento della massima espansione le Riduzioni furono 30, con una popolazione complessiva di circa 150.000 Guaranì. Erano distribuite su un territorio, a cavallo dei fiumi Paranà e Uruguay, grande un po’ più della Valle Padana. Ciascuna Riduzione era condotta da due o tre gesuiti, non di più. L’aspetto urbanistico era il medesimo in tutte: una grande piazza quadrata al centro con le abitazioni dei guaranì in fila su tre lati e, sul quarto lato, chiesa, casa dei padri, edifici comuni e magazzini, cimitero. Attorno ad esse era il vuoto, campi liberi a perdita d’occhio, adibiti alle coltivazioni agricole necessarie al sostentamento e all’allevamento del bestiame, dato che i Guaranì sono descritti come insaziabili divoratori di carne bovina. Gli edifici furono costruiti prima in legno e paglia, al modo indigeno, poi progressivamente si passò alla pietra, anche per evitare il rischio degli incendi. L’uso della muratura rese tutto più complesso, soprattutto per la copertura delle chiese, gli edifici più grandi, e la Compagnia di Gesù mandò dall’Europa i suoi migliori architetti – Giuseppe Bressanelli e Giovanni Battista Primoli sopra tutti – che dovettero risolvere, nelle Riduzioni e nelle città argentine che cominciavano ad allargarsi (Buenos Aires e Córdoba), infiniti problemi tecnici e costruttivi. Le Riduzioni furono un complesso civile e sociale integrato e intercomunicante in cui le attività artigianali e produttive dettero una buona resa e portarono chi ci viveva ad un livello di vita probabilmente più alto di quello di gran parte delle città spagnole del cono sud. La crescita demografica (è l’unica parte del Sud America in cui gli indios conobbero crescita e non calo della popolazione) fu bloccata dalle periodiche epidemie di vaiolo, contro le quali la medicina del tempo nulla poteva e che falcidiavano gli indigeni, totalmente privi di difese immunitarie. Bisogna aggiungere che vari prodotti riduzionali venivano smerciati in Europa, attraverso il porto di Buenos Aires: soprattutto il cuoio ricavato dalla macellazione del bestiame. L’esperimento così ben riuscito fu riprodotto più a nord, in Bolivia, nella regione della Chiquitania (oggi l’est boliviano, dipartimento di Santa Cruz de la Sierra), presso altre popolazioni indigene. Un aspetto emerso solo di recente è l’ottimo livello della perizia musicale cui i gesuiti seppero portare gli indios, ai quali insegnarono a fabbricare gli strumenti. Una tradizione che in Bolivia è rimasta fino ad oggi, come ho potuto constatare io stesso, quando andai a visitare le riduzioni chiquitane, che sono quelle meglio conservate, le cui chiese sono state perfettamente restaurate e riportate alla bellezza originaria. Gran parte del complesso riduzionale dell’Argentina, Paraguay, Brasile e Bolivia è stato proclamato dall’Unesco patrimonio dell’umanità e oggi rappresenta il lascito forse più importante e originale del periodo coloniale nell’America meridionale.

Quale giudizio formulano gli storici sulle Riduzioni gesuite?
Le Riduzioni suscitarono già quando esistevano un dibattito appassionato, che interessò la migliore cultura europea, da Lodovico Muratori a Voltaire. Anche gli illuministi dovettero riconoscere che i gesuiti avevano costruito qualcosa di grande, quasi incredibile. Poi le Riduzioni furono abbandonate e molte furono distrutte, poi dirò perché. Ma anche nell’Ottocento i viaggiatori più avventurosi che arrivarono nell’area riduzionale (basti citare Paolo Mantegazza) scrissero che qui era stata scritta una pagina importante e nobile nella storia dell’umanità. Poi nel ‘900 sono state pubblicate le fonti (tutte di parte gesuita, purtroppo i Guaranì non hanno lasciato testimonianze) che hanno permesso di ricostruire fin nei dettagli il quadro di ciò che erano. Nel secondo dopoguerra, parallelamente al recupero architettonico delle loro rovine (purtroppo le Riduzioni dei Guaranì sono ridotte a rovine, anche se grandiose, mentre quelle della Chiquitamia sono conservate molto meglio), sono entrate nel raggio di interesse della storiografia, soprattutto latino-americana (in lingua sia spagnola sia portoghese), e ormai disponiamo di un’amplissima bibliografia, che studia, anche attraverso l’iniziativa di periodici congressi, tutti gli aspetti molteplici che rendono le Riduzioni un unicum in tutta la storia americana prerivoluzionaria: linguistici, economici, antropologici, geografici, culturali, religiosi, politici, diplomatici. Possiamo considerarle un geniale esperimento di cooperazione allo sviluppo perfettamente riuscito. Oggi sono uno dei temi più studiati dalla storiografia latino-americana.

Nella storia latino-americana le Riduzioni sono una pagina importante anche politicamente: per quale motivo?
Le Riduzioni si trovarono proprio nel cuore delle tensioni tra spagnoli e portoghesi per il controllo del territorio e furono permesse dal governo di Madrid in funzione del contenimento delle pressioni portoghesi. È probabile che senza queste missioni una parte rilevante del bacino della Plata apparterrebbe oggi al Brasile e parlerebbe portoghese anziché spagnolo. Dopo che i gesuiti furono autorizzati ad armare gli indios, i Guaranì furono impiegati anche per sedare alcune rivolte interne e divennero, di fatto, truppe ascare al servizio del governo madrileno. Un po’ alla volta quindi le Riduzioni, che sottraendo manodopera indigena ai coloni e godendo di privilegi ed esenzioni che nessun altro aveva si erano inimicate fin dal loro sorgere l’ambiente coloniale tanto spagnolo quanto portoghese, si trovarono del tutto indifese e isolate, garantite soltanto dal governo, politicamente in una situazione di crescente precarietà. Quando poi spagnoli e portoghesi si accordarono e definirono i confini dei due imperi americani (Trattato di Madrid del 1750) una parte delle Riduzioni dovette essere sacrificata e ne derivò la sanguinosa Guerra guaranitica, debellata manu militari. Nel frattempo l’avanzare della cultura illuminista e giurisdizionalista indebolì la Compagnia di Gesù fino alla sua soppressione prima in Portogallo e poi in Spagna, e nei relativi domini d’oltremare. La fine della Compagnia, che nel 1773 fu soppressa anche canonicamente dalla Santa Sede segnò la fine delle Riduzioni, che perdettero i loro tutori e furono progressivamente abbandonate. Il territorio riduzionale poi fu investito in pieno dalle guerre che portarono alla nascita delle odierne repubbliche sudamericane e gran parte degli edifici furono distrutti, saccheggiati, trasformati in caserme, riciclati per altri usi. Solo nel ‘900 ci si accorse dell’importanza che avevano avuto e cominciò una faticosa opera di recupero, in funzione del loro significato storico e anche dello sfruttamento turistico che ne poteva derivare, resa possibile da finanziamenti internazionali e anche dall’interesse che hanno suscitato nella cultura internazionale. Oggi tutto il territorio riduzionale, che è proprio al centro del Merco Sur, pur diviso tra Argentina, Paraguay e Brasile, conserva la toponomastica di allora e si chiama, anche amministrativamente Misiones (Missões in portoghese). Il passato lo unisce più di quanto il presente lo divida.

Gianpaolo Romanato ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università di Padova e di Trieste-Gorizia. Tra le sue pubblicazioni: Pio X (Rusconi, 1992); L’Africa nera fra Cristianesimo e Islam. L’esperienza di Daniele Comboni (1831-1881) (Corbaccio, 2003); L’Italia della vergogna nelle cronache di Adolfo Rossi (1857-1921) (Longo, 2010); Un italiano diverso. Giacomo Matteotti (Longanesi, 2010); Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (Lindau, 2014).

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