“Le grandi donne di Roma antica” di Sara Prossomariti

Dott.ssa Sara Prossomariti, Lei è autrice del libro Le grandi donne di Roma antica edito da Newton Compton: che ruolo avevano le donne nell’antica Roma?
Le grandi donne di Roma antica, Sara ProssomaritiIl mio saggio, dedicato alle Grandi donne dell’antica Roma ha proprio questo obbiettivo, cercare di comprendere quale fu il ruolo della donna nell’antichità. Ci sono volute più di trecento pagine per stabilirlo e questo per un semplice motivo, non tutte hanno avuto lo stesso ruolo. Come sappiamo la storia dell’antica Roma è molto lunga, i romani hanno avuto modo di festeggiare i mille anni dalla fondazione dell’Urbe, per cui è difficile parlare del ruolo della donna nell’antica Roma senza prima sottolineare che esistono tante “Roma” diverse. C’è quella del periodo monarchico, quella della prima repubblica, quella della tarda repubblica, la Roma imperiale e quella tardo antica. Abbiamo quindi almeno cinque diverse fasi nel corso delle quali il ruolo della donna è cambiato profondamente, passando da procreatrice a cittadina attiva.

A permettere questa evoluzione sono stati alcuni cambiamenti fondamentali verificatisi nel corso dei secoli: l’arrivo degli schiavi, il diritto all’istruzione e il diritto ad ereditare. L’arrivo degli schiavi ha comportato per le donne la fine del ruolo di responsabile unica della casa. Molte delle attività un tempo appannaggio delle donne vengono ora svolte dagli schiavi. La possibilità di studiare, cosa che contraddistingue la donna romana da molte altre, è fondamentale per poter diventare parte attiva di una società come anche quella di possedere delle ricchezze. Insomma, indipendenza economica e culturale sono da sempre gli elementi fondamentali per ottenere l’autonomia.

Sono tante le donne che si sono potute permettere di uscire fuori dagli schemi grazie al loro potere economico e alla consapevolezza delle loro capacità.

Non potremmo mai paragonare una Lucrezia con una Livia perché si tratta di donne vissute in momenti completamente diversi e dotate di armi completamente diverse. L’intento di questo saggio è proprio far comprendere al grande pubblico, anche quello dei non addetti ai lavori, quali cambiamenti sono avvenuti nel corso del tempo e perché. È fondamentale capire il perché delle cose, solo così si riesce a comprendere davvero a fondo un determinato evento. La storia non deve essere un elenco sterile di nomi e date, informazioni che, una volta usate per un’interrogazione volano via dalla nostra memoria. La storia deve essere compresa, se la si comprende la si conosce meglio e la si ricorda più a lungo.

Abbiamo donne che hanno cercato di rappresentare al meglio quello che la società voleva da loro, altre che invece si sono ribellate cercando di cambiare le cose. Queste ultime sono ovviamente le più interessanti e quelle che, ahimè, sono state travolte da quella che oggi definiremmo la macchina del fango. Messalina era davvero un’adultera, una specie di ninfomane? Chi è che ci fornisce informazioni sul suo conto? Chi era davvero questa donna? Sono queste le domande alla base di questo saggio. Domande lecite e fondamentali per capire davvero le donne che hanno fatto la storia di Roma e il loro ruolo nella società dell’epoca.

Mentre nel caso degli uomini abbiamo diverse fonti a disposizione da analizzare, nel caso delle donne ne abbiamo molte di meno e sono quasi sempre molto faziose ovviamente. Non abbiamo fonti di donne che ci parlano di altre donne ma solo di uomini, il che rende tutto più complesso. Nonostante ciò, si riesce a seguire una pista e a comprendere la parabola evolutiva compiuta dal cosiddetto sesso debole tra il 753 a.C. e la caduta dell’Impero Romano.

Quali figure femminili, a Suo avviso, hanno inciso maggiormente sulla storia di Roma?
Le figure che hanno inciso maggiormente sulla storia di Roma sono, a mio avviso, quelle che hanno cercato di cambiare le cose. Alcune di loro hanno avuto successo, altre no ma poco importa, perché hanno provato a uscire fuori dal recinto che era stato costruito attorno a loro. Prendiamo ad esempio la famosa Clodia, che dopo essere rimasta vedova decise di non risposarsi e godersi la vita. Fino ad allora non risposarsi era considerato un pregio, a patto che la donna rimanesse “univira”, cioè che non avesse altri uomini. Clodia, invece, diventa una specie di vedova allegra e questo è imperdonabile. Un uomo può condurre una vita del genere ma una donna no.

C’è poi Terenzia, la moglie di Cicerone, che osa addirittura scegliere il marito per sua figlia all’insaputa del suo consorte; Giulia Maggiore che aspira al soglio imperiale, Giulia Domna che si occupa della corrispondenza del figlio. Siamo di fronte a donne che fanno cose che non andrebbero fatte e riescono a sopravvivere in ambienti ostili molto più del previsto. Cercare la figura storica dietro queste donne che il più delle volte la storia ricorda per questioni di gossip non le rende assolutamente meno accattivanti.

La signora indiscussa resta però Livia. Con lei il ruolo della donna cambia completamente, anche se gradualmente. Con lei siamo a un giro di boa e, infatti, le donne vissute prima di lei non sono minimamente paragonabili a quelle vissute dopo di lei. Si dice sempre che Augusto, avendo capito che i romani non erano pronti per una monarchia, avesse lasciato loro credere di vivere ancora in una repubblica, cosa di fatto non vera. Livia non è molto diversa da suo marito. La donna ha capito che gli uomini del suo tempo non sono ancora pronti per una donna indipendente e attiva politicamente e così agì d’astuzia. Lasciò credere a tutti di essere la matrona perfetta: procreatrice, sempre un passo indietro al marito e addirittura ben disposta a tessere le vesti del consorte, mentre, invece, era tutt’altro che la classica matrona.

Giulia, la figlia di Augusto fu eliminata proprio perché aveva tentato di forzare troppo la situazione mentre Livia, nell’ombra apriva una crepa nella quale si sarebbero inserite altre donne fino ad arrivare a Teodosia.

Le Sabine rendono possibile lo sviluppo della neonata città: quale eco hanno lasciato nella storia romana le progenitrici del popolo romano?
Spesso impariamo a scuola delle storie, delle leggende, senza però soffermarci sui dettagli e cercare di capire meglio. Sappiamo che Roma fu fondata da Romolo e altri uomini ma nessuno sembra mai porsi il problema di come una società, composta di soli uomini, potesse pensare di andare oltre la prima generazione. È un problema serio. Le Sabine sono la soluzione a questo problema.

Purtroppo, al di fuori del famoso episodio del ratto delle Sabine sappiamo poco di queste donne e niente resta nei secoli che seguono la morte di Romolo e di Tito Tazio. Sono però fondamentali per collegare la storia di Roma con quella dei greci e non di greci qualsiasi ma gli spartani. Secondo la tradizione, infatti, i sabini sarebbero discendenti degli spartani, i guerrieri più famosi dell’antica Grecia.

Delle sabine sappiamo poco, un po’ per carenza di fonti, un po’ perché non hanno ricoperto altro ruolo se non quello di procreatrici. Si sono sottomesse a quello che era il ruolo loro imposto e non hanno creato grossi problemi. Anzi, si sono anche proposte come intermediarie tra il loro popolo e quello dei loro nuovi mariti per permettere una riconciliazione. Insomma, hanno accettato il loro destino, rispettando i mariti e i padri. Tutto questo però le ha destinate a un parziale oblio. Si ricordano i nomi di pochissime di loro, infatti.

Analizzando le fonti è palese che gli autori antichi parlano delle donne solo quando è conveniente e cioè quando le donne in questione possano fungere da esempio. Ci sono esempi positivi come appunto le Sabine, Lucrezia, Cornelia la madre dei Gracchi, e poi ci sono le varie Messalina, Agrippina e Giulia che sono tutto quello che una donna non dovrebbe essere. Il problema è che, pur non volendo, gli autori antichi hanno reso le seconde molto più affascinanti delle prime conferendo loro una fama eterna.

La vicenda di Lucrezia segnò l’atto di fondazione della Repubblica: quali simbologie si legano nella sua storia?
La storia di Lucrezia segna uno di quei momenti di passaggio di cui parlavamo poco fa. Si passa dalla monarchia alla repubblica, un evento importantissimo per i romani ma purtroppo non per le romane. Lucrezia, infatti, è l’emblema di quello che gli uomini avrebbero voluto fossero le donne.

Siamo di fronte a una matrona che dimostra al marito e ai suoi uomini la sua fedeltà e correttezza anche quando l’uomo di casa è assente. Eppure, questo non basta. Nel momento in cui viene violentata, perché di violenza si tratta, si uccide pur non essendo responsabile di quanto accaduto.

Lucrezia per Roma è fondamentale ma per le donne romane rappresenta una vera e propria prigione.

Non dimentichiamo che un tempo le bambine venivano cresciute ascoltando miti, leggende ma anche e soprattutto le storie delle grandi donne di Roma per cui Lucrezia diventava per loro un modello di comportamento. Un modello che andrebbe stretto a chiunque per quanto perfetto e inarrivabile.

Ogni personaggio della storia di Roma, come pure ogni evento, può assumere una simbologia diversa a seconda della prospettiva dalla quale lo si osserva. Al giorno d’oggi siamo più propense a “tifare” per quelle donne che hanno cercato di cambiare le cose, quelle che si sono ribellate, anche quelle sessualmente libere. Prendiamo proprio Lucrezia ad esempio. Se raccontate la sua storia a delle ragazzine del giorno d’oggi difficilmente riusciranno a capire le sue scelte e a condividerle. Se, invece, aveste parlato di questa donna con donne della generazione della mia bisnonna sarebbe stato ben diverso. Ecco perché è importante contestualizzare, capire una determinata cosa quando è avvenuta e in che contesto.

Molte donne degli imperatori sono divenute leggendarie: quali di esse hanno avuto maggior potere?
Non è semplice rispondere a questa domanda perché bisogna prima capire cosa si intende per potere. Se per potere intendiamo qualcosa di ufficiale, sicuramente Galla Placidia è una delle più potenti poiché, essendo stata la reggente dell’impero al posto del figlio, ha ricoperto un ruolo molto importante. Di fatto però era in balia dei comandanti barbari che guidavano l’esercito romano ai suoi tempi, per cui non era molto libera di agire.

Se, invece, parliamo di potere concreto e meno ufficiale dobbiamo tornare ancora una volta a Livia. La moglie di Augusto agì quasi indisturbata e intervenne in questioni molto importanti. Fu politicamente attiva come molte altre donne della prima fase imperiale anche se di fatto nessuna di loro ebbe modo di candidarsi alle elezioni o di votare.

Le più potenti sono state sicuramente quelle contro le quali si sono accanite le fonti. Più gli autori antichi perdono tempo a descrivere le loro nefandezze, sessuali e non, più dobbiamo immaginarle potenti. La macchina del fango serve proprio a questo, nascondere dietro una montagna di melma qualcosa di ben diverso.

Giulia Maggiore non era un’adultera, o comunque non solo, era una donna a capo di quello che oggi potremmo definire un partito. Messalina non era una meretrice ma di fatto aveva assunto un potere tale che per arrivare a Claudio bisognava passare da lei. Agrippina, dopo tante avversità, riesce a mettere sul trono suo figlio che in teoria avrebbe avuto ben poche possibilità di diventare imperatore.

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