Le due vite di Lucrezia Borgia. La cattiva ragazza che andò in Paradiso, Andrea Santangelo, Lia CeliDott. Andrea Santangelo, Lei è autore con Lia Celi del libro Le due vite di Lucrezia Borgia. La cattiva ragazza che andò in Paradiso edito da UTET: chi era davvero Lucrezia Borgia?
Bella domanda. Era la figlia di un papa molto discusso, Alessandro VI, e di una locandiera assai brava in affari e in amore, Vannozza Cattanei. Inoltre era la sorella, tra gli altri, di colui che ispirò Il Principe a Niccolò Machiavelli. Lucrezia si sposò prima con uno Sforza, poi con un principe Aragona e infine con il duca di Ferrara. Con legami famigliari del genere era impossibile non passare alla storia, ma lei ci riuscì anche e soprattutto per meriti suoi. Era infatti una donna dotata di grande fascino, di acuta intelligenza, di grande sensibilità artistica e di una naturale grazia che colpiva chiunque le si avvicinasse.

Le cronache coeve la descrivono come moglie e madre provetta, protettrice dei poveri e ispiratrice di letterati e artisti: come nasce allora la sua leggenda nera?
La leggenda nasce immediatamente dopo la caduta del potere borgiano in Italia. I tanti nemici che i Borgia si erano fatti in cinquant’anni di potere riversarono allora fiumi di veleno nella storiografia cinquecentesca (basti pensare a Guicciardini). Questi temi (per usare un eufemismo) furono poi ripresi e ampliati senza alcun ritegno nel XIX secolo dagli autori romantici, che cercavano eroi ed eroine dark per le loro opere. La nostra idea di Lucrezia Borgia, dunque, si basa ben poco sulle fonti e sui documenti di XVI secolo, ma per lo più sui lavori ottocenteschi come quelli di Dumas padre, Victor Hugo e Gaetano Donizetti. Tutti di fantasia, basati solamente sulle maldicenze degli avversari dei Borgia. D’altronde fa vendere di più una storia di potere, sangue e sesso che quella di una brava moglie e madre, costretta dalla famiglia e dalla società del tempo a essere poco più di una pedina dinastica.

A Lucrezia Borgia sono state attribuite le peggiore nefandezze: figlia di papa Alessandro VI, fu addirittura accusata di relazione incestuosa col pontefice suo padre. Come nacque tale diceria?
Nacque in seguito al fallimento del primo matrimonio di Lucrezia con Giovanni Sforza, il signore di Pesaro. I Borgia necessitavano di un’alleanza con gli Aragona e dal momento che Giovanni non era riuscito ancora ad avere un figlio da Lucrezia, papa Alessandro VI chiese e ottenne il divorzio imponendo la clausola dell’impotenza dello Sforza. Lui provò a opporsi, esibì diverse prove della sua virilità (tra cui la prima moglie morta di parto) e chiese addirittura di poter avere un rapporto sessuale con sua moglie davanti a una sorta di giuria neutrale, ma alla fine per le pressioni dello zio, Ludovico il Moro, che non voleva inimicarsi il pontefice per un parente di secondo piano, dovette capitolare. Firmò le carte del divorzio, ma si vendicò andando in giro a dire a che Lucrezia non era di certo vergine come dicevano gli atti notarili, ma da tempo aveva rapporti sessuali con il padre e con il fratello Cesare. Questa maldicenza ebbe molta fortuna e fu ripresa in seguito da autori come Sannazzaro, Priuli, Matarazzo e Guicciardini, motivo per cui in Italia girava la battuta che Lucrezia fosse “figlia, moglie e nuora di papa”.

Quali vicende segnarono la vita di Lucrezia?
Lucrezia ebbe una vita alquanto travagliata. Assisté personalmente a congiure, intrighi, tradimenti, duelli, assassini, esecuzioni e strane morti per misteriose malattie. Tutte esperienze segnanti. Considerata la sua intera esistenza, però, direi che le vicende che più la toccarono nel profondo furono l’assassinio davanti a lei del suo secondo marito, Alfonso d’Aragona, da parte di un fedele servitore di suo fratello Cesare (don Michelotto Corella) e l’abbandono del suo primogenito Rodrigo allorquando dovette sposarsi per la terza volta. Continuerà a prendersi cura a distanza del bambino, ma non lo vedrà più. Rodrigo d’Aragona morirà di malattia a soli 13 anni, gettando nello sconforto più totale la madre lontana.

Quale rapporto la legò al fratello Cesare, il famigerato Valentino?
Lucrezia era innamorata dei suoi fratelli maggiori, Juan e Cesare, e perdonava loro tutte le “marachelle” che le facevano. Anche quando Cesare si dimostrò violento e prepotente, Lucrezia continuò sempre a perdonarlo. Ovviamente, quando divenne il mandante dell’uccisione del secondo amatissimo marito il rapporto tra i due fratelli si incrinò. Ma allorquando, morto Alessandro VI, il Valentino cadde in disgrazia e passò diversi anni in una prigione spagnola, Lucrezia, allora duchessa di Ferrara, tentò in tutti i modi di ottenere la grazia e la libertà per il fratello, scrivendo accorate petizioni al re di Spagna e agli potenti d’Europa. Inoltre continuò a scrivere regolarmente al duca del Valentinois. Cosa che invece non faceva con il fratello minore Jofré, che pure non le aveva mai ucciso qualcuno a lei caro. Il giorno che venne a sapere dell’eroica morte in battaglia di Cesare, Lucrezia pianse lacrime sincere.

Come si concluse la parabola di Lucrezia?
Lucrezia morì il 24 giugno 1519 qualche giorno dopo aver dato alla luce una bambina, Isabella Maria d’Este. Era il suo diciassettesimo parto. Come duchessa di Ferrara, Lucrezia era amatissima dai suoi sudditi. Ascoltava ogni giorno le richieste del popolo e si spendeva in prima persona per il benessere dei ferraresi. Gli Este avevano fatto un grande acquisto portandosela in casa. Divenuta terziaria francescana, al suo funerale fu pianta da tutti: famigliari, politici, ambasciatori, religiosi, intellettuali e soprattutto dal popolino. Davvero un gran cambiamento per quella che in tanti avevano frettolosamente definito “una puttana spagnola”. Una maestra di intrighi, delitti e veleni. Forse nessuna donna della storia è stata più calunniata di Lucrezia Borgia. Esistono probabilmente due Lucrezie, due vite, due diverse storie. O forse no.

La figura di Lucrezia Borgia è certamente divenuta un mito immortale, consacrato dal successo letterario: come l’hanno raccontata nei secoli artisti e letterati?
Dopo una prima fase in cui la propaganda antiborgiana l’ha fatta da padrone, come era naturale fosse una volta decaduto in Italia il potere dei Borgia, nel XVII e XVIII secolo Lucrezia passò un po’ nel dimenticatoio. Fu nel XIX secolo che i Borgia e soprattutto la bella Lucrezia furono protagonisti di centinaia di libri e decine di canzoni, opere liriche, melodrammi e commedie grandguignolesche. I protagonisti perfetti per le cupe atmosfere romantiche dei feuilletton dell’epoca. L’avvento del cinema poi ha portato nuova linfa al filone sesso-violenza-intrigo tanto caro all’editoria ottocentesca. Speriamo che il nostro libro serva a dissipare almeno un poco la tanta confusione che ancora aleggia attorno a questo strepitoso personaggio storico. Libro che abbiamo cercato di scrivere, come nostro solito, in modo divertente, scanzonato e pop, secondo la dottrina della storioterapia, la branca non ufficiale della medicina che ci aiuta a guarire dai nostri malanni con la conoscenza della storia.

Andrea Santangelo, storico militare e archeologo, si occupa di divulgazione storica a più livelli: con i libri, con i corsi di storioterapia e di cultura strategica, con un programma radiofonico. Ha pubblicato 20 monografie e una cinquantina di articoli di storia. Le sue ultime uscite editoriali sono: Cesare Borgia, le campagne militari del cardinale che divenne Principe (Salerno 2017), L’Italia va alla guerra. Il falso mito di un popolo pacifico (Longanesi, 2017, Premio Cerruglio 2018) e Le due vite di Lucrezia Borgia, la cattiva ragazza che andò in Paradiso (con Lia Celi, Utet, 2019).