“Le Chiavi e la Tiara. Immagini e simboli del papato medievale” di Agostino Paravicini Bagliani

Le Chiavi e la Tiara. Immagini e simboli del papato medievale, Agostino Paravicini BaglianiLe Chiavi e la Tiara. Immagini e simboli del papato medievale
di Agostino Paravicini Bagliani
Viella

«Come il papato contemporaneo, anche i papi del Medio Evo si sono serviti di immagini e di simboli per affermare e sostenere la loro azione. Immagini e simboli sono inscindibili dalla vita di una istituzione come quella del papato, che durante tutto il Medio Evo è stato un creatore straordinariamente efficace in termini di autorappresentazione.» Lo studio prende le mosse dall’analisi della statua di Bonifacio VIII che si conserva nella basilica di San Giovanni in Laterano. «Il pontificato di papa Caetani, l’ultimo del secolo XIII, occupa infatti un posto di assoluto rilievo nella storia del simbolismo papale. Non a caso, il titolo di questo libro si ispira al busto di papa Caetani che si trova oggi nelle Grotte vaticane ed è la prima statua di un papa che porta le Chiavi e la Tiara. Con l’ultimo pontificato del Duecento si concludeva veramente un secolo di intensissima creatività di immagini e simboli, che è forse rimasta insuperata nella storia del papato. Ed è proprio di questa creatività che ci vorremmo occupare in queste pagine. Ci è sembrato infatti opportuno passare in rassegna il corpus di immagini (affreschi, mosaici, statue, gioielli, ma anche simboli e gesti) prodotte dai papi che si sono succeduti tra Innocenzo III e Bonifacio VIII per vedere se e come immagini e simboli abbiano accompagnato e sostenuto o persino accelerato la straordinaria ascesa istituzionale, politica ed ecclesiologica del papato duecentesco.

Il papa è il successore di Pietro. Ma che cosa rivelano i gesti, le immagini e simboli che il papato usa nel Duecento in riferimento a Pietro? In che modo il riferimento a Pietro sostiene le «prerogative della Cattedra» (per usare una terminologia che diventa frequente nel corso del basso Medio Evo e nell’epoca moderna per definire la funzione papale), ossia le pretese politiche ed ecclesiologiche di un papato che assurge a perno centrale della Chiesa universale? Dai secoli XI-XII in poi, il papa diventa «Vicario di Cristo». Vi sono immagini che riflettono una così fondamentale evoluzione istituzionale, forse la più importante nella storia bimillenaria del papato?

In quello stesso periodo il papato fa suoi simboli e riti di origine imperiale. È un fenomeno di vaste proporzioni che gli storici amano definire «imitazione dell’Impero» (imitatio imperii). Ma che cosa ci insegnano a questo proposito le immagini che ci vengono dal Duecento? I simboli imperiali vengono accettati tali e quali dal papato o subiscono modifiche e reinterpretazioni? Infine, il discorso – retorico e rituale – sulla caducità della persona fisica del papa, così forte dalla Riforma gregoriana in poi, ha avuto un riflesso nel Duecento sulla rappresentazione della morte in ambito pontificio?

Sono domande centrali, la cui risposta viene qui ricercata […] non tanto nei testi che ci parlano della visione che i papi del Duecento hanno avuto della loro funzione, ma soprattutto nel corpus di immagini cui essi avevano affidato il compito di visualizzare la loro idea di papato.»

«Ci eravamo infatti chiesti se le immagini create dai papi del secolo XIII fossero il riflesso di una qualche particolare creatività, e quali fossero state le motivazioni – politiche ed ecclesiologiche – che ne avevano suggerito la nascita. […] Le Chiavi erano state per secoli un attributo esclusivo di san Pietro. […] Alla fine del Duecento, Bonifacio VIII (1294-1303) ordina ad Arnolfo di Cambio di realizzare una statua in cui papa Caetani (riprodotto con la sua fisionomia) impugna – ed è una vera e propria novità – le Chiavi. E le mani che impugnano le Chiavi sono straordinariamente identiche a quelle del San Pietro bronzeo che ancora oggi i fedeli venerano nella basilica vaticana, baciandone i piedi… Ma anche per la tiara, il Duecento è il secolo delle grandi innovazioni. Innocenzo III distingue con chiarezza la tiara dalla mitra; nei primi decenni del Duecento, sotto uno dei suoi immediati successori (Gregorio IX, 1227-1241), le fonti ci parlano con altrettanta insistenza di una tiara con duplice diadema; e alla fine del secolo, Bonifacio VIII «inventa» il triregno.

Per la storia della tiara, il Duecento non è interessante soltanto per quanto riguarda gli aspetti legati alla sua struttura formale. Come in un nessun altro periodo della storia della tiara, la «corona del papa» fu allora sottomessa a importanti e quasi continue reinterpretazioni simboliche. Se per Innocenzo III il papa porta la tiara in signum imperii, per Bonifacio VIII la tiara è invece il simbolo dell’unità della Chiesa e della plenitudo potestatis del pontefice romano, intesa nella sua più larga accezione. Il triregno bonifaciano esprime la regalità del papa, in termini spirituali e temporali. […]

Questo straordinario interesse per la tiara ci ricorda che proprio durante il Duecento l’incoronazione del papa diventa elemento rituale costitutivo e prioritario, rispetto al tradizionale «possesso» lateranense. Il fatto poi che la prima incoronazione papale ad essere stata oggetto di una raffigurazione visiva sia quella di Bonifacio VIII non è coincidenza fortuita. È una novità iconografica che va ascritta al singolarissimo interesse di quel papa per il mondo simbolico pontificio, un interesse che dimostra come Bonifacio VIII fosse sempre alla ricerca di una legittimazione del suo essere papa.

Una prima conclusione generale potrebbe dunque essere la seguente: attraverso le immagini, i gesti e i simboli che abbiamo potuto esaminare più da vicino in queste pagine, il papato duecentesco ha sostenuto e accompagnato, e ovviamente anche «pubblicizzato», la rinnovata coscienza della propria centralità. È per questo motivo che grazie a immagini, gesti e simboli i papi del Duecento «dialogano» con la Chiesa romana. […] Indubbiamente, il ravvicinamento simbolico del papa con Pietro è un elemento fondamentale di questa creatività iconografica e simbolica, che si esprime anche attraverso nuovi oggetti (l’anello del pescatore). […] il papa si identifica sempre più con Pietro per essere sempre più vicino a Cristo. L’immagine conferma e conforta l’evoluzione ecclesiologica in corso. Il papa è ormai (l’unico) Vicario di Cristo, ossia l’immagine visibile di Cristo in terra. […] è naturale che soltanto allora affiori l’interpretazione simbolica delle vesti bianca e rossa del papa, che sono i colori della Chiesa romana, ma anche cristici, e si imponga progressivamente la raffigurazione visiva del papa rivestito del manto rosso e della veste bianca. Un’immagine che è rimasta praticamente immutata fino ai nostri giorni.

Ma il Duecento «inventa» i colori bianco e rosso del papa anche per sostenere una purificazione simbolica della persona fisica del papa. Il colore bianco della veste «interna» del papa simbolizza la sua innocenza di vita (Guglielmo Durando). […] Proprio perché nel Duecento è viva l’attenzione al problema della dissociazione tra persona fisica e persona istituzionale del papa, appaiono le prime immagini riguardanti la caducità e la morte, sempre in relazione al pontefice romano. […]

Insomma, questa straordinaria creatività iconografica e simbolica è al servizio di una visione di papato che abbiamo via via seguito lungo questo nostro itinerario all’interno del mondo iconografico e simbolico del papato duecentesco. Il papa si identifica con Pietro per essere sempre più l’immagine di Cristo in terra e l’incarnazione della Chiesa romana. La lotta con l’impero spinge il papato ad ampliare le proprie pretese in termini di sovranità temporale, per cui il papa finisce per autodefinirsi «vero imperatore». Infine, la straordinaria affermazione ecclesiologica e politica del papato romano duecentesco ha bisogno di un contrappeso: di qui il dibattito sulla dissociazione tra persona fisica e persona istituzionale, che si prolunga nella rappresentazione visiva della caducità e della morte.

Un altro elemento va subito sottolineato, ossia la continua trasformazione simbolica in atto. Come non vedere infatti che simboli di origine spirituale vengono reinterpretati e adattati per sostenere il potere temporale del papa e viceversa. La tiara, da signum imperii (Innocenzo III) diventa simbolo di unità della Chiesa (Bonifacio VIII). […] Sotto questo aspetto, la creatività simbolica del papato duecentesco gioca su tutti i piani, trasformandosi continuamente per potersi adattare alle vicissitudini e alle pretese ecclesiologiche e politiche del papato.»

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