“Le biblioteche nel sistema del benessere. Uno sguardo nuovo” a cura di Chiara Faggiolani

Prof.ssa Chiara Faggiolani, Lei ha curato l’edizione del libro Le biblioteche nel sistema del benessere. Uno sguardo nuovo, pubblicato da Editrice Bibliografica: perché si può affermare che le biblioteche sono un mezzo per il benessere e la qualità della vita di tutti noi e di chi verrà dopo?
Le biblioteche nel sistema del benessere. Uno sguardo nuovo, Chiara FaggiolaniIl libro parte da un presupposto importante ovvero il riconoscimento della relazione strettissima – dimostrata dalle evidenze anche dell’OMS – tra partecipazione culturale attiva, benessere e qualità della vita. Le biblioteche come infrastruttura culturale di prossimità si posizionano in questa cornice, rappresentando un “punto di riferimento” fondamentale per le persone che le frequentano per la crescita culturale propria e della propria famiglia. Queste non sono parole mie ma sono i dati che ricaviamo dall’importante indagine La biblioteca per te promossa da Rete delle Reti e Associazione italiana biblioteche con la direzione scientifica di BIBLAB – Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche dell’Università di Roma Sapienza, che può essere considerata la più vasta indagine realizzata in Italia sul ruolo della biblioteca pubblica nella vita delle persone che la frequentano, orientata al benessere e alla qualità della vita dei cittadini. Il report pubblicato da Sapienza Università Editrice in accesso aperto è scaricabile da qui: https://www.editricesapienza.it/node/8076

Il libro propone uno sguardo nuovo – come il sottotitolo promette – interdisciplinare prima di tutto, proprio intorno a questi temi, tenendo ovviamente sullo sfondo come paradigma di riferimento quello espresso dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat.

Di cosa si occupa la biblioteconomia sociale?
Ci tengo a sottolineare che il libro propone un approccio sistemico e questo è reso possibile proprio dal lavoro fatto dai venti autori coinvolti. Come ci ricorda Donatella H. Meadows «Il confine giusto per riflettere su un problema raramente coincide con il confine di una disciplina accademica. Idealmente, dovremmo avere la flessibilità mentale per trovare il confine appropriato a ogni nuovo problema».

È quello che abbiamo cercato di fare grazie al coinvolgimento di colleghi, studiosi, professionisti stupendi che hanno messo a disposizione la propria sensibilità per riflettere sulla complessità delle biblioteche: dalla geografia alla biblioteconomia, dal management alla statistica.

Dal punto di vista biblioteconomico, le biblioteche possono essere considerate come un sistema di per sé – è la prospettiva naturale – ma nello scenario attuale è fondamentale inquadrarle chiaramente come elementi di sistemi più ampi: per esempio il sistema della cultura, il sistema della salute, il sistema della formazione, il sistema della città ecc. In questa visione le biblioteche non sono mai fini a sé stesse, ma sono inquadrate come un nodo, un elemento utile per la buona tenuta degli altri sistemi in relazione alla loro funzione: per esempio per la crescita culturale, sociale, civile delle persone, della società tutta. Questa è la visione espressa nel paradigma della “biblioteconomia sociale” al quale questo volume inevitabilmente aderisce e rispetto al quale vuole offrire una occasione di riflessione.

La biblioteconomia sociale è una declinazione, una evoluzione per me inevitabile della disciplina. Potremmo chiamarla anche in altro modo: interpretativa per esempio. A me piace valorizzare questo attributo “sociale” perché permette di esplicitare l’apparato metodologico di riferimento ma anche il fine ultimo.

Il punto di vista che è necessario assumere – che dovrebbero adottare prima di tutto gli addetti ai lavori – è quello di comprendere, misurare e comunicare come le biblioteche possano aiutare a fronteggiare le sfide sociali con le quali tutti noi come cittadini siamo chiamati a confrontarci, valorizzando il loro core business di servizio culturale (anche a seconda della diversa tipologia): l’apprendimento continuo, l’innovazione culturale, il contrasto ai divides e agli analfabetismi – quello funzionale, quello di ritorno, quello emotivo, gravissimo problema della nostra contemporaneità, specialmente dopo i due anni vissuti all’insegna del distanziamento sociale – l’inclusione sociale, lo sviluppo di comunità ecc.

Ecco, dunque, che le attività di ricerca che intendono indagare la relazione che le persone hanno con le biblioteche oggi dovrebbero essere orientate a rispondere a una domanda che suona più o meno così: a quale interesse collettivo possono rispondere le biblioteche nella contemporaneità?

La biblioteconomia sociale tenta di rispondere a questa domanda.

In che modo le biblioteche agiscono come infrastruttura culturale a supporto della società e qual è l’impatto generato nella vita delle persone?
Poco fa ho evocato l’indagine La biblioteca per te. Ho detto che si tratta della più vasta indagine realizzata in Italia sull’impatto delle biblioteche pubbliche. L’indagine ha previsto dal 9 dicembre 2020 al 31 marzo 2021 la somministrazione di un questionario – attraverso canali esclusivamente bibliotecari (siti, social delle biblioteche, newsletter, ecc.) – con il quale sono entrate in contatto 67.250 persone. Di queste, il 94,55% ha dichiarato di frequentare le biblioteche e il 5,45% di non farlo. Numeri abbastanza impressionanti se consideriamo l’impatto assolutamente marginale che le biblioteche hanno in Italia in termini puramente quantitativi: come abbiamo avuto modo di apprendere dall’ultimo Rapporto BES nell’ultimo anno solo il 7,4% degli Italiani sembra averle frequentate. Ma proprio guardando a questi dati insieme forse possiamo comprendere qualcosa in più.

Come ricordano Paola Dubini e Alberto Monti nel libro le biblioteche hanno un vero fan club: un gruppo di persone che può fornire una chiave di lettura importante per capire come la biblioteca sia percepita e sul tipo di accoglienza che può essere realizzata, anche in funzione delle diverse caratteristiche sociodemografiche. Il fan club infatti, svolge, una serie di attività diverse, a partire però da una attenzione alla propria crescita personale e intellettuale e a quella di chi sta intorno.

Per i policy maker, i decisori e per gli altri operatori culturali è utile sapere che il fan club delle biblioteche è composto da persone che danno un valore profondo alla conoscenza. Dal punto di vista anagrafico il fun club è adulto, i giovani (fino ai 24 anni) sembrano non sentire la mancanza delle biblioteche. Su questo dovremmo molto riflettere.

Qual è lo stato di salute delle biblioteche italiane?
La risposta non può essere netta perché non esiste effettivamente una medietà.

Grazie al lavoro straordinario dei colleghi dell’Istat Alessandra Federici e Fabrizio Maria Arosio che realizzano il censimento delle biblioteche arrivato alla terza annualità sappiamo che 2.869 comuni italiani sono privi di una biblioteca e che la maggior parte di essi si trova nel Mezzogiorno e nel Nord Ovest (rispettivamente il 40,3% e il 37,2%). 7,5 milioni di abitanti, ovvero il 12,6% della popolazione italiana, di fatto sono esclusi dalle opportunità che questi luoghi riservano determinano uno squilibrio che è fortemente concentrato in alcune aree del paese, dal momento che il 60,5% dei cittadini che non hanno una biblioteca nel proprio comune vivono nel Mezzogiorno. Questa carenza si accompagna e si somma a ulteriori fattori di deprivazione culturale e insiste su territori marginali e periferici anche rispetto ad altri canali di partecipazione culturale. Nel 41% dei comuni privi di biblioteche non è presente nemmeno una libreria dove poter acquistare libri o altri prodotti editoriali, un museo, un monumento o un sito archeologico da visitare[1]. Se crediamo davvero che la partecipazione culturale attiva e la lettura siano mezzi fondamentali per il benessere e la qualità della vita sentiamo di fronte a questo dato la pelle d’oca.

Ovviamente se proviamo a girare il caleidoscopio sappiamo anche che in 795 comuni italiani la biblioteca rappresenta l’unica istituzione culturale esistente sul territorio, l’unico spazio fisico pubblico in cui circa un milione e 300.000 cittadini possono fruire di servizi culturali. A queste strutture guarderei con particolare interesse e cura.

Cosa rivela l’analisi delle letture effettuate nelle biblioteche italiane nel triennio 2018-2020?
Ovviamente non poteva mancare nel libro una riflessione attenta sulla lettura. Giovanni Solimine propone nel suo saggio una visione come al solito ampia e illuminante proprio su questo tema.

Il nodo in questo caso è il ruolo delle biblioteche nel “sistema del libro e della lettura” a partire da una indagine realizzata dalla fondazione Bellonci che non ha precedenti per le sue dimensioni e che per la prima volta ha studiato a livello nazionale cosa leggono gli utenti delle biblioteche di base in Italia.

Non voglio anticipare i risultati, in questo contributo viene raccontata la lettura in biblioteca come emerge dall’analisi delle letture effettuate nelle biblioteche italiane nel triennio 2018-2020, con l’obiettivo di approfondire la specificità del ruolo esercitato dai servizi bibliotecari, in particolare quelli delle biblioteche pubbliche di base, nel panorama delle pratiche di lettura nel nostro paese. Quattro sono le questioni alle quali viene dedicata una specifica riflessione: lo scostamento della lettura in biblioteca rispetto al mercato librario; i condizionamenti territoriali; l’impatto dei premi letterari e delle attività promozionali; gli effetti del digitale. Tutti temi centrali.

Che relazione esiste tra cultura e salute?
Come dicevo la relazione è forte e assolutamente evidente. Il libro propone un saggio dedicato proprio alle biblioteche e al welfare culturale di Annalisa Cicerchia, Catterina Seia, Vittoria Azzarita, con la collaborazione di Caterina Federico. Le autrici entrano nel merito della cruciale relazione tra cultura e salute, oggetto di numerose ricerche e fortemente attenzionata anche dalla Nuova agenda per la cultura della Commissione europea, che traccia un percorso inedito, allargando la sfera di attenzione delle politiche culturali ai cosiddetti crossovers, ovvero alle interazioni tra la partecipazione, la pratica, e la produzione culturale con ambiti di politiche esterni, un tempo percepiti come debolmente interconnessi, in primis salute e benessere, educazione, coesione sociale e innovazione. Le autrici in particolare hanno condotto un approfondimento sul ricco insieme di evidenze raccolte nel Rapporto 67/2019 dell’Oms, per restituirne i principali risultati documentati in merito alla lettura e alle attività legate alle biblioteche pubbliche, capaci di offrire, per la loro accessibilità e carattere amichevole, sostegno a diversi gruppi sociali.

Quali stereotipi persistono attorno alla figura del bibliotecario e quali opportunità di cambiamento si offrono a questa professione?
Con questa domanda avete centrato l’incredibile ossimoro che stiamo vivendo. A fronte di queste importanti riflessioni circa il ruolo delle biblioteche nel sistema del benessere il bibliotecario, il professionista, è ancora spesso percepito in un modo profondamente “immobile” e lontano dalla realtà.

Nel nostro Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche (Biblab) le ricerche sui temi dell’identità percepita e dell’immaginario sono all’ordine del giorno. Nel libro Maddalena Battaggia, dottoranda presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne della Sapienza Università di Roma, affronta questo tema in una saggio dal titolo molto suggestivo: Biblioteche e beni relazionali: il bibliotecario come “professione calda” partendo dalla persistenza di uno stereotipo legato alla figura del bibliotecario ed evidenziando le pericolose distorsioni che ne derivano ma anche le opportunità di cambiamento.

Quale futuro, a Suo avviso, per le biblioteche?
Mi è difficile rispondere a questa domanda. Ho molto chiaro quale futuro potrebbero e dovrebbero avere, il libro lo racconta. Ma affinché questo accada – come dico spesso – credo sia necessario per le biblioteche mantenere altissima l’attenzione sulle proprie specificità ma anche aprirsi all’immaginazione.

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[1] Rimando al capitolo 2 di Fabrizio Maria Arosio e Alessandra Federici

Chiara Faggiolani è Professoressa di Biblioteconomia presso il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne dell’Università di Roma Sapienza dove dirige il Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche BIBLAB e il Master in Editoria, giornalismo e management culturale. Dirige la rivista scientifica “AIB studi”. Tra le ultime pubblicazioni, La bibliometria (Carocci, 2015), Come un Ministro per la cultura. Giulio Einaudi e le biblioteche nel sistema del libro (FUP; 2020), Biblioteca casa delle opportunità. Cultura, relazioni, benessere (SUE, 2021).

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