Le 100 bandiere che raccontano il mondo, Tim MarshallLe 100 bandiere che raccontano il mondo di Tim Marshall, edito da Garzanti, racconta le storie di alcune delle principali bandiere nazionali e di alcune con la trama più interessante. «La bandiera è un emblema carico di sentimenti. Può suscitare e incarnare sentimenti così forti che a volte le persone seguono il proprio straccio colorato in battaglia e muoiono per ciò che rappresenta.»

«Le bandiere sono un fenomeno relativamente recente nella storia dell’umanità. Simboli e figure dipinti sulla stoffa precedono di molto le bandiere e venivano usati già dagli egizi, dagli assiri e dai romani; ma fu la lavorazione della seta da parte dei cinesi a consentire la diffusione delle bandiere così come le conosciamo oggi. La stoffa tradizionale era troppo pesante per garrire al vento, specie se dipinta; la seta era molto più leggera e faceva sì, per esempio, che i vessilli potessero accompagnare gli eserciti sui campi di battaglia.» Furono gli arabi «i primi a adottare la bandiera, e gli europei li seguirono a ruota, essendo entrati in contatto con loro durante le crociate. Probabilmente furono queste campagne militari, che coinvolgevano grandi eserciti occidentali, a consolidare l’uso dei simboli araldici e delle insegne militari per facilitare l’identificazione dei partecipanti.»

Il viaggio nella storia delle bandiere non può che iniziare dalla bandiera «probabilmente più riconoscibile del mondo»: quella a stelle e strisce, «Old Glory», come la chiamano gli americani, la bandiera degli Stati Uniti d’America. «Gli americani venerano la propria bandiera come pochi altri popoli fanno. […] Nessun’altra bandiera nazionale ha lo stesso potere evocativo, né suscita una gamma altrettanto ampia di emozioni.»

«Durante le prime schermaglie che opponevano gli inglesi alla milizia coloniale nella guerra di indipendenza americana, i soldati ribelli combattevano sotto una bandiera denominata Continental, o anche Grand Union, che usava tredici strisce alternate rosse e bianche per simboleggiare le tredici colonie ribelli. Il 4 luglio 1776, il Congresso dichiarò l’indipendenza dalla Gran Bretagna e un anno dopo approvò il primo dei tre Flag Acts. […] Le tredici strisce e le tredici stelle simboleggiavano le tredici colonie divenute indipendenti, che formavano la base dei neonati Stati Uniti d’America.
Il primo Flag Act non stabiliva la disposizione delle stelle e non diceva se le strisce dovevano essere verticali oppure orizzontali, e ancora oggi la bandiera viene esposta talora con le strisce verticali, perché non si considera sbagliato. Ma cosa rappresentano esattamente le stelle? All’epoca non era chiaro, tuttavia un documento pubblicato nel 1977 dalla Camera dei rappresentanti afferma che «la stella è il simbolo del paradiso e dell’obiettivo divino a cui l’uomo aspira da tempo immemore». Quanto ai colori, come affermò nel 1782 il segretario del Congresso continentale Charles Thomson, «il bianco è simbolo di purezza e di innocenza. Il rosso di audacia e di valore, mentre il blu significa vigilanza, perseveranza e giustizia».

«L’identità del progettista della bandiera originaria non è chiara. Secondo la leggenda sarebbe stata una sartina di nome Betsy Ross, che cuciva le bandiere per la marina della Pennsylvania, a creare la prima versione. […] Esiste tuttavia anche una fattura inviata al Congresso da tale Francis Hopkinson, che in cambio della progettazione della bandiera pretendeva «due botti di birra». Il giudizio è ancora aperto.»

Veniamo poi all’altro tra i vessilli più noti e conosciuti al mondo: la Union Jack britannica. «Nel 1603 Giacomo VI di Scozia aveva unito i troni di Scozia, Irlanda e Inghilterra ascendendo al trono con il nome di Giacomo I d’Inghilterra, ma aveva lasciato in vita tre stati separati. Ordinò una nuova bandiera per rappresentare la sua unione regale sulle navi, ma senza imporne l’utilizzo come bandiera nazionale. Il risultato era una combinazione della Scottish Saltire e della bandiera inglese. C’erano due problemi in questa soluzione. La croce rossa stava sopra la croce diagonale bianca, perciò qualcuno avrebbe potuto pensare che una bandiera fosse più importante dell’altra. L’altro problema era che dopo i Laws in Wales Acts che avevano unito l’Inghilterra al Galles tra il 1535 e il 1542, sotto il regno di Enrico VIII, il Galles era considerato un principato, non uno stato, quindi non appariva sulla bandiera in alcun modo, neppure un minuscolo drago che sputa fuoco da qualche parte.» Nel 1801, con l’unione tra Gran Bretagna e Irlanda, «fu aggiunta la croce rossa di san Patrizio che rappresentava l’Irlanda per creare la bandiera che vediamo oggi.»

Caso unico al mondo, inoltre, la bandiera britannica compare anche sulle bandiere di quattro sue ex colonie: Figi, Tuvalu, Australia e Nuova Zelanda. «L’eredità coloniale della Gran Bretagna fa sì che la Union Jack sventoli ancora al vento di tantissimi stati nazionali, posizionata nell’angolo superiore sinistro di una bandiera che ricorda il passato ma guarda al futuro.»

E via così, in un caleidoscopio di colori e simbolismi, che oscillano tra la pura curiosità e il dato storico. Vogliamo giusto riproporne una: «la bandiera bianca della resa. È un simbolo usato da migliaia di anni ed è comune a tutte le culture. I cronachisti dell’epoca romana raccontano che venne agitata per chiedere la tregua nella seconda guerra punica (218-201 a.C.) e poi per comunicare la resa nella seconda battaglia di Bedriaco nel 69 d.C. Negli stessi anni, anche i cinesi alzavano bandiera bianca per arrendersi al nemico. I vessillologi ipotizzano che il bianco, considerato dai cinesi il colore del lutto e della morte, avrebbe potuto significare anche il dolore della sconfitta. […] Oggi la bandiera bianca è un simbolo universalmente riconosciuto che attraversa barriere internazionali, culturali e linguistiche per garantire i negoziati, i salvacondotti, le tregue e le rese. Il suo utilizzo è stato codificato nelle convenzioni dell’Aia e di Ginevra sul diritto bellico internazionale. I relativi articoli affermano tra l’altro che «l’uso improprio della bandiera di tregua costituisce un crimine di guerra nei conflitti armati internazionali quando è causa di morte o di gravi lesioni personali».

Insomma, una lettura di sicuro interesse e mai noiosa.

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