Sarzi Amadè, Lei è autore del libro L’antenato nel cassetto. Manuale di scienza genealogica pubblicato per i tipi di Mimesis: qual è lo scopo di una ricerca genealogica?
L'antenato nel cassetto. Manuale di scienza genealogica Luca Sarzi AmadèDi solito si pensa che questo sia trovare antenati nobili. Spesso è la verità, ma non tutti coloro che svolgono ricerche sui propri antenati hanno questo obbiettivo. C’è anche chi cerca avi garibaldini, o più banalmente… migranti. Non è detto poi che una ricerca genealogica sia indirizzata ai propri antenati.

Ma allora una ricerca genealogica quali altri scopi può avere?
Ad esempio ricostruire la vita di un personaggio del passato, specialmente se poco conosciuto (è il caso di molti artisti, o intellettuali di altre epoche). Ma ci sono anche le finalità mediche. Pensiamo all’utilità di ricostruire la parentela tra due soggetti che abbiano la stessa tara genetica, e magari una malformazione fisica. Attraverso la genealogia si può individuare il possibile comune progenitore, e dunque la provenienza etnica, ambientale eccetera.

La genealogia dunque è al servizio di altre scienze?
Essa è indispensabile ad una pluralità di indagini. Per tracciare la biografia di una persona spesso è utile affrontare in partenza l’intreccio parentelare, da cui scaturisce l’eredità antropologica del soggetto. Inoltre le ricerche biografiche e genealogiche hanno in comune l’esame delle medesime fonti (atti anagrafici, di Stato Civile, di Leva Militare, registri carcerari, atti notarili e processuali…). Per cui il manuale vuole essere utile ad entrambi. Esso deve offrire tutti gli strumenti necessari a conoscere ed affrontare nel concreto tutte le direzioni di indagine. E a risolvere i tipici problemi che si presentano volta a volta sul campo.

Quali problemi deve affrontare il ricercatore?
Si va dal più banale. Ad esempio interpretare una data. L’anno oggi inizia in tutto il mondo il primo di gennaio. Nel XVII secolo invece si poteva cominciare indifferentemente anche il 25 marzo, il 25 dicembre, o in altri giorni ancora. Anche l’orario si calcolava in modo diverso da oggi. Tutto ciò richiede un capitolo a sé. Così un capitolo a sé ha la storia dello Stato Civile e dell’Anagrafe, e così l’archivio parrocchiale, l’archivio di Stato, la biblioteca…E come tralasciare la raccolta delle vecchie foto di famiglia? Spesso noi le trascuriamo, oppure le raccogliamo, e le interpretiamo, senza un metodo. Anche questo aspetto è oggetto di un proprio capitolo. Così come le interviste cui, generalmente, noi ricercatori sottoponiamo gli anziani della famiglia prima di cominciare la ricerca. Ma non sempre seguiamo un metodo.

A che tipo di pubblico si rivolge il manuale?
Anche se il volume ha un aspetto corposo, con tabelle e approfondimenti, ho scelto un linguaggio comprensibile a tutti. Gli aspetti insoliti, spesso inopinati per la gran parte dei lettori, credo ne facciano una lettura alla portata di chiunque. Così ha una propria trattazione la storia dei cognomi. Chi ad esempio penserebbe che il cognome Sforza può lasciare intravvedere un’origine zingara? E poi il fenomeno delle fornicazioni, estremamente rilevante in genealogia, come in demografia. E dunque quello dei trovatelli. Un libro deve poter soddisfare sia il semplice curioso, che ha la sola licenza media, e magari neanche quella, sia il docente universitario (ricordo che la prefazione è stata un gentile pensiero di Franco Cardini). Ho voluto infatti che tra i miei lettori non vi fossero differenze, e così pure tra i loro antenati.

In che senso?
Basta dare un’occhiata alle illustrazioni, e relative didascalie (qualche centinaio). Nessuna regione d’Italia è stata trascurata. E così nessuna delle diversità etniche o geografiche: quelle costiere (pensiamo alle repubbliche marinare), quelle della pianura, o della montagna (pur tuttavia così diverse, se paragoniamo ad esempio il Trentino alla Sardegna). Ogni minoranza reclama il suo posto: albanesi, valdesi, ovviamente ebrei, e appunto zingari. Che, se il nostro scopo è quello di affrontare una ricerca seria, vanno, tutti quanti, visti con un occhio diverso da quello cui siamo abituati.

Dunque, paradossalmente, la ricerca genealogica appianerebbe le diseguaglianze?
Essa ci insegna inevitabilmente che l’umanità è figlia di emigrazioni. Per ricostruire il nostro albero genealogico, oggi disponiamo di internet. Ma, come usarlo? Un intero capitolo del libro è dedicato a questi nuovi orizzonti. Si intitola “Oltre le frontiere”. E spiega come estendere le ricerche genealogiche a tutto il mondo. Agli altri Paesi europei, oppure oltre Oceano (per rintracciare ad esempio i parenti emigrati), ma anche in Nord Africa. E poi c’è la ricerca attraverso il Dna, che consente, attraverso un esame della saliva, di individuare la parentela tra più soggetti e spesso il ceppo etnico di origine, che per gli italiani può essere ad esempio arabo, celtico o greco per fare alcuni esempi. Tutte direzioni di indagine che il manuale non deve ignorare.

Ma allora perché tanti di noi vanno alla ricerca di origini nobili?
Perché siamo educati ad una visione deformante della storia, propinataci sia dai media, sia, per altra via e in altra forma, spesso, duole dirlo, da una certa cultura scolastica, improntata agli stereotipi. Inoltre giornalismo, cinema e televisione rafforzano i luoghi comuni. Proprio per sfatare preconcetti e miti da rotocalco l’ultimo capitolo del libro si intitola “La nobiltà, oscuro oggetto del desiderio”. Il concetto penso sia chiaro. Il testo vuole offrire una panoramica, logicamente semplificata, sia del tema “nobiltà” sia del tema “araldica” (che spesso vengono confusi l’uno con l’altro), non per offrire una trattazione esaustiva dei due argomenti, ma per dare al lettore un’impostazione visiva della materia che sia più sincera.