“La volontà di sapere. Storia della sessualità I” di Michel Foucault

La volontà di sapere. Storia della sessualità I, Michel FoucaultLa volonté de savoir (1976) è il testo con cui Michel Foucault definisce una nuova prospettiva da cui osservare e studiare una “storia della sessualità”. Primo di quattro volumi, che proseguiranno con L’uso dei piaceri. Storia della sessualità II, La cura di sé. Storia della sessualità III e Le confessioni della carne. Storia della sessualità IV, questo saggio sposta il punto di vista critico dallo studio della sessualità in sé, dunque dalla produzione di discorsi sulla sessualità (scientifici, medici, estetico-culturali e sociologici), all’analisi della produzione dei discorsi stessi. Il nocciolo duro del suo lavoro consiste nel dimostrare come tale produzione discorsiva sulla sessualità abbia edificato non tanto un sistema repressivo, quanto più un dispositivo in grado di enunciare riguardo il sesso delle “verità”, le quali hanno permesso ai soggetti – nel corso dei secoli – di costruirsi e inquadrarsi in una serie di ruoli, seguendo delle regole ed esperendo i propri movimenti e le proprie identità come libere e naturali.

La Critica all’ipotesi della repressione

Nella prima parte del saggio, Foucault tenta di superare la critica portata avanti fino ad allora sulle tecniche del potere per la gestione della sessualità, ovvero quella che ipotizza la repressione e la proibizione come dispositivo fondamentale di regolamentazione della sessualità. Per il filosofo francese, l’ipotesi repressiva non è ovviamente un’illusione, ma risulta limitata nella misura in cui si concentra su un fattore che in realtà è parte di un puzzle più ampio, un quadro che incastra una serie di saperi prodotti mediante altrettante discipline.

Mettendo insieme tutti i pezzi, questo puzzle multidisciplinare produrrebbe una scientia sexualis, ovvero una scienza della sessualità. Foucault, infatti, divide quella che per lui è l’ars erotica orientale, ovvero una forma di sapere che si concentra sui piaceri del sesso e come provarli (è comunque indubbio che la proibizione abbia agito su entrambi i versanti), con quella che definisce scientia sexualis occidentale, ovvero la produzione di una scienza della sessualità mediante discorsi, saperi e tecniche di potere che ne formulassero una verità insindacabile. A differenza dell’ars erotica orientale, per l’occidente l’ossessione non è il piacere, quanto più una spasmodica necessità (del potere) di dover conoscere ogni aspetto della sessualità, comprenderlo scientificamente e far sì che tutti vengano educati dai saperi prodotti.

Prendendo coscienza di questa intenzione, non può non emergere come la repressione della sessualità – mediante proibizioni e limiti – non si configura come una serie di semplici no, ma piuttosto come un sistema più complesso che attraverso la negazione e il consenso definisce e coordina in un certo modo in cui il sesso dovrebbe essere, quali aspetti vanno considerati sani e quali malati. In secondo luogo, questo meccanismo di repressione evidenzia l’iperproduzione discorsiva sulla sessualità: con la confessione (prima cristiana, poi dall’analista ma anche all’interno della famiglia stessa) il soggetto parla delle verità sulla propria sessualità producendo ulteriori “verità”.

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La volontà di sapere: 1: Vol. 1
  • Editore: Feltrinelli
  • Autore: Michel Foucault , Pasquale Pasquino , Giovanna Procacci
  • Collana: Universale economica. Saggi
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2013

Strategie d’insieme

Con l’introiezione di questa pratica da parte dei soggetti, il potere è in grado di enunciare la sua verità articolando diverse discipline unite in una strategia d’insieme. Per Foucault, nel XVIII secolo si potevano distinguere quattro “insiemi strategici”: isterizzazione del corpo della donna, pedagogizzazione del sesso del bambino, socializzazione delle condotte procreatrici e psichiatrizzazione del piacere perverso.

Il primo, l’isterizzazione, è servito a patologizzare il corpo della donna configurandolo come un corpo “saturo di sessualità”, una patologia intrinseca da correggere perché in grado di deviare la donna fuori dall’inquadramento utile alla gestione sociale. Il secondo punto ha costituito una serie di discorsi sulla soggettività infantile, focalizzati sulla necessità di educare, regolare e tenere sotto controllo la sessualità del bambino per evitare che fuoriuscisse dalle norme sociali una volta cresciuto. In funzione di questo, un plotone di medici, educatori, figure genitoriali e parenti consiglieri creano una congrega che in fondo è già anche una forma di autocontrollo, ognuno verso il proprio nucleo familiare. Questo sistema familiare di autocontrollo si verifica a causa della “verità” enunciata dalla terza strategia d’insieme, ovvero la socializzazione delle condotte procreatrici. Qui si instaura la normalizzazione di un sistema patriarcale dove la donna acquisisce il ruolo di procreazione e di cura. A questo ovviamente si aggiunge tutto un ordine simbolico, morale, legale, clinico e di costume atto a sorreggere fantasmaticamente tale modello come unico eticamente, moralmente e socialmente giusto. In ultima analisi, il quarto, la psichiatrizzazione dei piaceri perversi, ha contribuito a determinare come patologico tutto ciò che usciva dalla norma calibrata sull’atto riproduttivo, una norma che funziona come dispositivo di potere al fine di gestire l’individuo, la collettività e il sociale. I feticismi, le perversioni (tra cui figurava anche l’omosessualità e ogni orientamento o genere fuori dal binarismo), erano tutte malattie che affliggevano il soggetto e andavano curate. Basterebbe ricordare che, prima della rivoluzione basagliana, i soggetti psichiatrizzati venivano rinchiusi negli ospedali psichiatrici, venivano rimossi dal sociale in quanto inabili a connettersi con tale tessuto. In sintesi, Foucault mostra come le tecniche discorsive dei sistemi di potere hanno costituito un sapere sulla sessualità che ha definito una verità assoluta su come questo ingranaggio (il soggetto) deve muoversi e con quale libertà, e quando questo ingranaggio è da considerarsi difettato, da mandare in assistenza o da buttare. Non si tratta dunque di una legge basata sul divieto o sulla repressione, ma di una produzione della sessualità come sapere da conoscere per costituirsi come soggetti e come cittadini. Di fatto, per Foucault non esiste una liberazione della sessualità, in quanto anche l’emancipazione sessuale costituisce una nuova epistemologia di ciò che dovrebbe essere il sesso, reinquadrando in ogni caso il soggetto in una serie di nuovi discorsi e saperi. Esiste invece, o dovrebbe avvenire, una liberazione dalla sessualità, ovvero uscire da quell’apparato di cattura che ha come scopo principale non la felicità del soggetto, ma il funzionamento dell’esercizio del potere sugli individui.

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Per Foucault, l’esplosione di questo dispositivo di sessualità, con tutte le sue strategie, costituisce quello che è il bio-potere: una forma di organizzazione del potere sulla vita che agisce regolamentando i corpi; in altre parole, una biopolitica della popolazione attua alla ‹‹gestione calcolatrice della vita››. Questo biopotere, in ultima analisi, è stato per il filosofo un elemento fondamentale per lo sviluppo del capitalismo, ‹‹a prezzo dell’inserimento controllato dei corpi nell’apparato di produzione, e grazie ad un adattamento dei fenomeni di popolazione ai processi economici››.

La ricerca sulla sessualità di Foucault è stata oggetto di studi e base teorica imprescindibile per moltissime autrici e autori legati agli studi di genere e queer, da Judith Butler a Paul B. Preciado. Oggi, la Storia della sessualità risulta ancora fondamentale per comprendere che non esiste una sessualità o un erotismo “naturali”, ma che si tratta sempre di prodotti culturali, mutevoli e malleabili. La natura dell’essere umano include quella del linguaggio, e il linguaggio crea codici, significazioni e zeitgeist che rimodellano continuamente cosa un corpo può fare, per citare Deleuze, e cosa un corpo non può fare: è in questo bilanciamento che possiamo considerare la produzione di sapere sulla sessualità come tecnica del potere.

Christian Nirvana Damato

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