La vita a rate, Gianluigi ParagoneDott. Gianluigi Paragone, Lei è autore del libro La vita a rate edito da Piemme: quanto sono indebitati gli italiani?
La tendenza all’indebitamento delle famiglie italiane è in progressivo aumento. Ci si indebita per comprare qualsiasi cosa, persino le cure mediche ormai si pagano a rate. Fa specie che un popolo tradizionalmente di risparmiatori stia cadendo nella tipica trappola del liberismo più pericoloso: puoi toglierti ogni desiderio, basta chiedere un prestito. Tutto bene finché puoi permetterti il rientro, se però qualcosa va storto la tua vita diventa un inferno. E allora sarai costretto a cedere progressivamente i tuoi diritti e persino il tuo benessere psichico.

Quale sapiente operazione di marketing c’è dietro il progressivo indebitamento di noi privati?
Questo libro parte proprio dalle pubblicità delle banche e dall’ingannevole messaggio che ne costituisce il fulcro: pensate che ci sono pubblicità che “vendono” mutui vegetariani. Se non ci credete cercate su un qualsiasi motore di ricerca l’espressione “il nostro mutuo è vegetariano”, cliccate immagini e se vi compare la pubblicità di questo prodotto bancario allora comprate il mio libro perché vi racconterò tante altre storie. Ah, dopo che avete compiuto questa ricerca preparatevi alle pubblicità di mutui e prestiti sul telefonino: è l’altro inganno degli algoritmi…

In che modo il mondo della finanza ci spinge a un progressivo indebitamento e con quali finalità?
L’inganno della Vita a Rate è l’inganno di una modernità che ha un germe di feudalesimo. Tutto è finalizzato al controllo dei cittadini, alla loro “sottomissione”: con il marketing ti spingono all’indebitamento, si lavora per pagare le rate e se non ti basta uno stipendio allora si sommano più lavoretti a condizioni indegne perché bisogna far fronte alla rateizzazione. Se poi non paghi parte la carambola delle sofferenze e dell’industria degli NPL. La finalità? È far girare la loro liquidità, il loro business. Il veleno finanziario è entrato nelle nostre vite senza che noi ne fossimo consapevoli: lo capisci a danno avvenuto e quando ti presentano il conto con la beffa del “Nessuno ti ha detto di indebitarti così tanto…”

Quali ragioni sono alla base del fenomeno?
Le ragioni sono concettuali: più sei indebitato e più fai quello che ti dico io. L’indebitamento viene venduto come un segno della modernità: perché ti devi negare la macchina nuova, il telefonino nuovo, il televisore ultima generazione e via elencando. C’è sempre un soggetto che ti presta soldi. Le case automobilistiche vendono le macchine e il prodotto finanziario creato dalla loro banca. Siamo circondati da “banche”: persino i supermercati prestano denaro; persino Facebook, Google, Amazon hanno una licenza bancaria. L’economia è diventata finanza. Purtroppo poi il sogno diventa incubo.

In quale trappola per i diritti si traduce l’indebitamento?
Come ti ho detto: più ti indebiti e più devi lavorare per rientrare. Ma il lavoro oggi si è sgranato: la battaglia sulla dignità dei lavoratori è una battaglia politica sacrosanta, è la rete di protezione se non vogliamo che questa massa di indebitati non diventi un esercito di disperati. Quando un uomo o una donna si ritrovano senza più un lavoro, senza una casa e un conto corrente, il resto del mondo non ha più senso. Ho conosciuto disperati disposti a tutto.

Quali soluzioni per contrastare e fermare la spirale debitoria?
Innanzitutto bisogna recuperare il senso della misura e della concretezza che avevano i nostri nonni, quando dicevano che se una cosa non se la potevano permettere non la compravano. Non ci si può permettere tutto. È nostro dovere informare correttamente (io credo di averlo fatto in maniera anche leggera, a tratti spiritosa per rendere la lettura scorrevole) sul lato oscuro delle offerte. Infine è compito della politica riprendersi un pezzo di quella supremazia persa a vantaggio della finanza. La trappola dell’indebitamento vale per le famiglie ma sta valendo anche nei confronti degli Stati. Leggetevi il saggio di Stiglitz sull’euro e capirete l’inganno neoliberista che impedisce la crescita dei Paesi.

Gianluigi Paragone, giornalista, classe 1971, è stato vicedirettore del quotidiano Libero e poi di Rai1 e Rai2, rete sulla quale ha condotto anche la trasmissione L’ultima parola. È stato uno dei conduttori della trasmissione Benvenuti nella giungla su Radio 105. Dal 2013 ha condotto La Gabbia su La7. Dal 2018 è senatore con il Movimento Cinquestelle.