Dottor Vacatello, nel Suo recente contributo al libro La Cina quarant’anni dopo Mao. Scelte, sviluppi e orientamenti della politica di Xi Jinping pubblicato per i tipi di Carocci, dal titolo La terza conferenza mondiale su internet di Wuzhen: la cyber-sovranità e la governance multilaterale della rete, Lei tratta della recente conferenza di Wuzhen: che significato ha assunto essa anche in relazione alle politiche cinesi per il web?
La Cina quarant'anni dopo Mao. Scelte, sviluppi e orientamenti della politica di Xi JinpingLa conferenza di Wuzhen è una piattaforma attraverso cui il governo cinese mira ad affermare la propria centralità nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, promuovendo allo stesso tempo la propria visione sulla gestione della rete a livello internazionale. Il rapido e costante sviluppo di internet in Cina negli anni ha consentito alle autorità di promuovere con sempre più vigore una prospettiva che ruota attorno all’idea della ‘cyber-sovranità’ (wangluo zhuquan) e prevede pertanto che la gestione dei contenuti online sia affidata esclusivamente alla giurisdizione delle singole entità nazionali – di fatto, un’estensione del concetto di sovranità anche ai confini fluidi di internet. Questo criterio, dunque, presuppone una forte legittimazione delle politiche cinesi per la regolamentazione della rete, e una sua affermazione a livello globale serve in parte anche a smorzare le critiche sulla pervasività dei sistemi di censura e propaganda messi a punto per il controllo del web da parte delle autorità della Repubblica popolare cinese.

La Cina è tra i maggiori promotori di una governance multilaterale della rete: quali sono le finalità strategiche del paese?
L’idea di una governance multilaterale della rete sostenuta dalla Cina si basa sul principio che le diverse politiche adottate dalle singole entità nazionali per la gestione del web debbano essere rispettate e tutelate in eguale misura dai membri del consesso internazionale. Di fatto, oggi l’orientamento prevalente è invece basato sul cosiddetto modello multi-stakeholder, secondo cui i governi dovrebbero piuttosto regolare lo sviluppo della rete di comune accordo con gli utenti, le imprese, i membri della comunità scientifica e la società civile. Questa concezione, tesa dal punto di vista teorico a bilanciare il potere delle singole parti in causa, ha però subito una forte crisi di credibilità in particolare in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 sull’attività di sorveglianza di massa condotta dalla National Security Agency negli Stati Uniti. In questo scenario, in cui i meccanismi di controllo dell’attività online valicano i limiti della privacy e delle libertà individuali praticamente a ogni latitudine, la retorica della dirigenza cinese sembra incontrare sempre meno ostacoli sul piano etico. Se realizzato appieno, infatti, il progetto di un modello multilaterale consentirebbe alle autorità della Rpc di garantire lo sviluppo economico interno dell’industria di internet senza compromettere il controllo governativo sul flusso di contenuti diffusi in rete.

La Cina è anche una tra le maggiori potenze mondiali nella cyberwar: in un futuro di conflitti interamente cibernetici, sarà anche la prossima superpotenza?
Il tema della cyber-warfare – l’utilizzo delle tecnologie informatiche per logiche di difesa nazionale – è estremamente complesso, e sarebbe rischioso azzardare delle previsioni in merito ai futuri equilibri di potere sullo scacchiere internazionale. Tuttavia, per comprendere l’importanza che il problema della sicurezza informatica riveste per la dirigenza del Partito comunista cinese può essere utile evidenziare lo sforzo delle autorità nel tentativo di sviluppare un sistema d’infrastrutture in grado di essere indipendente dal supporto della tecnologia straniera. Ad esempio, la legge sulla cyber-security che entrerà ufficialmente in vigore a giugno del 2017 cita esplicitamente la necessità di proteggere le ‘infrastrutture chiave’ del sistema informatico cinese da eventuali attacchi e intrusioni, secondo una logica orientata all’innovazione che gli studiosi di settore hanno spesso definito ‘tecno-nazionalista’.

Qual è il futuro del web in Cina? Giungeremo mai ad una sua liberalizzazione?
L’ultimo report ufficiale sullo sviluppo di internet in Cina attesta la crescita del numero di internauti nel paese a circa 731 milioni, una cifra molto vicina a quella dell’intera popolazione europea. Questo intenso incremento ha permesso alla dirigenza cinese di continuare ad aumentare il tasso di penetrazione della rete (ad esempio anche nelle aree rurali), sviluppare l’economia e il commercio online, e mantenere tuttavia allo stesso tempo uno stretto controllo sulla diffusione di quei contenuti digitali ritenuti non in linea con l’ideologia del Partito. Inoltre, molte ricerche hanno dimostrato come la maggior parte dei netizen – i cittadini della rete – sia interessata sempre più all’intrattenimento o allo shopping online, e sempre meno al consumo d’informazione di natura politica.
Negli ultimi anni, l’idea di una sfera virtuale in grado di stimolare una generale democratizzazione del sistema è stata spesso contrastata da una visione più scettica, focalizzata piuttosto sulle avanzate capacità tecnologiche dei governi nel controllare e limitare i flussi dell’opinione pubblica online proprio grazie alla rete. Tuttavia, in determinate condizioni lo spazio virtuale di internet ha concesso agli utenti di incidere parzialmente sugli affari pubblici a livello nazionale attraverso fenomeni come il giornalismo partecipato, condizionando il livello di priorità di alcuni problemi sociali nell’agenda nazionale e determinando ad esempio l’alta incidenza sui media in Cina di temi come le carenze del sistema del welfare, la protezione ambientale e la lotta alla corruzione.

Sin qui abbiamo conosciuto una rete a guida statunitense. Che ruolo avrà la Cina nel futuro del web?
Nei prossimi anni la Cina sarà inevitabilmente un attore sempre più influente a livello internazionale, e ciò dovrebbe valere anche per lo sviluppo di internet. La rete non è soltanto uno spazio per la discussione e lo scambio d’informazioni, ma un elemento d’importanza fondamentale in ogni settore della società contemporanea. In questo quadro, è perfettamente comprensibile l’aspirazione delle autorità della Repubblica popolare cinese a ritagliarsi un ruolo centrale per la gestione di internet attraverso l’organizzazione di appuntamenti simbolici come la conferenza di Wuzhen, come ho sottolineato nel mio contributo all’interno del volume Cina Report.