“La Storia non รจ finita. Dalle origini del capitalismo alle varianti occidentale e orientale” di Giorgio Arfaras

Dott. Giorgio Arfaras, Lei รจ autore del libro La Storia non รจ finita. Dalle origini del capitalismo alle varianti occidentale e orientale edito da Guerini e Associati. In Cina, l’inusitato connubio tra politica ed economia ha dato vita al cosiddetto capitalismo politico: quali forme ha assunto il sistema economico cinese?
La Storia non รจ finita. Dalle origini del capitalismo alle varianti occidentale e orientale, Giorgio ArfarasLa Cina รจ risorta nella seconda metร  del XXยฐ secolo dopo aver perso parte della sovranitร  e dopo esser finita in miseria, a partire dagli inizi del XIXยฐ secolo. Sulle ragioni della sua decadenza assoluta e relativa si hanno diverse ipotesi. Secondo alcuni รจ la trappola dell’equilibrio di alto livello la spiegazione; la Cina aveva una manodopera a basso costo e un’amministrazione efficiente, con l’offerta e la domanda che si adattavano in modo da non lasciare alcun incentivo a investire nel miglioramento tecnologico. Secondo altri l’accesso alle materie prime a basso costo anche dalle Americhe รจ stato un fattore nel guidare l’industrializzazione in Gran Bretagna ed Europa, di cui la Cina non ha potuto godere. Altri ancora sottolineano il legame tra le vicende militari e forme dello stato. Un sistema centralizzato come quello cinese fa poche guerre ma distruttive, un sistema decentralizzato di potenze di pari peso come quello europeo fa molte guerre mai distruttive. In Cina le guerre sono state contro i nomadi, in Europa fra gli stati europei. Oggi la Cina non deve piรน centralizzarsi per combattere le orde di nomadi che calano dalla steppa, con la conseguente fluttuazione violenta della sua popolazione. Oggi gli stati dellโ€™Europa non hanno piรน bisogno di grandi spese militari per evitare che i vicini di pari potenza possano dominarli.

La Cina ormai risorta accetta molti degli insegnamenti occidentali in campo economico, ma rigetta quelli politici. Nel partito comunista la Cina ha un modello (moderno) per il suo (antico) sistema di sovranitร  imperiale e di burocrazia meritocratica. Il Partito รจ lโ€™Imperatore che controlla tutto. La combinazione del Partito-Imperatore con un’economia di mercato ha un nome: Capitalismo politico. Questโ€™ultimo possiamo classificarlo come un’ulteriore forma del capitalismo.

Il comunismo รจ (stato) un sistema sociale che ha permesso alle societร  arretrate e colonizzate di abolire il feudalesimo, riguadagnare l’indipendenza politica ed economica, e costruire un capitalismo indigeno. La differenza fra la Cina e lโ€™Unione Sovietica รจ che questโ€™ultima non riuscรฌ negli anni Cinquanta, a differenza della Cina negli anni Ottanta, a legarsi allo sviluppo economico occidentale. Come conseguenza, รจ arrivata al capitalismo solo negli anni Novanta – quello degli oligarchi, ma solo dopo la caduta dellโ€™economia di piano.

Potrร  il capitalismo politico funzionare? Una risposta positiva potrebbe essere che questo sistema non solo si adatta alle tradizioni cinesi, ma anche che quei burocrati sono capaci. Una prima risposta negativa potrebbe essere che il partito รจ al di sopra della legge, ciรฒ che rende il potere senza legge. Una seconda risposta negativa, che รจ poi unโ€™estensione della prima, รจ che la corruzione รจ insita in un sistema privo di controlli dal basso. Altrimenti detto, che la corruzione รจ endemica al capitalismo politico. Qualsiasi sistema che richiede un processo decisionale discrezionale finisce con il presentare una corruzione endemica.

Il problema della corruzione, dal punto di vista dell’รฉlite, รจ che questa tende a minare l’integritร  della burocrazia e la capacitร  di condurre politiche economiche che producano un’alta crescita. Il rischio รจ allora che il patto sociale del capitalismo politico venga messo in discussione. La popolazione puรฒ tollerare la mancanza di voce fintanto che l’รฉlite offre miglioramenti tangibili negli standard di vita, fornisce un’amministrazione tollerabile della giustizia, e non consente delle disparitร  troppo evidenti. Ma, se la corruzione va oltre, quel patto non regge piรน.

Quali vicende hanno segnato lโ€™evoluzione del capitalismo occidentale?
Il perseguimento della piena occupazione aveva negli anni Sessanta e Settanta spinto allโ€™incremento del costo del lavoro che le imprese scaricavano sui prezzi. Si aveva, infatti, una crescita salariale maggiore della crescita della produttivitร . La maggiore inflazione che scaturiva, era non solo elevata, ma anche difficile da prevedere. Si avevano cosรฌ l’inflazione e la stagnazione, che erano allora combinate nell’espressione stagflazione.

La pietra dโ€™inciampo del capitalismo ottocentesco fu la crisi degli anni Trenta, quella del capitalismo interventista fu la stagflazione degli anni Settanta combinata con dei gran debiti pubblici. La reazione ai limiti del capitalismo interventista si sono perciรฒ manifestati negli anni Settanta.

Dagli anni Ottanta vi รจ stata la sostituzione dell’obiettivo della piena occupazione con quello della stabilitร  dei prezzi. La stabilitร  dei prezzi โ€“ questa era l’idea, riducendo l’incertezza, avrebbe fatto ripartire gli investimenti e, come conseguenza, l’economia tutta. L’espressione che si usava era trickle-down. Le imprese investono, la quota dei profitti aumenta nell’immediato, ma, alla lunga, con la crescita, salgono anche i salari. Funzionale al perseguimento della stabilitร  dei prezzi era la liberalizzazione finanziaria e la globalizzazione della produzione. I capitali liberi di muoversi, vale a dire non catturati dal potere politico, potevano essere impiegati dove si aveva una maggiore efficienza. La produzione distribuita nel mondo secondo la specialitร  produttiva dei diversi Paesi avrebbe ampliato la platea della crescita e abbattuto i prezzi di molti beni.

Quando il capitalismo post interventista, o neo-liberale, fu concepito si pensava che i mercati finanziari avrebbero svolto un ruolo di promozione della disciplina. Disciplina nei confronti dei governi, perchรฉ il debito pubblico non sarebbe stato piรน acquistato per motivazioni politiche, come avveniva quando le banche centrali compravano le obbligazioni dei tesori non comprate dai privati, e auto-disciplina dei mercati finanziari e creditizi. L’esperienza successiva, soprattutto la crisi del 2008, ha mostrato i limiti della virtรน della disciplina accreditata ai mercati finanziari. L’esperienza รจ stata, invece, quella delle bolle in campo azionario, e dei prodotti finanziari non trasparenti come i mutui sub-prime.

Nel capitalismo neo-liberale, l’individuo, e non piรน la dinamica fra le classi sociali, รจ al centro della costruzione. E poi รจ arrivato il Corona virus.

La combinazione di spesa dei Tesori e di costo del debito compresso consente di finanziare gli enormi programmi di stimolo fiscale volti a contrastare la crisi che trae origine dal Corona virus. Le banche centrali possono continuare a finanziare i governi finchรฉ l’inflazione rimane bassa o nulla, perchรฉ un suo rialzo spingerebbe i tassi al rialzo, ciรฒ che renderebbe il debito pubblico – di suo cresciuto verso livelli che si sono visti solo con le guerre mondiali, molto costoso e quindi il suo finanziamento molto poco agevole.

Ormai tutti (o quasi) gli osservatori nei Paesi dove prevale lโ€™Ordine liberale, sono a favore dell’intervento pubblico nel combattere il Corona virus. Lo scopo di queste azioni รจ il salvataggio delle imprese e la distribuzione di un reddito a chi ne ha necessitร . Questo intervento sarร  temporaneo? Lโ€™esperienza storica mostra che, una volta che l’intervento pubblico si sia materializzato, specie se questo avviene in seguito a un evento grave come una guerra, o, come sta avvenendo oggi, per una pandemia, alla fine rientra, ma dopo molto tempo. Si ha questo andamento, perchรฉ si formano delle forze politiche, economiche, sociali che trattengono l’intervento pubblico sul maggior livello raggiunto.

Quali prospettive per la democrazia nei Paesi autocratici?
A seguito della caduta dellโ€™Unione Sovietica si รจ imposto prima un regime di oligarchie economiche e poi un regime politico autoritario. Dallโ€™ereditร  industriale sovietica, centrata soprattutto sullo sfruttamento delle risorse naturali, รจ sorta una classe di proprietari per i quali รจ cruciale lโ€™acquisizione di posizioni pubbliche per garantire lโ€™estrazione delle rendite. Lo sviluppo economico basato sui livelli alti di istruzione, sulla fondazione di nuove imprese, e sui mercati finanziari trasparenti รจ qualcosa di estraneo a questa รฉlite. Diventa cosรฌ difficile intraprendere un percorso verso la modernitร .

Cruciale quindi รจ comprendere il passaggio verso un sistema di autocrazia con caratteristiche nuove. Ciรฒ che non accaduto solo in Russia. Putin, Chรกvez, ed Erdogan hanno smantellato la democrazia con un passo lento. Sono arrivati al governo con le elezioni. Poi hanno usato lo scontento diffuso per ridurre i vincoli al proprio potere. Lo schema รจ stato quello di imporre i propri uomini nel sistema giudiziario, nella sicurezza, intanto che si neutralizzava il sistema mediatico. Cosรฌ non si รจ avuto un attacco visibile alla democrazia, ma un attacco occulto che ha portato all’autocrazia. Va notato che all’autocrazia sono arrivati con un lavorio entro le istituzioni. Va anche notato che al potere non รจ andato un partito โ€“ come nel modello comunista – o un corpo militare โ€“ come con il golpismo classico – ma una personalitร  – un uomo forte.

Le caratteristiche di questi sistemi autoritari ruotanti intorno ad un uomo forte sono: 1) un cerchio magico di fedeli. 2) la creazione di un partito personale. 3) con la narrazione che li giustifica che si articola cosรฌ: grazie ai poteri straordinari di cui dispone l’autocrate si possono risolvere i problemi del paese; il quale ultimo รจ finito dove รจ finito per l’incompetenza e la corruzione delle รฉlite che si va a sostituire. 4) gli esperti non vanno creduti, mentre va creduto il rapporto pneumatico fra il duce (che sa che cosa si deve fare) e il suo popolo (che gli crede); chi dissente (esistendo una sola veritร , che รจ rivelata, quindi non sottoposta a dimostrazione) รจ per conseguenza un nemico del popolo.

A differenza dei regimi dittatoriali degli anni Trenta quelli autocratici di oggi non spingono alla mobilizzazione delle masse, perchรฉ le preferiscono acquiescenti. I sistemi di propaganda degli anni Trenta come la radio aiutavano la diffusione di pochi messaggi che mobilitavano, mentre i media oggi disperdono i messaggi e quindi a creano una sorta di passivitร  (rancorosa).

Giorgio Arfaras dal 1982 al 2007 ha lavorato nell’industria e nella finanza: alla Pirelli โ€“ ufficio studi, direzione strategie, segreteria della presidenza e direzione finanziaria; alla Prime, una societร  finanziaria della Fiat e poi alle Generali, come analista sui titoli italiani ed europei e poi come gestore; al Credit Suisse come gestore. Nel 2008 ha scritto Il grand’ammiraglio Zheng He e l’economia globale edito da Guerini. Dal 2009 scrive, insieme ad altri, il Rapporto sullโ€™economia globale e lโ€™Italia edito da Guerini per il Centro Einaudi di Torino. Dal 2009 e fino al 2020 ha diretto la Lettera Economica del Centro Einaudi. Collabora a giornali, riviste, e televisioni.