Dottor Di Gregorio, Lei è autore del libro La società dei selfie. Narcisismo e sentimento di sé nell’epoca dello smartphone, pubblicato per i tipi di Franco Angeli: perché ci facciamo i selfie?
La società dei selfie. Narcisismo e sentimento di sé nell'epoca dello smartphone Luciano Di GregorioPer soddisfare un bisogno di visibilità sociale in cui si cerca di mettere al centro della scena del mondo se stessi, come fossimo elementi significativi e rilevanti di uno scenario che si espande a livello planetario. La propria bacheca di Facebook, la pagina di Twitter, le foto postate su Instagram, sono occasioni mediatiche per parlare di sé e della propria storia personale, che viene trasformata con i post selfie e con i filmati autoprodotti e presi sui social in un palcoscenico di esibizione personale di sé in cui si afferma il valore della propria persona come se fossimo dei personaggi di successo.
Dietro questi atteggiamenti esistono necessità riferibili ad una nuova forma di narcisismo, ciò contengono dei bisogni di autoaffermazione e di soddisfazione personale, culto di se stessi, uscita dall’anonimato, esibizionismo e voyeurismo, partecipazione all’intimità degli altri, amplificazione di un mondo che sentiamo ristretto e incapace di darci lo spazio che meritiamo, oltre a soddisfare un bisogno di appartenenza ad una comunità che va ben oltre l’ambito ristretto delle nostre relazioni sociali.

Da cosa origina il narcisismo contemporaneo?
Il narcisismo contemporaneo nasce come dicevo dal bisogno di uscire da questo vissuto di anonimato sociale, nella condizione ordinaria dell’esistenza si pensa di non contare nulla e di non avere valore, per cui diventa necessario creare una situazione sociale extra-ordinaria in cui le vite semplici e qualunque delle persone diventano eventi speciali che vengono esibite davanti ad un pubblico di potenziali estimatori che si espande potenzialmente all’infinito; gli altri sono chiamati a confermare questa ricerca di valore e di significato personale che temiamo di non avere.

Che relazione esiste tra le nuove tecnologie e il sentimento di sé?
I social media e la Rete hanno creato nuovi bisogni di visibilità sociale e favorito nuove forme di esibizionismo mediatico che non sono necessariamente dei fenomeni naturali, insiti nel nostro essere persone sociali, ma sono indotti dai media stessi e dalle nuove opportunità offerte dalla Rete, per cui se prima potevamo pensare di avere nella vita una o due occasioni di successo e di visibilità mediatica, ora con i social media noi possiamo farlo in continuazione, ma se da un lato siamo noi che desideriamo esibirci sulla Rete per incrementare il nostro valore, condizionati da una cultura del successo come unica condizione per esistere, dall’altro la cultura dei social stessi autoproduce questo bisogno di visibilità e fa da suggeritore forte ai nuovi comportamenti sociali che si diffondono e diventano fenomeni di massa. Il sentimento di sé che si espande fino a diventare una forma di narcisismo, che mette al centro dell’interesse il proprio Io e trascura l’altro, che pensa di affermarsi addirittura a danno dell’altro, è diventato la cifra “delirante” che caratterizza la società contemporanea.
Il problema nasce quando l’interesse per la propria immagine e per i propri contenuti postati su qualche sociale network, diventano più importanti dell’interesse per l’altro, a cui non ci rivolgiamo più con la stessa curiosità e con lo stesso desiderio con i quali ci rivolgevamo prima.
L’investimento narcisistico sul proprio Io, per ingrandirlo, comporta sempre un sacrificio e una svalutazione delle relazioni con le altre persone, che diventano meno significative, oppure sono significative perché sono utilizzate per affermare il proprio valore e non per avere un rapporto umano e interpersonale autentico con loro.

Come influiscono i moderni device elettronici, primo fra tutti lo smartphone, sulle moderne relazioni sentimentali?
Con le tecnologie, con l’uso dello smartphone per presentificare l’altro e per averlo sempre a disposizione, sul palmo di una mano, non si stimola più l’uso della mente per creare l’altro con la fantasia e usando il pensiero. Io lo creo con un click meccanico, e mi abituo, inoltre, all’idea che le persone sono sempre a mia disposizione, si elimina l’assenza che è la precondizione per la creazione dell’universo simbolico, che nasce sempre da una mancanza che si cerca di saturare, ma quantomeno dopo un tempo di attesa che ci ha permesso di fare mente, di creare immagini mentali dell’altro, di provare sentimenti e di associarli alle immagini che dell’altro ci siamo costruiti nella nostra mente in funzione dell’esperienza emotiva vissuta con lui. Da questa considerazione ne consegue che questa abitudine a utilizzare dei sostituti inferiori della comunicazione e a mediare tutti i rapporti con un medium tecnico, l’uso sistematico che facciamo della Rete e dei social media, ci rendono sempre meno capaci di sostenere l’impatto emotivo che la relazione con l’altro inevitabilmente comporta.
Si assiste già da tempo ad un generale impoverimento della capacità di espressione quando ci si trova con la persona di fronte e questo riguarda anche le relazioni sentimentali, le quali inoltre subiscono, per via dell’abitudine al contatto continuo con l’altro e all’incapacità di sopportare l’esperienza della mancanza, un’ulteriore trasformazione; esse finiscono per diventare dei rapporti molto possessivi in cui non si accetta la mancanza di interesse e di ascolto anche solo temporaneo da parte dell’altro, anche se poi siamo noi i primi a non interessarci mai veramente all’altra persona e ad amarla per quello che è nella realtà.

Luciano Di Gregorio, psicologo e gruppoanalista, svolge attività di psicoterapia a Siena e di formazione a Firenze. É socio ordinario della Società Gruppoanalitica italiana (SGAI) e membro ordinario della Società Italiana Formatori (AIF-Toscana).