Prof.ssa Rebecca Messbarger, Lei è autrice del libro La Signora Anatomista. Vita e opere di Anna Morandi Manzolini edito dal Mulino: quale importanza riveste la figura di Anna Manzolini Morandi nella storia della scienza?
La Signora Anatomista. Vita e opere di Anna Morandi Manzolini, Rebecca MessbargerAnna Morandi, nonostante le sue origini umili, un limitato percorso di formazione e diverse costrizioni, di carattere culturale e sociale, imposte alle donne, divenne la più acclamata modellatrice di cere anatomiche di Bologna, città che nel XVIII secolo era celebre in tutta Europa, quale centro di eccellenza sia negli studi di anatomia sia nella realizzazione di cere anatomiche.

Nacque nello stesso anno, il 1714, dell’inaugurazione dell’Istituto delle Scienze, che segnò un rinnovamento della cultura medico-scientifica bolognese dopo decenni di precipitoso declino. Anna Morandi offrì un contributo di indubbia fama internazionale a quella rinascita culturale. Tra i suoi patroni ed estimatori Morandi ebbe Papa Benedetto XIV, l’Imperatore Giuseppe II d’Austria, e Caterina la Grande, tutti e tre promotori, nonostante le loro diverse finalità, della modernizzazione degli studi anatomici. Riconobbero giustamente il ruolo e le abilità singolari espresse nella scienza anatomica da questa straordinaria donna. Ciò che la Morandi ricreava in cera non era solo ciò che vedeva e toccava sul tavolo adibito alla dissezione, quanto piuttosto una sua visione ideale di come dovessero essere rappresentate forme di carne senziente e di ossa animate. Le sue figure in cera incarnano letteralmente una mediazione tra la vita e la morte. Erano modellate da corpi morti, ma evocavano corpi viventi. Gli appunti associati alle ceroplastiche, descrivono le componenti e i sistemi del corpo umano nella sua completezza e da diverse prospettive interne ed esterne, rispetto a un contesto anatomico più ampio, in modo da permettere a studenti e amatori di comprendere in maniera esaustiva la posizione naturale di ogni singola parte, nonché la forma e fisiologia, degli elementi esaminati. Dall’alto dell’autorevolezza del suo bisturi, utilizzato in maniera certosina, Morandi si impegnò anche nello studio delle teorie anatomiche più affermate, giungendo anche a contestare nel suo repertorio anatomico di oltre 250 pagine alcuni dei maestri più autorevoli nelle scienze anatomiche, come Vesalio, Malpighi, e Morgagni. In particolare, contribuì in modo sostantivo con i suoi studi meticolosi degli organi di senso al grande dibattito settecentesco sulla distinzione tra percezione e cognizione. La serie di cere relativa a questi studi fu acquistata da sovrani e accademie lungo tutta la penisola e in Europa, da eminenti personalità e istituzioni quali il Re di Sardegna, il Doge di Venezia, l’Università di Torino, la Royal Academy di Londra, e Caterina la Grande. Un’altra figura in cera da lei scolpita che ebbe una fama clamorosa fu l’autoritratto a grandezza naturale dell’anatomista, che si vede riprodotta sulla copertina del mio libro. In questa autobiografia visiva, l’eccezionale “signora anatomista” è vestita in maniera elegante, con lo sguardo intento a rispondere all’osservatore, mentre con le mani si appresta a sezionare un cervello, sede della conoscenza umana. L’autorappresentazione è una chiara provocazione per color che dubitavano delle capacità intellettuali del genere femminile.

Quali vicende segnarono la vita di Anna Manzolini Morandi?
Verso la fine del 1746, il marito di Anna Morandi, l’artista Giovanni Manzolini, lasciò il suo posto come assistente delle commissioni papali per la fondazione del più eminente Museo anatomico nella penisola italica. Dopo tre anni di impegno, Manzolini accusava il responsabile del Progetto, Ercole Lelli, di avergli sottratto l’attenzione meritata per la sua supremazia nel campo della scienza e della scultura anatomica. In seguito a questa decisione, Giovanni insieme a sua moglie e collaboratrice Anna Morandi, aprirono in casa propria un laboratorio per modellare cere anatomiche e una scuola di Anatomia, al fine di istruire studenti di medicina ed esperti appassionati. Fu così che Anna, madre di due bambini, nonché artista formatasi professionalmente, a trentadue anni entrò nella vivace sfera della vita culturale bolognese a cavallo fra arte e scienze.

Nel loro laboratorio, i coniugi Manzolini lavorarono insieme “smembrando” corpi umani sul loro tavolo dissettorio, ricomponendoli in meticolose figure anatomiche grazie all’uso di calchi in gesso e di modelli in cera. Ma come descritto in numerosi resoconti redatti in prima persona, era solo Anna e mai suo marito che rappresentava il volto pubblico del loro laboratorio. Lei offriva regolarmente lezioni e dimostrazioni anatomiche durante le quali presentava la vasta collezione di modelli anatomici in cera a medici praticanti e a studenti di Bologna o stranieri che giungevano sempre più numerosi presso il loro laboratorio domestico. L’atlante tridimensionale di anatomia umana, elaborato dalla coppia e descritto durante le lezioni da Anna, fornì strumenti tassonomici innovativi e uno standard di verità scientifica molto utile agli studenti di medicina e agli appassionati di scienze mediche.

Con l’improvvisa morte di Giovanni Manzolini nel 1755, Anna, quarantenne e madre di due figli piccoli, dovette affrontare sia la tragica perdita del partner negli affetti e nella professione, sia la grave crisi economica in cui era precipitata la sua famiglia. Anna assunse in quel momento il controllo del laboratorio domestico e cercò aiuto presso il pontefice Benedetto XIV, il quale spinse il Senato di Bologna a darle un salario onorario annuale. Il sostegno era però talmente modesto che la donna fu costretta a portare all’orfanotrofio di San Bartolomeo di Reno il figlio maggiore di soli undici anni, rinunciando anche a ogni diritto parentale su di lui. Durante gli anni successivi alla morte del marito, e fino al 1769, quando conte senatore Girolamo Ranuzzi comprò tutta la suppellettile anatomica della Signora Anatomista e le diede per il resto della sua vita un appartamento nel suo palazzo, Anna Morandi continuò incessantemente a migliorare la propria pratica anatomica e la fama internazionale per poter mantenere il figlio minore Carlo e sé stessa, nonché per ambizione personale. Durante questo periodo un flusso costante di visitatori internazionali cominciò a presentarsi alle sue lezioni di anatomia, tanto che la donna si distinse grazie ai suoi modelli in cera come una tra i migliori esperti di anatomia e di ceroplastica in Europa.

Quali caratteristiche rendono unici i suoi modelli anatomici?
Anna Morandi creò la propria collezione di ceroplastiche ad uso di medici professionisti, così come di fervidi estimatori e studiosi della pratica anatomica. I suoi corpi in cera sostituirono e di fatto surclassarono, in modo innovativo, i cadaveri dissezionati. Rispetto a organi, apparati e legamenti in decomposizione, le ceroplastiche avevano il vantaggio di risultare prive di parti impure e, grazie all’uso di colori vividi e di una rappresentazione tridimensionale, risultavano quasi infuse di vita vera.

Le figure anatomiche di Morandi erano uno strumento palpabile, atto a conoscere ciò che vive e agisce sotto la pelle. Le sue sculture anatomiche, rivelatrici dell’essenza interiore dell’essere umano, erano archetipi depersonalizzati, disconnessi da una narrativa di tipo biografico o da un contesto storico o morale. La ceroplasta, in contrapposizione rispetto alle modalità di illustrazione anatomica convenzionale e ai suoi rivali contemporanei in campo artistico, non rappresentò mai alcuno spellato, né figure anatomiche complete, preferendo sempre puntare la propria enfasi su visioni parziali, braccia in movimento, sistemi urogenitali in funzione, guizzanti bulbi oculari, anche porzioni vibranti di volti, tutte rappresentazioni deliberatamente sineddotiche nella loro aspirazione a evocare il contesto anatomico e fisiologico come un sistema complesso e completo.

Sebbene avesse rappresentato tutti i sistemi e quasi tutti i componenti del corpo umano, gli elementi più importanti della sua opera furono la serie sugli organi sensoriali già menzionati, che Morandi duplicò per numerosi patroni, e la serie sul sistema riproduttivo maschile.

All’apice della sua carriera di anatomista e ceroplasta, Morandi scolpì una serie completa di modelli in cera a dimostrazione del sistema urogenitale maschile, compresi i genitali stessi, per un totale di ventidue figure corredate da quarantasette pagine di appunti anatomici. Occorre, però, notare che questa è l’unica parte della sua opera quasi completamente sparita. Attraverso l’analisi sistematica di queste parti e funzioni del corpo riproduttivo umano maschile, Anna Morandi contribuì all’evoluzione del vivace discorso sulle differenze sessuali durante il XVIII secolo. Non possiamo ignorare il fatto che la padronanza mostrata in materia di apparati riproduttivi essendo svelata con grande maestria da una donna risultava audace per molti visitatori, incluso tra gli altri Lord Byron che commentò tali cere in varie lettere personali.

Infine, quello che distingue Anna Morandi, è che lei stessa si dichiarava Maestra anatomista, decisa a condurre il proprio sguardo esperto sulla superficie e all’interno delle parti del corpo da scoprire, fra cui il cervello, gli organi di senso, e gli organi sessuali maschili.

Un aspetto importante dell’opera della Morandi che continua a ricevere poca attenzione dagli storici è che era costituita da due parti complementari, la serie di figure in cera, ovvero l’atlante anatomico tridimensionale, e il «magnifico libro» di annotazioni che le descriveva.

Rebecca Messbarger è Professoressa di Lingua e cultura italiana presso il Departement of Romance Languages della Washington University di St. Louis (Missouri, USA)

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