Prof. Umberto Pagano, Lei è autore con Giovanna Procopio del libro La sessualità giapponese. Uno sguardo sociologico pubblicato da Youcanprint: perché uno studio sulla sessualità giapponese?
La sessualità giapponese. Uno sguardo sociologico, Umberto Pagano, Giovanna ProcopioSpesso ciò che è diverso attrae, la sessualità giapponese in questo senso è singolare e sorprendente, non può che stupire per l’eccentricità che la connota e per le sue contraddizioni, in realtà spesso tali solo all’occhio occidentale. Inoltre, gli atteggiamenti, i comportamenti e le rappresentazioni del sesso costituiscono un’ottima chiave d’accesso per accostarsi alla comprensione di una cultura affascinante come quella giapponese.
Nonostante ormai i processi di omologazione culturale abbiano fatto convergere le culture dei “paesi avanzati”, soprattutto rispetto ad alcuni aspetti come l’uso delle tecnologie, la società giapponese mantiene ancor oggi elementi di originalità e di interesse per chi si occupa di studi sociali.

Quali bizzarrie rendono la pornografia giapponese contemporanea unica nel suo genere?
Nello scenario mondiale, la pornografia giapponese rappresenta un esempio di estremo interesse. Sono molti i tratti caratteristici (talvolta unici) che la contraddistinguono e la rendono particolarmente interessante. La “logica” dello stupro ad esempio, ricorre spesso nelle “rappresentazioni” giapponesi. I rape games (videogiochi a tema stupro), ad esempio, giudicati con estrema severità in alcuni ambienti occidentali, sono invece ampiamente diffusi e apprezzati nella terra del Sol Levante, dove però il tasso di reali violenze sessuali, è decisamente più basso rispetto a quello dei più “puritani” USA (i dati più accreditati parlano di un rapporto 1:65!).

In Giappone c’è un continuo ritorno alla dimensione infantile, abbigliamento, comportamenti e modi di fare di giovani e non, sono condizionati e ispirati al fenomeno kawaii. Questo termine – utilizzato per descrivere qualcosa di carino e adorabile – viene spesso associato ai cartoons, ed esercita un forte richiamo all’infanzia ampiamente apprezzato in Giappone e molto evocato anche nell’estetica sessuale. Per esempio, nell’ambito dei sex-toys, il kawaii dà vita ad oggetti singolari, come i vibratori di Hello Kitty, in vendita in molti sexy shop di Tokyo.

Sulla scia di questo approccio ludico alla sessualità, nascono, intorno agli anni Novanta, nuovi luoghi di commercializzazione del sesso, i burusera-ten, che permettono ad alcune studentesse minorenni la messa in vendita delle loro uniformi scolastiche e indumenti vari. Questi negozi, hanno in seguito ampliato le vendite, aggiungendo ai prodotti acquistabili biancheria usata. Il feticismo della biancheria usata non è presente solamente in Giappone, ma la particolarità che lo contraddistingue nel caso giapponese sta nella naturalezza delle forme con cui si esplica: la vendita infatti, avviene anche per strada, attraverso distributori automatici che erogano biancheria intima, non sempre realmente usata, ma “contraffatta” ad arte appositamente per apparire come tale.

Come si inserisce la sofisticata tradizione artistica erotica giapponese nella rappresentazione attuale del sesso nel paese del Sol Levante?
Durante il periodo Edo (1603 e il 1868) nasce e si evolve stilisticamente un genere di illustrazione erotica, quello delle stampe Shunga, di cui Kitagawa Utamaro è considerato l’incontrastato maestro. Le storie raccontate in questi dipinti sembrano avere una cifra canonica precisa e quasi ineludibile. Finalizzato all’esaltazione della sessualità, questo genere sviluppa una dimensione psicologica dell’erotismo che è una rappresentazione piuttosto fedele anche dell’attuale concezione giapponese in fatto di sesso. Non a caso la maggior parte delle rappresentazioni “pop” erotiche e pornografiche contemporanee sono spesso in continuità con quelle classiche, in particolare gli Hentai (fumetti, cartoons e videogiochi a sfondo erotico/pornografico). Ciò si può constatare da una duplice prospettiva. Da un punto di vista della fruizione, nel senso che, come accadeva per le opere Shunga, gli Hentai non sono appannaggio di un pubblico solamente maschile ma sono molto apprezzate anche dalle donne. Da un punto di vista delle tematiche, alcuni soggetti e atmosfere ricorrenti delle Shunga vengono rappresentati tutt’ora. Ad esempio, il potenziale metaforico attribuito a tentacoli e a mostri di vario genere, frequente nell’estetica erotica classica giapponese, è estremamente attuale. La moderna (e post-moderna) cifra fantasy e orrorifica degli Hentai è il precipitato, aggiornato, di motivi culturali in realtà molto antichi.

In che modo influiscono sulla concezione della sessualità le specificità della cultura nipponica?
Le due religioni più praticate, Shintō e Buddhismo Zen, propongono una visione libera e “pratica” della sessualità: essa, anche quando è sganciata dalla sua funzione riproduttiva, non ingenera rammarico morale, non è considerata peccato. Lo Shintō, in particolar modo, essendo una religione vitalistica e anti-escatologica, riconosce al sesso un ruolo fondamentale. Non è un caso, dunque, che atteggiamenti e comportamenti sessuali attuali, in Giappone, si connotino per una cifra marcatamente più “libera” e “concreta”, e tendenzialmente svincolata da giudizi moralistici, rispetto alle culture di matrice cristiana. Questo non ci induca ad immaginare una sessualità in cui sia depotenziata una dimensione spirituale, platonica. Basti citare, come esempio, la pratica per la quale gli uomini pagano semplicemente per sdraiarsi affianco ad una ragazza, guardarla negli occhi o dormire accanto a lei, come magnificamente descritto da Yasunari Kawabata nel suo famoso romanzo “La casa delle belle addormentate”. O si pensi allo “Shibari” (definibile, per grandi linee, come una tipologia di bondage) che, visto dall’esterno, potrebbe sembrare una pratica sadomaso brutale e, invece, rinvia alle tecniche di imprigionamento utilizzate dai Samurai ma anche a sofisticati e antichissimi rituali religiosi nei quali corde e legacci simboleggiano il legame tra umano e divino.

Quali considerazioni si possono trarre dall’analisi della dimensione sociale della sessualità giapponese?
L’approccio ludico e fantasy che i giapponesi hanno con il sesso è, per molti versi, altamente indicativo dei valori, dei canoni estetici della Weltanschauung (la “visione del mondo”) del popolo giapponese. Attualmente si assiste ad uno strano connubio tra disinvoltura nel vivere la sessualità e, nel contempo, ad una sua bizzarra spettacolarizzazione. La disinibizione sessuale, unità alla presenza dilagante delle tecnologie della comunicazione e dello show-business, ha catalizzato una fusione profonda e, per certi versi, paradossale tra sesso e società dei consumi e dello spettacolo, dando vita a forme inconsuete per la nostra cultura. Si pensi, ancora una volta, ai videogiochi di stupro o a programmi televisivi come “The hand Job”, una gara tra due ragazze in cui si aggiudica la vittoria la concorrente che prima riesce a far raggiungere l’orgasmo ad un partner occasionale che le viene assegnato a caso.
E tuttavia, questa esuberanza sessuale in parte stride con altre dinamiche, come quella del netto calo della frequenza dei rapporti sessuali o come la diffusione del fenomeno dei “soshoku danshi”, gli “uomini erbivori”, prevalentemente giovani, soprannominati così proprio perché non nutrono desideri carnali.