“La sessualità degli italiani. Politiche, consumi e culture dal 1945 ad oggi” di Fiammetta Balestracci

Dott.ssa Fiammetta Balestracci, Lei è autrice del libro La sessualità degli italiani. Politiche, consumi e culture dal 1945 ad oggi edito da Carocci: quale importanza riveste lo studio delle trasformazioni avvenute nella sfera sessuale per la storia dell’Italia repubblicana?
La sessualità degli italiani. Politiche, consumi e culture dal 1945 ad oggi, Fiammetta BalestracciLe trasformazioni avvenute nell’Italia repubblicana nell’ambito della sfera sessuale, ovvero quel campo del comportamento e del pensiero umano che interessa tanto il sistema biologico-riproduttivo quanto le relazioni tra i sessi, sono state di importanza decisiva per la definizione dell’assetto generale della società. Dopo la seconda guerra mondiale la progressiva messa in discussione sia a livello culturale sia sul piano legale della società patriarcale, che aveva nella sessualità uno dei suoi fondamenti, ha permesso di modificare le strutture portanti del paese. L’abbandono della sfera domestica coniugale quale unico spazio legittimo di espressione di una sessualità riproduttiva ha permesso innanzitutto alla donna di liberarsi dall’obbligo alla procreazione e di vedere riconosciuto il proprio diritto di accesso alla sfera pubblica e alla collettività, ovvero gli ambiti del lavoro e dell’intrattenimento, della cultura e dell’istruzione. Più in generale ha permesso di riconoscere nella sessualità un campo dell’espressione individuale, e non più solo uno strumento o un bene a sostegno di un modello di società. Questo mutamento di concezione ha reso possibile la legittimazione sia di nuove culture sessuali, sia di nuove configurazioni e soggetti sociali, come i single e le coppie senza figli. La crisi del modello di società fondato sulle gerarchie tra i generi e le generazioni, modello che in Italia e in buona parte d’Europa ha esercitato un’egemonia culturale per tutto l’800 fino agli anni Cinquanta del ‘900, ha permesso di promuovere l’accettazione di identità sessuali diverse da quella eterosessuale riproduttiva.

Ad avviare tale processo di cambiamento sono state innanzitutto le conseguenze sul piano demografico e sociale delle due guerre mondiali che, con una pesante decimazione della popolazione maschile, hanno portato all’indomani dell’ultimo conflitto a una società a maggioranza femminile, questo non solo in Italia. Ad esse si sono poi aggiunti gli effetti del baby boom del ventennio successivo che ha determinato una crescita del numero dei giovani. Il protagonismo sociale di questi due raggruppamenti di popolazione, le donne e i giovani, nel dopoguerra è stato favorito dalla crescita del benessere e dal moltiplicarsi di opportunità di mobilità sociale. In tale congiuntura la diffusione di nuovi consumi e nuovi media ha permesso di far circolare nuovi modelli culturali e comportamentali riguardanti anche la morale sessuale. Le battaglie civili e politiche degli anni Settanta e seguenti per il riconoscimento dell’identità delle cosiddette minoranze sessuali sono state un momento di ulteriore avanzamento sul piano culturale, politico e dei diritti della persona, di cui le politiche nazionali di inizio millennio per le unioni civili e dei matrimoni gay possono essere considerate un ulteriore sviluppo.

Qual era la morale sessuale diffusa nell’Italia del dopoguerra? 
L’Italia dell’immediato dopoguerra era un paese prevalentemente agricolo, dove gran parte della popolazione viveva nelle campagne, era analfabeta, non aveva accesso ai mezzi di informazione e i cui consumi restavano ancorati per lo più al settore alimentare. Nel clima culturale generato dalla guerra fredda la tendenza fu quella di un ritorno alla famiglia tradizionale e a una generale stabilizzazione sociale, come era negli auspici del ceto politico uscito vincitore dall’ultimo conflitto. A quel tempo però molte famiglie e molte persone vivevano in condizioni affatto diverse che a causa della legislazione vigente e della moralità pubblica corrente assumevano uno stato di semi-legalità o marginalità sociale. L’assenza di divorzio, per esempio, faceva sì che molte coppie provenienti da un altro matrimonio non potessero sposarsi e convivessero illegalmente, mentre le donne sole con figli, piuttosto numerose all’indomani della guerra, non godessero degli stessi diritti delle coniugate. Lo stesso valeva per la prole cosiddetta “non legittima”. In generale il diritto familiare veicolava un modello di moralità sessuale che relegava la donna alla sfera domestica e riproduttiva e conferiva all’uomo maggiori diritti e maggiore libertà sessuale. Aborto e contraccezione erano infatti banditi, il ricorso alla prostituzione accettato. L’omosessualità era motivo di stigma sociale. Gli anni Cinquanta si può dire siano stati sospesi tra una generale stabilizzazione sociale, difesa da una crescita dei sistemi della censura, e tentativi di riforma molti dei quali falliti. I più noti sono senz’altro la legge Merlin del 1958 per la chiusura delle case chiuse e le proposte di legge di Renato Sansone per l’introduzione del divorzio del 1954 e del 1958. Molte altre iniziative di riforma si possono ricordare, spesso dimenticate, altre fallite. Si pensi all’approvazione della legge n. 1604 del 31 ottobre 1955 che portò alla cancellazione della sigla “NN” per i figli di ignoti, e ai primi tentativi falliti di abrogazione del reato di adulterio femminile, cancellato solo nel 1968. Nel dopoguerra esisteva infatti una minoranza nel paese che, come Merlin e Sansone, e tramite realtà come l’AIED, l’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, credeva che il paese avesse bisogno di un aggiornamento sia sul piano legale che culturale.

Cosa ha rappresentato per la morale sessuale degli italiani il Sessantotto?
Il Sessantotto si manifestò mentre erano già in atto da tempo nel paese cambiamenti sul piano della morale sessuale. A metà decennio c’era stato il Concilio Vaticano II con cui la Chiesa aveva fatto delle grosse aperture sia sul rapporto coniugale, sia sul tema della contraccezione. Quest’ultimo era stato ripreso anche nel dibattito politico dopo che nel paese aveva cominciato a diffondersi la pillola e il ministro della Salute Luigi Mariotti aveva promosso un’indagine tra le donne italiane da cui era emerso che, sebbene si trattasse di una minoranza, anche le donne cattoliche ne facevano uso. A metà decennio erano state pubblicate diverse inchieste sulla sessualità dei giovani e delle donne che segnalavano un’evidente attenzione per il cambiamento dei costumi. Avevano inoltre cominciato a circolare anche in Italia testi della letteratura internazionale già piuttosto popolari. Si pensi, per citarne solo alcuni, a Il Secondo sesso di Simone De Beauvoir, saggio del 1949 che ricostruiva la matrice storica dell’oppressione sociale della donna, tradotto nel 1961 da Il Saggiatore; oppure a Sesso e società di Alex Comfort del 1963, un’analisi della morale sessuale occidentale intenzionata a far luce sui principali tabù e tradotto da Feltrinelli nel 1967; oppure ancora a La rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich, collezione di saggi risalenti agli anni Venti e Trenta riproposti in una nuova edizione di lingua inglese nel 1945 e tradotto da Feltrinelli nel 1963, la quale utilizzava le tesi marxiste e freudiane sulla società di massa e la nascita dell’inconscio per teorizzare il rapporto tra repressione sessuale individuale e regimi fascisti. Nel 1964 era uscito presso Einaudi Eros e civiltà di Herbert Marcuse, un testo del 1955 che analizzava il rapporto tra famiglia e autorità nella società occidentale. Negli stessi anni sulla stampa e nel cinema immagini e vocabolari ‘sexy’ avevano cominciato ad essere molto diffusi. I giovani avevano iniziato a seguire mode e costumi che li proiettavano in nuovi spazi sociali, assai promiscui e lontani dalla famiglia. La moda scandalosa dei ‘capelloni’ aveva cominciato a diffondersi nelle grandi città e ad essere apprezzata da un pubblico sempre più vasto grazie alla musica pop e al suo immaginario sociale e culturale. In tale contesto la famosa inchiesta del liceo Parini di Milano sulla sessualità delle studentesse promossa dal giornalino d’istituto La Zanzara può apparire meno isolata, così come la decisione del deputato socialista Loris Fortuna di avanzare nel 1965 una nuova proposta di legge per l’introduzione del divorzio.

Il Sessantotto degli studenti in qualche modo sintetizzò e promosse questioni che erano già avvertite e in parte discusse nel paese, ponendole al centro dell’attenzione pubblica attraverso eventi sensazionali come le occupazioni degli atenei. Attraverso le rivolte di quelle giornate fu inoltre possibile avviare una politicizzazione non solo dei discorsi sulla famiglia, ma altresì dei comportamenti, delle prassi sociali e delle culture afferenti la morale sessuale, inaugurando un modello di politica che avrebbe segnato le vicende del decennio successivo. I movimenti per i diritti civili e per il riconoscimento dell’identità sessuale degli anni Settanta e seguenti trassero tutti il proprio strumentario politico da quell’esperienza, e così in parte anche i movimenti femministi. Al tempo stesso mode e consumi come quelli ispirati al codice dell’unisex, che parificava nell’immaginario collettivo il corpo della donna a quello dell’uomo, ricevettero una grossa promozione dalle immagini di quelle giornate, insieme a esperienze collettive che invitavano a una liberazione del corpo sia femminile che maschile. Il che ovviamente non comportò un’immediata ridefinizione delle relazioni tra i sessi, come hanno rivelato molte testimonianze di ragazze del ‘68.

Quell’anno anche fuori dalle aule universitarie si registrava una crescita di interesse per i temi della morale sessuale. Vi contribuì la politica, con la campagna elettorale per le elezioni del 19 maggio in cui si discusse della proposta di legge sul divorzio, dei risultati della commissione pontificia istituita alla fine del Concilio sul controllo delle nascite e dell’inchiesta del ministro Mariotti. A giugno era stato depenalizzato il reato di adulterio femminile e a luglio era stata pubblicata l’enciclica Humanae Vitae con cui la Chiesa tornava sui propri passi sul tema della contraccezione. Durante tutto l’anno inchieste e reportage sul sesso comparvero praticamente su tutte le riviste di informazione e costume, da “L’Espresso” a “Famiglia cristiana”. Anche nelle riviste di indirizzo conservatore e cattolico, dove si cercava di mettere un freno al mutamento di costumi in corso con argomentazioni critiche, le pubblicità e le immagini tendevano a contraddire i discorsi e a seguire i messaggi dell’epoca. Una slavina di immagini di corpi nudi o semi-nudi in tutti i settori della cultura, dal cinema al teatro fino alla tv aveva cominciato a riformare l’immaginario degli italiani aprendo spazi per nuovi modelli culturali. La caduta dei tabù attraverso l’irrompere di un nuovo immaginario avrebbe fatto cadere nel decennio seguente la censura e ogni tentativo di controllo. L’Italia reale di fine anni Sessanta era però ancora sospesa tra il cambiamento delle grandi città e la provincia. Quell’anno avveniva il primo omicidio del “mostro di Firenze”, ovvero l’assassinio di due amanti clandestini ad opera del marito di lei con la complicità del cugino, anch’egli già amante della prima. L’Italia della provincia si mostrava ancora popolata da realtà assai arretrate dove tradimenti e gelosie potevano sfociare in delitti efferati.

Quale importanza riveste la ‘rivoluzione sessuale’ degli anni Settanta e chi ne sono stati i protagonisti?
Negli anni Settanta si è verificato quel cambio di paradigma atteso da larga parte della società e preannunciato dai messaggi del decennio precedente. Si è trattato di un cambiamento innanzitutto culturale e politico che ha riguardato cioè le concezioni e i modelli di sessualità veicolati dalle rappresentazioni pubbliche e dalle riforme di legge. Le ricadute sociali si poterono apprezzare inizialmente solo in parte: nella generazione dei nati negli anni Quaranta solo tra i giovani del ceto medio istruito dei grandi centri urbani. Con il passare degli anni e la stabilizzazione dei discorsi e dei nuovi modelli di sessualità il cambiamento si è poi esteso dalla città alla provincia, dal Nord al Sud del paese, dai ceti istruiti al resto della collettività. La ricerca sulle autobiografie ha dimostrato come per i pionieri del cambiamento, ovvero per i nati negli anni Quaranta, i conflitti tra vecchia e nuova morale furono assai difficili da superare, mentre per i nati nel decennio successivo fu più facile fare esperienze prima del matrimonio, soprattutto per le donne alle quali fino ad allora la morale aveva interdetto ogni rapporto fuori dalle mura coniugali. I più influenti teorici del cambiamento in Italia sono stati senz’altro esponenti della scuola sociologica di Francoforte quali Herbert Marcuse e Wilhelm Reich, che per il loro legame con il freudo-marxismo hanno riscosso nella sinistra italiana una grande attenzione. Grazie alla diffusione delle loro teorie sulla liberazione sessuale anche fuori dai circoli intellettuali, ovvero sulla stampa a grande diffusione, la fine della moralità coniugale procreativa ha trovato una sua giustificazione culturale. A rendere possibile la diffusione di massa di una nuova concezione della sessualità e del corpo ha contribuito non di meno a partire dagli anni Sessanta la ricezione della biologia americana che con gli studi di Kinsey sulla sessualità umana e di William Masters e Virginia Johnson sulla fisiologia dell’atto sessuale ha posto l’accento sull’importanza dell’anatomia e della fisiologia del corpo come non era mai stato fatto sino ad allora, gettando le premesse per una concezione della sessualità meno legata all’identità psicologica e al comportamento sociale.

Come si è evoluto il rapporto tra società italiana e sessualità dopo gli anni Settanta?
Il rinnovamento portato dai cambiamenti culturali e dalle riforme di legge degli anni Settanta e seguenti ha senz’altro introdotto una discontinuità nel paese. La famiglia coniugale riproduttiva ha smesso di essere il punto di riferimento della morale sessuale nazionale per lasciare spazio a un pluralismo di modelli culturali. Nuovi tipi sociali con una sessualità lontana dal vecchio standard hanno preso forma e trovato legittimazione nell’immaginario pubblico e nelle culture istituzionali. Tra questi i single, termine inglese che dall’inizio degli anni Settanta in poi ha trovato diffusione fuori dal mondo anglofono per descrivere un nuovo fenomeno sociale; l’uomo unisex o metrosexual, le coppie di fatto, omosessuali maschi e femminile, transessuali. L’identità sessuale si è sempre più legata alla questione della cittadinanza, portando alla ribalta temi come quello del riconoscimento del diritto al matrimonio per coppie dello stesso e la sua equiparazione con sistemi alternativi di convivenza civile. La sessualità si è profilata sempre di più come terreno di espressione dell’individuo e della sua identità, sia per i maschi che per le femmine. A fronte di una pluralità di culture sessuali, si è per altri versi registrato un avvicinamento dei comportamenti e dei valori afferenti a culture e modelli sessuali diversi. Ciò che è valido e riconosciuto per un eterosessuale o per un maschio ora è considerato legittimo anche per un omosessuale e per una femmina. Questo ha significato che anche nell’ambito della cultura cattolica si è registrato un profondo cambiamento di valori e una graduale accettazione di opzioni comportamentali in chiara contraddizione con il modello della famiglia tradizionale, come il divorzio, la contraccezione, l’aborto e l’omosessualità, soprattutto tra i giovani.

Cosa ha significato per la sessualità degli italiani l’avvento di internet e il porno di massa?
L’avvento di internet ha sicuramente portato a una popolarizzazione e a una crescita del consumo virtuale del sesso, fenomeno che ha iniziato il suo corso alla fine del diciannovesimo secolo con la diffusione delle prime riviste illustrate e che certamente con la crescente erotizzazione dei media degli anni Sessanta e Settanta ha conosciuto una forte accelerazione. Tale fenomeno ha senz’altro ricevuto un’ulteriore spinta con la nascita del porno di massa, resa possibile da fine anni Sessanta in poi dalla progressiva abolizione in Occidente della censura sulla diffusione di materiale pornografico. Da questo momento la crescita di un’industria cinematografica di contenuto pornografico ha trasformato un fenomeno ancora piuttosto limitato in un’esperienza di massa che con l’avvento di internet ha conosciuto nuove espressioni. Con internet e il facile accesso individuale al porno in forma di video la virtualizzazione del sesso ha toccato livelli sconosciuti, contribuendo per un verso a rendere il sesso qualcosa di meno misterioso, per altri versi a favorire nuove forme di standardizzazione del sesso e di diseducazione. Il facile accesso alla virtualizzazione del sesso da parte del singolo ha aumentato il rischio che la finzione potesse sostituirsi o confondersi con la realtà e che la vita privata delle persone potesse essere facilmente violata. La recente disposizione di legge del 19 luglio 2019, n. 69 anche nota come revenge porn, ha intercettato i risvolti penali che l’uso non corretto di tali strumenti può comportare. Tale disposizione punisce infatti chi condivida su internet video relativi a episodi di vita intima senza il consenso dell’interessato/a. D’altra parte è pur vero che internet ha permesso un più facile accesso anche a programmi di educazione sessuale, grazie anche a nuove piattaforme operanti nel campo della distribuzione di video come Netflix.

Specializzata in storia della Germania e della società europea nel ventesimo secolo, Fiammetta Balestracci ha conseguito il dottorato all’Università Statale di Milano nel 2003, ha insegnato diversi anni presso l’Università degli Studi di Torino e presso l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Attualmente è Simone Veil Fellow presso la Ludwig-Maximilian-Universität di Monaco. Tra le sue pubblicazioni La Prussia tra reazione e rivoluzione 1918-1920, Zamorani, 2004 e con Catia Papa (a cura di), L’Italia degli anni Settanta. Narrazioni e interpretazioni a confronto, Rubbettino 2019.

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