Professor Balzola, la Sua ultima fatica, uscita per i tipi di Dino Audino, si intitola La scena tecnologica, dal video in scena al teatro interattivo: qual è e quale è destinato a diventare il ruolo del digitale in scena?
La scena tecnologica, dal video in scena al teatro interattivo di Andrea BalzolaIn realtà il volume “La scena tecnologica“, non è l’ultimo mio volume uscito, con attinenza al tema sono poi usciti “Il teatro a disegni di Dario Fo” (con Marisa Pizza, direttrice Archivio Fo – Rame, e un video di Giuseppe Baresi) che attraverso molti bozzetti inediti e un lungo dialogo con Fo spiega il ruolo del disegno e dello storyboard nella drammaturgia teatrale e televisiva del premio Nobel. Recentissima anche la riedizione del fondamentale testo di Richard Wagner: “L’arte del futuro“, in cui teorizza l’opera totale, con un mio saggio che ripercorre l’idea della sintesi delle arti dai Romantici e Wagner fino alle Avanguardie e alla Multimedialità. “La scena tecnologica” è il seguito di un volume uscito negli anni ’90 dedicato alle prime sperimentazione teatrali con il video: “La nuova scena elettronica. Il video e la ricerca teatrale in Italia” (con Franco Prono), che teorizzava la nascita di una nuova forma di teatro multimediale e raccoglieva i contributi dei registi teatrali che avevano lavorato in tv e che avevano per primi portato il video in scena (da Bene, Quartucci e Ronconi fino a Corsetti,Studio Azzurro, Martone, Tiezzi etc). Nel nuovo volume si aggiornano quelle testimonianze e si introducono le nuove ricerche degli anni Duemila in Italia che portano all’uso di scene virtuali interattive (Studio Azzurro, Ariella Vidah, Roberto Latini, Giacomo Verde, Xlab Factory), all’incrocio di linguaggi multimediali: arti visive elettroniche, cinema, animazione, video (Sambin, Corsetti, Aldes-Castello, Giardini pensili, Motus, Fanny & Alexander, Teatrino Clandestino), all’evoluzione installativa e performativa della videoart (Theo Eshetu), alla reinvenzione ipertestuale della scrittura drammaturgica (Andrea Balzola, Andrea Cosentino).

Chi sono i principali esponenti delle avanguardie artistiche elettroniche nel nostro paese?
Oltre agli autori presenti nel libro “La scena tecnologica” e citati nella risposta precedente, ci sono molti artisti più giovani, già “nativi digitali”, che operano trasversalmente su differenti aree espressive, perché le arti elettroniche hanno proprio la caratteristica fondamentale dello sconfinamento tra media e generi. Lino Strangis è uno dei più attivi video-artisti italiani contemporanei, che insieme a Veronica D’Auria organizza da anni rassegne di arti elettroniche d’avanguardia, Aurora meccanica è un gruppo di artisti torinesi che sviluppa in diversi ambiti una poetica ricerca mediante l’arte digitale interattiva, e proprio a Torino ogni anno ci si può aggiornare seguendo il festival sull’arte interattiva To-Share, quest’anno diretto dal noto scrittore fantascientifico americano Bruce Sterling. Un altro gruppo molto interessante che opera anche a livello internazionale è Alterazioni video, con un uso social del web per i suoi progetti, e la sperimentazione di realtà aumentata e altre innovazioni più recenti. Il Video Mapping è un altro settore particolarmente frequentato dai giovani creativi digitali e anima differenti tipologie di eventi, artistici, istituzionali e commerciali. Nell’ambito strettamente teatrale, Santa Sangre è stato uno dei gruppi che negli ultimi anni ha creato una drammaturgia teatrale la cui originalità espressiva è spesso centrata sull’alchimia di corpo e immagine video.

Come la tecnologia digitale interviene sul modo di concepire e fare Teatro?
L’innovazione fondamentale, ed epocale, che la tecnologia digitale introduce nel teatro è la dimensione virtuale interattiva, che permette oggi (e sempre più nel futuro) d’incrociare con un alto livello di realismo i corpi e le scene reali e virtuali. Fino a creare uno spiazzamento percettivo, una sinestesia di ultima generazione che unisce i sensi naturali e il mondo artificiale. Già i registi dell’avanguardia teatrale degli anni Venti-Trenta del Novecento (da Eisentein a Brecht e Piscator) avevano utilizzato le proiezioni cinematografiche per aprire il palcoscenico su un’altra dimensione della visione, alla fine degli anni Settanta il video è entrato in scena prima attraverso i monitor e poi con le videoproiezioni (anni Novanta), creando una “doppia scena” reale e virtuale, dove però l’immagine non interagiva direttamente con l’attore, anche se dialogava con esso e partecipava all’azione. A partire dalla fine degli anni Novanta e con l’inizio del nuovo millennio, l’evoluzione dei dispositivi multimediali digitali ha consentito all’attore in scena di diventare egli stesso regista di un immaginario mescolato tra materiale e immateriale (tra i pionieri bisogna ricordare il catalano Marcelin Antunez Roca, e in Italia Giacomo Verde con lo spettacolo Storie Mandaliche, con mio ipertesto drammaturgico, StudioAzzurro, Ariella Vidah nella danza, Roberto Latini con l’Ubu incatenato). L’ipertesto drammaturgico sostituisce il testo classico unico e lineare, componendo una serie di frammenti testuali e multimediali linkati fra di loro, mentre la performance interattiva utilizza la scena virtuale come una dimensione da plasmare e trasformare in tempo reale.

Quale può essere il rapporto tra web e Teatro?
Ci sono stati molti esperimenti interessanti di cosiddetto Web-Theatre, sia utilizzando il desktop del computer come palcoscenico dove far agire personaggi e attivare chat, dove si improvvisa una drammaturgia partecipata tra autori e utenti (vedi il gruppo femminile del Desktop Theatre), sia collegando testi scritti in diretta sulla Rete e recitati dal vivo da compagnie di attori, sia creando spettacoli in streaming con una doppia partecipazione on line o live. Naturalmente, qui si ripresenta il problema che aveva caratterizzato vent’anni fa tutto il dibattito sul teatro televisivo e il video teatro, e cioé che tutte le trasposizioni dell’evento teatrale, la cui specificità sta nel qui e ora della presenza dell’attore, sono qualcosa di diverso dall’originario spirito del teatro. Nello stesso tempo, almeno dal mio punto di vista, bisogna rendersi conto che il linguaggio del teatro, come tutti gli altri linguaggi artistici che risentono inevitabilmente delle trasformazioni sociali e tecnologiche, non può restare ancorato a un passato e a una forma immutabili. Anzi il grande teatro è sempre stato un territorio privilegiato per l’incontro di differenti linguaggi e per la sperimentazione di nuove possibilità espressive, è stato anche, fin dal teatro greco antico, il luogo dove rappresentare le catarsi dell’uomo e ricreare nello spazio simbolico della scena una sorta di laboratorio antropologico dei vizi, delle virtù e delle potenzialità evolutive umane.

Come sarà il Teatro del futuro?
Sarà necessariamente un Teatro mediatico, che incrocerà vicinanza e lontananza tra attori e pubblico, oggetti e corpi reali con ologrammi e mondi virtuali, soprattutto potrà essere un teatro interattivo dove anche lo spettatore diventa attore: “spett’attore”. Un teatro dove ci saranno attori in carne e ossa ma anche molta robotica e intelligenza artificiale, come se gli Dei della mitologia greca, il Deus ex machina, strabiliante marchingegno che appariva a stupire gli spettatori al culmine dello spettacolo antico, fosse sceso sulla terra e condividesse ogni azione dell’uomo, dialogando e anche litigando con esso, generando un mondo ibrido naturale e artificiale, che per alcuni sarà mostruoso e inquietante per altri fantastico e attraente, ma per tutti un’avventura inevitabile nella società “post-umana”.

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