La sanità medi@ta. Salute, società e comunicazione nell'era delle fake news, Michaela Liuccio. Francesco GiorginoProf.ssa Michaela Liuccio, Lei è autrice con Francesco Giorgino del libro La sanità medi@ta. Salute, società e comunicazione nell’era delle fake news edito da Mondadori Education: quale ruolo svolge il sistema sanità all’interno del paradigma della cultura della salute?
La sanità comprende l’insieme delle attività messe in atto da istituzioni e da attori pubblici e privati al fine di concorrere alla promozione, al recupero e al mantenimento della salute, in quanto bene primario dei cittadini. Come detto la sanità include attori e pratiche di tipo non pubblico, comprendendo in questo ambito non solo la medicina privata, ma anche l’insieme delle attività di cura (nel senso più ampio del termine) svolte autonomamente da associazioni volontarie, famiglie e individui. Ed è proprio il mix tra pubblico, privato e sfera sociale a costituire la complessità ma al tempo stesso il valore aggiunto del sistema sanitario. Sono molte le attività che la sanità è chiamata a svolgere. Quella di prevenzione, primaria e secondaria; l’attività di diagnosi e cura; e infine, ma non da ultima, l’attività di riabilitazione. Tutte queste attività si sviluppano tra la domanda da parte dei cittadini (in merito ai bisogni di salute) e l’offerta da parte principali attori sociali coinvolti: gli organi dello Stato, quelli centrali e quelli periferici (regioni, comuni), i soggetti economico-finanziari che acquistano e vendono le prestazioni sanitarie, le strutture di erogazione dei servizi, ovvero ospedali, ambulatori, operatori singoli o associati, laboratori.

Domanda ed offerta vanno inserite in una più ampia cornice di riferimento che tiene conto del cambiamento dei consumi sanitari, su cui le “trasformazioni sociodemografiche ed epidemiologiche”, da un lato, e la progressiva “medicalizzazione”, dall’altro, hanno avuto un particolare impatto. Negli ultimi decenni i Paesi industrializzati hanno assistito al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, che ha fatto registrare un aumento della dipendenza dall’apparato sanitario, considerato soprattutto il carattere cronico o invalidante della morbilità senile. Sono poi ri-comparsi rischi sanitari legati a comportamenti e stili di vita quali: alcol, droghe, fumo, incidenti, stress, inquinamento, precarietà occupazionale; e questo nonostante il maggior benessere e il progresso medico abbiano migliorato le condizioni di vita e di salute della maggior parte della popolazione. Il maggiore benessere economico ha poi consentito un aumento del consumo dei beni sanitari offerti dall’industria della salute. La medicalizzazione ha comportato un uso sempre più intenso dei diritti sanitari e, nel contempo, oneri sempre più gravosi per lo Stato. Va evidenziato, infatti, che il consumo crescente di tecnologie mediche e di prodotti farmaceutici sta impegnando una massa cospicua di denaro, anche pubblico.

Sul piano strettamente culturale sono vari i fattori che impattano sulla costruzione della salute e della sanità contemporanea: dal potere di mediazione dei mezzi di informazione; dall’aumento della richiesta di informazioni da parte dei cittadini; dall’aumento dell’esigenza di comprensione da parte del medico e dei professionisti sanitari più in generale; dall’aumento della partecipazione dei pazienti alla gestione della loro salute; dall’affermazione del diritto e della capacità di scegliere su se stessi e sulla propria vita; dall’incremento della responsabilizzazione individuale. Un processo culturale che, da un lato, favorisce la diagnosi fai da te e l’autocura, che incoraggia inutili allarmismi, amplifica il gap tra rischio reale e rischio percepito, dall’altro, aumenta la consapevolezza individuale, la condivisione e la democratizzazione delle cure.

Quale relazione esiste tra sistema sanità e società postmoderna?
Il sistema sanità va ad interfacciarsi con vari fenomeni che caratterizzano la società postmoderna, coinvolgendo il cittadino-paziente o consumatore di salute a 360 gradi. Ne evidenziamo alcuni. Nelle società contemporanee la salute è diventata prodotto di consumo come altri, tanto che emerge in modo sempre più evidente l’importanza e il peso per la medicina del già citato human enhancement, ovvero cresce in maniera esponenziale l’uso di farmaci e droghe e il ricorso ad interventi per migliorare il corpo. Strettamente connesso al processo di medicalizzazione è il fenomeno delle contested illnesses (malattie contestate), le malattie di difficile inserimento nei paradigmi convenzionali di categorizzazione conoscitiva sia medico-scientifica, sia istituzionale come: patologie psicosomatiche; patologie che sono curabili con più opzioni terapeutiche, comprese le medicine alternative; patologie coinvolte battaglie legali. Nuovi scenari comprendono l’economia dei tessuti, la “tissue banks” (tutti i tipi di tessuto, come il sangue, lo sperma, gli ovuli, il tessuto celebrale o del seno, il sangue cordonale, possono essere messi in una banca), e il traffico di organi, definito il late-modern cannibalism, o post-modern cannibalism, che segue la rotta contemporanea del flusso di capitale e lavoro, ovvero dal Sud al Nord del mondo, dai poveri ai ricchi, dai neri ai bianchi, dalle donne agli uomini. Va poi considerato il “turismo medico”, che potrebbe essere definito una forma di neo-colonialism, e il recente fenomeno dell’”utero in affitto”, che si inserisce a pieno titolo nella mercificazione del corpo, in questo caso del corpo femminile. Trasversalmente si continuano a rafforzare tendenze che vanno dalla “digitalizzazione” della salute all’empowerment del cittadino-paziente; dalla salute “diseguale” ai bias cognitivi che amplificano la percezione dei rischi; dalla medical malpractice alla “medicina difensiva”; dalla questione della “malasanità” al più recente “caso-vaccini”.

In molte di queste occasioni succede che le istituzioni elaborino risposte inadeguate, diventando così vittime dei clichè dei media, e tra “i copioni dei ciarlatani” e gli “effetti Galileo” si arriva spesso alla “science by press conference”, ovvero ad una scienza che non ha alcuna validità al di fuori della legittimazione mediatica.

Quale ruolo svolge la mediazione in sanità?
La medicina è oggi diventata la forma di mediazione più importante dei cittadini unitamente alla scienza e ai saperi esperti, più in generale, è la chiave di accesso dei profani per entrare nel mondo della scienza e della ricerca, perché tra le scienze è quella che impatta più direttamente sul quotidiano di ciascuno di noi. Medicina e sanità, però, oltre ad essere strumento di mediazione sono esse stesse “mediate”. E per mediazione in questo saggio intendiamo il ruolo, lo spazio, gli effetti di tutti quegli intermediari culturali che intervengono nella costruzione individuale e sociale della sanità e della salute. Ne abbiamo identificato i segni nella mediazione culturale, nei complessi percorsi relazionali che impattano sulle traiettorie politiche ed economiche, sulle azioni dei singoli e sul più ampio settore percettivo della cloud mediatica. In particolare ci soffermiamo sull’intreccio fra notizie false o verosimili, e sui principali valori e criteri del newsmaking in ambito sanitario. Quando si incontrano, infatti, processi intenzionali e dinamiche frutto di non intenzionalità si creano i presupposti per una separazione netta fra la rappresentazione e la realtà rappresentabile.

In quali diversi ambiti si realizza la mediazione in sanità?
Il concetto di mediazione è declinabile, specie in relazione a settori molto delicati come questi, in misura direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità dei diversi soggetti od oggetti chiamati in causa nelle numerose attività di frapposizione fra la produzione e la ricezione di significato, fra l’intendimento e la realizzazione delle opere, fra l’accesso potenziale e l’accesso reale ai servizi, fra l’identità e l’alterità, fra la realtà e la sua percezione, fra il vero e il verosimile, fra il testo e il contesto, fra la sfera pubblica e quella privata e fra la dimensione globale e quella nazionale e fra quest’ultima e quella territoriale. Nel saggio siamo partiti dai concetti di salute e sanità, considerando i profili tecnici, sociali, culturali, valoriali e applicativi, per poi poter sviluppare la riflessione sul significato esplicito ed implicito della mediazione, facendo riferimento ad un aspetto più generale (la mediazione della sanità rispetto alla società e della società rispetto alla salute e alla sanità) e a questioni più specifiche (mediazione da parte delle istituzioni, da parte dei professionisti del settore, da parte dei mezzi di comunicazione di massa e di tutti gli strumenti a disposizione dei cittadini nell’era della rivoluzione digitale).

Abbiamo cercato di leggere questo quadro complesso tenendo in equilibrio sistemi e sottosistemi, sapendo che la comunità è luogo fisico ma anche luogo simbolico, comprendendo gli aspetti strutturali inerenti il ruolo, gli obiettivi da perseguire e gli interessi da tutelare dei soggetti protagonisti. Abbiamo in definitiva contestualizzato sociologicamente i problemi vecchi e nuovi della sanità, ipotizzando le ricadute a livello macro e micro-sociale degli esiti della sua mediazione.

In che modo è possibile evitare la commercializzazione della sanità e affinché essa continui a generare valore comunitario?
Il rapporto tra marketing-salute e sanità cavalca facilmente le sensibilità dei consumatori contemporanei, sempre più esigenti, competenti, responsabili, proattivi nella gestione della propria esistenza in generale e della salute in particolare. Il diffuso fenomeno dell’healthism), caratterizzato da un elevato valore attribuito alla salute, comporta necessariamente un investimento di tipo narcisistico incentrato su sé stessi. La salute contemporanea, soprattutto se la interpretiamo attraverso i prodotti che la caratterizzano, è esplosa in una miriade di dimensioni che vanno ben oltre l’assenza di malattia per raggiungere il benessere e la felicità in una dimensione olistica. Si va dai prodotti e servizi destinati alla prevenzione e alla cura (farmaci, ospedali, dentisti, farmacie, etc..), ai prodotti e servizi legati al welthiness (cibi biologici, cosmetici, etc.), ai prodotti e servizi costruiti intorno ad un brand con allusioni alla salute in senso lato. D’altro canto, il mercato della salute è profondamente cambiato anche dopo l’introduzione della liberalizzazione a seguito della riforma Bersani, il d.l. 223/2006, che con la conseguente apertura delle parafarmacie ha creato altri luoghi nei quali poter acquistare prodotti per la salute. Tutto questo ha avvicinato sempre più il prodotto salute-benessere alla spesa quotidiana e di routine.

Come detto oggi gli individui vogliono vivere più a lungo e vivere bene, e gran parte delle professioni del futuro consisteranno in attività dedicate proprio al benessere fisico e psichico dei singoli individui. L’evoluzione dei bisogni di salute, quantitativamente e qualitativamente sempre più estesi e sofisticati, costituisce la base della nuova welfare society, che ha spodestato la concezione originaria di welfare state, alla luce del principio di sussidiarietà. La sfida è quella di contenere i costi senza trascurare le tutele sociali, aprire al privato continuando la difesa del principio di equità. Il pieno compimento del processo di integrazione socio-sanitaria ha valore in sé, e rappresenta una delle azioni imprescindibili per migliorare la performance dei servizi volti a dare risposta ai bisogni di salute, per una completa realizzazione del welfare (welfare society e welfare community) e della partnership fra pubblico e privato.