La rugiada nel bosco, titolo evocativo attribuito al nuovo libro di Francesco Mininni, riporta alla bellezza e alla nostalgia della terra in cui si è nati, che non sempre si rivela culla di benessere e di sicurezza.È la storia di tante persone nel mondo alla ricerca di una vita dignitosa e sognata. La lettura del racconto mi ha riportata ad un evento accaduto a Bari nel 1991 e precisamente l’8 agosto quando una nave albanese attraccò nel porto barese con un carico di umanità disperata: ventimila persone in fuga da un Paese povero dopo la fine del regime di Enver Hoxha, diventato la dittatura più rigida e feroce dell’Europa che vietava persino le attività religiose.
Nel porto di Durazzo una folla senza speranza prendeva d’assalto una nave che trasportava zucchero da canna imbarcato a Cuba. Ricordo ancora la preoccupazione e la paura che generavano le sirene delle auto della polizia e delle autoambulanze che irrompevano nel silenzio e nella calura della città deserta.
Ricordo ancora il vuoto politico del momento e il sindaco barese Enrico Dalfino che dovette sostenere da solo, contrastato dai politici del tempo, tranquillamente in vacanza, che criticarono la sua decisione di accogliere persone senza speranza contro il parere del Governo, che definì il nostro sindaco un incapace per il solo fatto di non aver violato il diritto all’accoglienza e alla cura di persone che fuggivano da condizioni di estrema indigenza.
Solo la voce autorevole di don Tonino Bello offrì solidarietà al sindaco, richiamando i credenti e non credenti alle loro responsabilità, qualificando come detenzione la loro reclusione nello stadio della Vittoria dove elicotteri in volo lanciavano viveri ai profughi.
È questo il periodo storico in cui è ambientato il romanzo che tratteggia le storie dei personaggi frutto di invenzione, ma vere le condizioni di vita ai limiti della sopravvivenza. Essi si muovono affrontando difficoltà economiche, ricerca di lavoro precario e schiavizzante, corruzione che limita gli sforzi di realizzare una vita dignitosa. La bellezza del paesaggio è vista come realtà consolatoria, ma che diventa ostacolante del loro agire.
Ho immaginato i personaggi muoversi fra la folla di disperati nel porto di Bari, ma forti e pronti attraverso le difficoltà incontrate e i valori custoditi a costruirsi una nuova esistenza. Ho incontrato e aiutato molte donne nella mia lunga esperienza di volontaria Caritas nella parrocchia di S. Marcello. Ho incontrato molte donne e uomini provenienti dall’Est dell’Europa che mi hanno raccontato storie simili a quelli dei personaggi, storie di crudeltà e di nostalgia, di rari momenti felici, di sacrifici e di decisioni dolorose e inevitabili. Sono le donne che lottano di più per dare un senso alla loro vita e a quella delle persone che amano. Raccontano solo quello che possono e vogliono raccontare, ma molte verità sono custodite gelosamente per pudore e riservatezza.
Francesco Mininni ha dato voce e consistenza ai suoi personaggi svelando la parte vera e inesplorata della loro vita. Ha messo in evidenza la capacità di accoglienza della nostra città generosa ed ospitale sotto la protezione di S. Nicola, santo di pellegrini e di forestieri. Spero vivamente che non perda mai questi valori ostacolati dalle difficoltà di percepire lo straniero come una persona e non come un pericolo, perché possa continuare a fare respirare il tranquillo profumo del mare.
Nicoletta Contò Petrella
Sinossi
L’amore travalica sempre i confini, supera sempre le difficoltà, non perde mai la speranza, anche quando le circostanze sono dichiaratamente e geneticamente avverse, come nel caso di Miriam costretta a partorire in condizioni assolutamente precarie. Quando subentra la Provvidenza, e tutto sembra risolto, elementi contrari dovuti all’assetto politico istituzionale di una nazione senza libertà, in preda alla corruzione e al malaffare, prendono il sopravvento per molto tempo, mettendo a dura prova la fibra, pur forte, della protagonista.
Miriam è costretta a migrare dall’altra parte dell’Adriatico, aggrappata ai suoi sogni, sempre attivi, compiendo un viaggio difficile e sfuggendo ad una situazione incresciosa che l’avrebbe potuta far rientrare nel suo luogo di origine. La sua storia, che passa dalla sofferenza al riscatto, dimostra che, qualsiasi ostacolo si sovrapponga, lo spirito di libertà è sempre vincente ed è più forte delle calamità naturali, della cattiveria degli uomini e dello stesso destino. Il suo cammino, deciso e tormentato, affascina il lettore che si immedesima, desideroso di conoscerne la destinazione. La protagonista diventa così simbolo ed esempio non solo per i migranti, ma per tutti, abbattendo in tal modo l’ancestrale pregiudizio che considera la migrazione un fenomeno da ostacolare e non una risorsa da apprezzare.
L’Autore
Francesco Mininni, otorínolaringoiatra e audiologo, ha svolto la sua attività di medico ospedaliero presso il Policlinico di Bari per circa quaranta anni. Con la sua associazione di volontariato AIERRE ha pubblicato nel 2000 Il Dialetto. Dignità di comunicazione, Dignità sociale e con l’ENS il volume Dal Sordomuto al sordo prelinguistico. Nuovi orientamenti scientifici medico legali per l’integrazione. È stato coautore di due libri di raccolte di poesie: Haiti chiama Bari, Levante Editori (2010) e Florilegio barese, Wip Edizioni (2012). Con Mario Adda Editore ha pubblicato: Molti i professori pochi i maestri (2020), Calcio, che passione (2022), La religione nella società attuale (2023). È stato in Azione Cattolica sotto la guida di Don Luciano Bux, allora viceparroco della Parrocchia S Pasquale di Bari, nell’adolescenza e in gioventù. In seguito ha frequentato il Serra Club Bari, di cui è stato presidente nel biennio 2009-2010. È Cavaliere del Santo Sepolcro e collabora con la Caritas di Bari nel Centro di Ascolto creato per i migranti presso la parrocchia di S. Marcello di Bari.
