La Repubblica Settinsulare 1800-1807, Ettore BeggiatoFernand Braudel, il grande storico della civiltà del Mediterraneo ne parlava come della “flotta immobile di Venezia” e in effetti nelle sette isole ionie (Corfù, Passo, Itaca, Zante, Cefalonia, Santa Maura, Cerigo) la bandiera del leone alato di San Marco ha sventolato per diversi secoli; in particolare Corfù è l’unico lembo di terra greca che non fu, grazie alla Serenissima, mai occupato dai turchi.

Il libro di Ettore Beggiato che finora si era concentrato sull’ottocento veneto, pubblicando volumi sull’insorgenza veneta del 1809, sulla battaglia di Lissa e sul plebiscito di annessione del Veneto al Regno d’Italia, inizia con un capitolo dedicato alla presentazione storico-geografica delle sette isole, presentazione quanto mai necessaria poiché si riscontra una scarsa conoscenza di queste isole, nonostante secoli di storia comune con la Repubblica Veneta e la relativa vicinanza alla penisola italiana.

Il conte Ermanno Lunzi di Zante al quale dobbiamo essere eternamente grati per i suoi fondamentali volumi sulla storia delle isole ionie scritti nell’ottocento ricorda che tutto nasce dalla caduta della Repubblica Veneta «Poiché dalla catastrofe della Repubblica Veneta traggono origine le permutazioni del destino delle Isole Jonie…» e l’autore parte proprio dal 1797 per descrivere prima l’addio a Venezia e poi la breve occupazione francese conclusasi con la proclamazione, il 21 marzo 1800, della Repubblica Settinsulare (Eptaneso).

Il nuovo stato che nasce con la benedizione della Russia, da sempre interessata a uno sbocco sul Mar Adriatico, e dell’impero ottomano, di dota di una Costituzione nella quale sta scritto che la Repubblica è composta da tutte le isole grandi e piccole, abitate e disabitate che appartenevano allo Stato Veneto.
Uno dei punti critici di questa costituzione fu rappresentato dalla nuova bandiera, la valenza dei simboli ha sempre un significato straordinario, e in una situazione delicata come quella che si stava vivendo in questo angolo del Mediterraneo, con mille interessi e mille sfaccettature ancora di più.

Alla fine fu scelto il Leone di San Marco con il libro chiuso e con le sette frecce che simboleggiavano le sette isole, quel Leone che rappresentava i diversi secoli di appartenenza alla Repubblica Veneta, evidente segno di rispetto e di ammirazione per il buongoverno della Serenissima.
Non solo, era anche una forma di protezione per le navi ioniche, visto che nel Settecento erano stati firmati accordi speciali fra la Serenissima e gli stati barbareschi, grazie ai quali le navi con la bandiera di San Marco avevano assicurato un peculiare status di protezione.
Da un altro punto di vista la selezione di un simbolo proprio del periodo veneziano avrebbe potuto significare che lo Stato Ionico era una continuazione della Repubblica Veneta e perciò aveva il diritto di raccogliere i frutti dei trattati internazionali firmati dalla Serenissima. Proprio questo era stato il convincimento degli Austriaci, che adottarono per i loro sudditi delle coste dalmate, fino al 1797 appartenute a Venezia, una bandiera simile a quella veneziana con il leone di San Marco illustrato su uno sfondo rosso.

Si preferì optare per il libro chiuso in quanto la scritta latina “Pax Tibi Marce Evangelista Meus” poteva richiamare la sottomissione degli ortodossi alla Chiesa Cattolica e per lo sfondo azzurro che richiamava la bandiera della Serenissima negli anni di Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, il futuro Doge che nel 1687 aveva conquistato la Morea.
Le sette isole vengono rappresentate dalle sette frecce rivolte verso il cielo, legate per rappresentare l’unione delle isole in uno stato.
Ed è proprio da questa bandiera che nasce l’interesse di Ettore Beggiato per la Repubblica Settinsulare: quel leone di San Marco al quale solo tre anni prima Napoleone Bonaparte aveva dichiarato guerra intimando alle sue truppe di “far atterrare in tutte le città della terraferma il Leone di San Marco” e facendo diffondere dalla Municipalità provvisoria di Venezia un decreto nel quale si minacciava di pena di morte chiunque griderà “Viva San Marco”.

La Repubblica Settinsulare ebbe breve vita; nel 1807 dopo la pace di Tilsit che vide Napoleone presentarsi da trionfatore sulla cosiddetta quarta coalizione (Inghilterra, Prussia, Russia e Svezia), le isole ionie passarono nuovamente sotto il controllo francese, fino al 1814.
Dopo il Congresso di Vienna le potenze europee optano per un protettorato inglese; a Corfù e nelle isole nasce l’istituto giuridico del “protettorato” che sarà largamente usato dagli stati della vecchia Europa cambiando notevolmente l’atlante geopolitico del mondo: nascono gli Stati Uniti delle Isole Ionie e nella bandiera  troviamo, nello sfondo blu, l’Union Jack in alto a sinistra e il Leone di San Marco in basso a destra; questo vessillo sventolò tra il 1815 e il 1864 quando le sette isole entrarono a far parte della Grecia finalmente libera dal giogo turco.

L’autore dedica uno spazio adeguato al conte Giovanni Antonio Capodistria, nato a Corfù nel 1776 e quindi cittadino della Serenissima, laureatosi all’Università di Padova, più volte ministro della Repubblica Settinsulare contribuendo alla stesura della Costituzione del 1803; ma soprattutto divenne il primo presidente della Grecia nel 1828 a Nauplia, per finire assassinato nel 1831 da avversari politici: una figura di straordinario prestigio.

Il volume di quasi duecento pagine, è curato dalla Editrice Veneta di Vicenza, e viene presentato dal prof. Ulderico Bernardi, prestigioso sociologo veneto, già docente all’Università Cà Foscari di Venezia, autore di numerosi volumi di successo, che definisce il lavoro di Ettore Beggiato «un’opportunità per sollecitare la conoscenza di un ambito che va approfondito nel considerare questa piccola parte d’Europa comunque memorabile».