La ragazza con la Leica, Helena Janeczek, trama, recensioneTra i casi letterari dell’anno vi è senza ombra di dubbio l’ultima opera di Helena Janeczek, scrittrice tedesca naturalizzata italiana, che vive proprio in Italia dal 1983. Il suo ultimo libro, dal titolo La ragazza con la Leica ha infatti riscosso un ottimo successo di pubblico fin dalla sua uscita, avvenuta nel 2017 per la casa editrice Guanda. La conferma di come ci si trovi davanti all’ennesima opera di grande spessore di questa autrice di origini ebraiche è arrivata con la vittoria di due prestigiosi premi letterari, quali il Premio Bagutta ed il Premio Strega. Entrambi i riconoscimenti sono arrivati nel corso di quest’anno e hanno consentito all’ultima fatica della scrittrice, che vive in provincia di Milano, di divenire una delle opere più dibattute e lette degli ultimi due anni.

Ma di cosa parla “La ragazza con la Leica?”. Questo libro si può inserire nel filone delle opere di natura biografica, perchè la protagonista del libro è Gerda Taro, donna passata alla storia per essere stata la prima fotoreporter a morire in un teatro di guerra. Considerando le opere precedenti dell’autrice, la scelta dell’argomento del suo nuovo romanzo non poteva che essere una figura che si è mossa negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale. Gerda Taro, il cui vero cognome era Pohorylle era infatti una ragazza ebrea nata a Stoccarda, da una famiglia facente parte dell’alta borghesia cittadina. Nel romanzo di Helena Janeczek viene raccontata la breve ed intensa vita di questa giovane donna, che nei primi anni ’30 del secolo scorso si ritrovò a battersi da subito contro nazisti e a vivere a Parigi con un ragazzo ungherese di cui si era perdutamente innamorata. Il romanzo segue tutta la parabola umana della sua breve vita, conclusasi a soli 27 anni nel luglio del 1937 nella Spagna dilaniata dalla guerra civile al termine della quale il generale Franco instaurerà il regime che rimarrà in vita fino alla fine degli anni ’70 del secolo scorso.

Ma qual è la particolarità di questo libro biografico? Cosa lo rende decisamente particolare ed interessante oltre alle note capacità di scrittura dell’autrie e alla grandezza del personaggio che viene descritto? Senza dubbio il fatto che questa biografia non è stata impostata con delle modalità standard: chi si aspetta un ritratto a tutto tondo di Gerda Taro potrebbe probabilmente rimanere deluso, perchè l’autrice ha preferito creare un mix, dove ritratto a tutto tondo, affresco storico ed elegia generazionale coesistono e convivono in modo sapientemente armonioso. Il romanzo ha tre protagonisti, tre figure che si sono intrecciate con quella di Gerda Taro. Il primo personaggio a fare capolino nel libro è Willy Chardack, un medico ebreo tedesco che negli anni ’60 si trova a vivere nella Grande Mela e all’improvviso ricorda una donna bellissima incontrata a Stoccarda e che nel giro di poco tempo sarebbe diventata una delle fotografe più talentuose del paese. Il secondo personaggio attraverso i cui ricordi il lettore scopre la figura di Gerda Taro è Ruth Cerf, che in nella fase di ascesa del regime tedesco, mentre sta espatriando in Svizzera, si ritrova a pensare a Gerda. L’altro personaggio attraverso i cui ricordi la protagonista del libro viene delineato si trova invece a Roma, negli anni ’60 del secolo scorso, a Roma.

Ma chi sono questi tre personaggi? I due uomini sono stati legati sentimentalmente a Gerda ed oggi si ritrovano ad essere persone di mezz’età alle prese con sogni infranti, delusioni, ricordi malinconici. Il personaggio femminile è invece l’amica dell’adolescenza con cui ha condiviso esperienze profondamente segnanti. Nel corso del libro i ricordi dei tre protagonisti delineano non soltanto la figura di Gerda Taro, ma diventano anche il mezzo con cui Helena Janeczek descrive la deriva di una generazione la cui giovinezza è stata stroncata perchè vissuta negli anni della Seconda Guerra Mondiale, delle persecuzioni razziali, dei genocidi su base etnica.

In questo libro l’autrice conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, tutte le sue doti di scrittura, le quali sono nettamente percepibili, ad esempio, nei capitoli dedicati alla amicizia tra Ruth e Gerda. Per chi poi apprezza lo stile dell’autrice, l’ultimo capitolo è quello senza dubbio più interessante e che più di ogni altro fa capire cosa Helena Janeczek intenda un romanzo di natura autobiografica o biografica, dove «per ritrovare qualsiasi cosa è necessario affidarsi alla memoria, che non è altro che una forma di immaginazione».