Prof.ssa Raffaella Perin, Lei è autrice del libro La radio del papa edito dal Mulino: quando e come nasce la Radio Vaticana?
La radio del papa, Raffaella PerinRadio Vaticana fu inaugurata ufficialmente il 12 febbraio 1931 da Pio XI alla presenza di Guglielmo Marconi, al quale papa Ratti aveva affidato il progetto di costruire un’emittente radiofonica in Vaticano. In realtà, già nel 1918 Benedetto XV aveva preso contatti con Marconi tramite il suo segretario di Stato, Pietro Gasparri, per sondare la possibilità di dotare la Santa Sede di una stazione radiotrasmittente. Durante il «guerrone» infatti, il pontefice si era reso conto di quanto fosse divenuto necessario velocizzare e rendere indipendenti dallo Stato italiano le comunicazioni della Sede Apostolica con gli episcopati e i rappresentanti diplomatici.

Quali ragioni spinsero il Vaticano a dotarsi di un’emittente radiofonica?
Il clima internazionale di scoperte e innovazioni in campo radiofonico, e il riverbero che esse ebbero a livello politico, convinsero Pio XI delle molteplici potenzialità del mezzo radio e dei vantaggi che sarebbero derivati dalla costituzione di un’emittente a completo servizio della Santa Sede. Il primo stimolo alla fondazione di Radio Vaticana fu senz’altro l’idea di un servizio radiotelegrafico che mettesse direttamente in comunicazione Roma e la gerarchia ecclesiastica nel mondo. Presto però, i progressi tecnici nell’ambito della radiodiffusione e la capacità di penetrazione propria della radio fecero scorgere al pontefice anche la possibilità di potenziare l’apostolato in modo da riuscire a competere con le propagande degli altri Stati, per contrastare soprattutto quella antireligiosa e comunista.

Com’era costituita la prima redazione di Radio Vaticana?
La nomina del padre gesuita Giuseppe Gianfranceschi, presidente della Pontificia Accademia della Scienze, a primo direttore di Radio Vaticana, ebbe lo scopo di stabilire fin da subito un legame tra le due istituzioni per favorire i progressi tecnici della neonata emittente. I primi anni di attività di Radio Vaticana, infatti, furono dedicati essenzialmente a programmi sperimentali di radiotelegrafia e radiotelefonia, nonché ad esercitazioni radiofoniche, mediante la messa in onda dello Scientiarum Nuncius Radiophonicus. Si trattava di letture in latino di testi di carattere scientifico, con lo scopo di sondare e registrare la ricettività tecnica di Radio Vaticana nei diversi Paesi e abituare gli ascoltatori alla sua presenza nell’etere. Tra i collaboratori di Gianfranceschi figuravano monsignor Richard Lorenz Smith, vicerettore del Collegio inglese, e padre Jean Delaire, docente del Seminario francese di Roma.

Alla morte di Gianfranceschi (1934) la direzione passò a padre Filippo Soccorsi, che la tenne fino al 1953. Importanti cambiamenti vennero introdotti nella seconda metà degli anni trenta, grazie anche alla collaborazione di padre Friedrich Muckermann, esule a Roma da una Germania che lo perseguitava per la sua opposizione al nazionalsocialismo. Tra il 1936 e il 1937 iniziò la vera e propria attività di radiodiffusione di Radio Vaticana che cominciò a trasmettere notizie in italiano, tedesco, francese e spagnolo, costituite per lo più dalla lettura di articoli tratti da «L’Osservatore romano» e che vertevano essenzialmente sulla situazione dei cattolici nei Paesi dove, secondo la Chiesa, la loro libertà era più in pericolo a causa soprattutto dell’espansione dell’ideologia comunista, ma anche per l’acuirsi della politica anticattolica nel Terzo Reich.

Quale ruolo ebbe la Radio Vaticana durante il secondo conflitto mondiale?
Durante la seconda guerra mondiale Radio Vaticana, grazie ai continui miglioramenti tecnici che le consentirono di inaugurare trasmissioni in moltissime lingue, continuò ad essere utilizzata come mezzo di apostolato e di informazione sul mondo cattolico alle più svariate latitudini (arrivava nelle Americhe come in India). Fu inoltre messa a capo di un servizio creato per ricevere e smistare le richieste di informazioni sui dispersi, militari e civili. Ma l’aspetto più interessante che sembra emergere dalle fonti è l’utilizzo strumentale, propagandistico e diplomatico, che, con sempre maggiore consapevolezza della straordinarietà del mezzo a disposizione, la Santa Sede fece di Radio Vaticana. Nonostante la proclamata imparzialità di Pio XII, l’emittente gestita dai gesuiti, ma in collegamento con la Segreteria di Stato, diede espressione a opinioni talvolta divergenti da quelle del pontefice o della linea ufficiale della Santa Sede, mostrando una faccia forse poco nota della politica vaticana, che rende conto della complessità e della molteplicità delle posizioni dell’entourage papale di fronte al conflitto. La connaturata fluidità del mezzo si prestava a decidere in quali lingue esporsi maggiormente con denunce e condanne, e in quali altre invece tacere notizie che avrebbero potuto rivelarsi dannose per la Chiesa e per i cattolici di un determinato territorio; smentire eventuali fake news diffuse dalle propagande degli Stati belligeranti nel tentativo di far sembrare la Santa Sede schierata da una parte o dall’altra; parlare non solo alle popolazioni afflitte dalla guerra ma anche ai governanti, facendo intendere a chi di dovere come si sarebbe schierata la Chiesa e difendendo al contempo il suo operato.

Come si comportò Radio Vaticana di fronte all’antisemitismo?
In generale, Radio Vaticana non ebbe verso l’antisemitismo un atteggiamento molto diverso da quello tenuto da altri mezzi di comunicazione cattolici rappresentati dalla pubblicistica diffusa a livello nazionale e diocesano. Com’è noto, il tradizionale antigiudaismo aveva in qualche modo corroborato l’antisemitismo che divampò in Europa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Alcune trasmissioni di Radio Vaticana hanno messo in luce, con più forza rispetto ad altri interventi coevi della stampa cattolica, quanto la mancata revisione della teologia cristiana sull’ebraismo abbia impedito una vera e propria condanna dell’antisemitismo e, anche laddove era evidente la contrarietà di alcuni speaker rispetto alla persecuzione degli ebrei, abbia ostacolato la piena comprensione dell’urgenza di una presa di posizione pubblica della Santa Sede.

Quale fu l’atteggiamento della Radio Vaticana nei confronti del regime di Vichy?
Lo speaker addetto alle trasmissioni in francese merita di essere menzionato, si tratta del gesuita belga Emmanuel Mistiaen. I suoi testi vennero raccolti dai resistenti cristiani francesi nel sud della Francia e segretamente diffusi attraverso la rete che diverrà quella di distribuzione dei Cahiers du Témoignage Chrétien. Mistiaen menzionò una sola volta il maresciallo Pétain nell’estate del 1940 e in seguito, con il suo riconoscibile stile, alluse soltanto al regime di Vichy e all’occupante tedesco, cercando di infondere coraggio e conforto alla popolazione in ascolto, attuando una sorta di resistenza non violenta alla propaganda ingannevole dei due governi e condannando più apertamente rispetto ad altri, il razzismo, la persecuzione degli ebrei e, nel ’43, il servizio di lavoro obbligatorio.