La profezia che si autorealizza. Il potere delle aspettative di creare la realtà, Davide Lo PrestiDott. Davide Lo Presti, Lei è autore del libro La profezia che si autorealizza. Il potere delle aspettative di creare la realtà edito da Dario Flaccovio: in cosa consiste il fenomeno noto col suggestivo nome di «profezia che si autorealizza»?
Per “profezia che si autorealizza” si intende un fenomeno in cui una predizione si avvera per il solo fatto che è stata espressa, non perché sia realmente fondata.
So che può sembrare una sorta di incantesimo, ma in realtà è qualcosa di assolutamente scientifico. Si pensi al cosiddetto Effetto Placebo, ben noto in medicina, dove una pillola di zucchero finisce per provocare effetti benefici reali, nonostante sia priva di principio attivo. Evidentemente non è la pillola a provocare i cambiamenti fisiologici, bensì qualcosa di più psicologico, ovvero le aspettative. Le stesse aspettative che in altri contesti, spesso a nostra insaputa, finiscono per condizionare la nostra vita relazionale, lavorativa, etc…
Dunque si tratta di un fenomeno tanto sconosciuto al grande pubblico, quanto diffuso nella vita di tutti noi. Un fenomeno che è bene conoscere per non subirne passivamente gli effetti negativi e anzi beneficiare degli effetti positivi.

Il fenomeno da Lei indagato prende diversi nomi: Effetto Placebo, Effetto Nocebo, Effetto Pigmalione o Effetto Lucifero: perché così tanti nomi per il medesimo meccanismo?
Questo è stato uno dei principali motivi per cui ho scritto questo libro: per cercare di sistematizzare in un unico volume le conoscenze su questo appassionante fenomeno. Infatti, fino a ieri, queste conoscenze erano appannaggio di una ristretta cerchia di specialisti di discipline diverse, che comunicavano pochissimo tra loro. In pratica descrivevano lo stesso fenomeno, con le medesime caratteristiche, ma siccome ognuno lo indagava da un punto di vista leggermente diverso, finiva per dargli un nome diverso, impedendo così di avere una visione d’insieme.

Alcuni però, va detto che in effetti avevano la percezione che si trattasse di un fenomeno più generale, quello della profezia che si autorealizza, ma evidentemente la tentazione di dare un nome nuovo, come quando si scopre una nuova stella, era troppo forte. Così ci troviamo con diversi frammenti, diverse angolature dello stesso fenomeno.

Questo però, a mio avviso, è molto positivo, perché permette di arricchire ulteriormente la nostra comprensione del fenomeno, attingendo ad aree diverse del sapere: dalla medicina alla pedagogia, dalle scienze sociali all’economia, dalle neuroscienze alla psicologia, etc…
Infatti, il tentativo del mio libro è stato proprio quello di attingere a questi preziosi frammenti colorati, valorizzandoli e mettendoli in connessione con gli altri, in modo da creare un mosaico uniforme.

Quali sono i meccanismi psicologici che presiedono a questo fenomeno?
Nel libro ho descritto sia in maniera narrativa, sia in modo schematico, quasi fosse una formula matematica, i meccanismi responsabili del fenomeno.
Qui per non “spoilerare” troppo dirò solo che le aspettative sono il punto di partenza. Infatti, in base alle nostre aspettative noi prendiamo le nostre decisioni, compiamo le nostre scelte e pianifichiamo il nostro agire, apportando dei cambiamenti concreti nelle nostre vite. Quindi, le nostre aspettative (fondate o meno che siano inizialmente), essendo strettamente connesse con le nostre azioni, finiscono per decidere il nostro destino. Dunque se noi lavoriamo sulle nostre aspettative, avremo cambiato la nostra vita.

Questo in estrema sintesi; ma i meccanismi psicologici implicati sono molti: l’attenzione e il bias di conferma hanno un ruolo importantissimo, ad esempio. Ma adesso sto spoilerando… e siccome il libro è scritto in modo da accompagnare gradualmente il lettore in questo viaggio di scoperta, preferisco che chi è interessato si goda l’intero percorso pagina dopo pagina.

Quali autori hanno descritto e studiato nel tempo il fenomeno?
Gli studi più autorevoli sulla profezia che si autorealizza, dai quali io sono partito, sono senz’altro quelli di Paul Watzlawick e Giorgio Nardone. Ho avuto la fortuna di trascorrere 6 mesi del mio tirocinio formativo di Psicologo presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, e lì ho sicuramente avuto modo di approfondire certe tematiche direttamente alla fonte.

Inoltre, tutti gli studenti di psicologia conoscono l’effetto Pigmalione studiato da Rosenthal e Jacobson, in cui viene dimostrato l’impatto delle aspettative degli insegnanti sul rendimento scolastico degli allievi.
Poi ci sono i pioneristici contributi di Robert Merton e William Thomas, a cui si deve il cosiddetto “Teorema di Thomas”.
Questi i contributi fondamentali. Poi ci sono altri contributi “minori”, ma importanti ai quali ho attinto per studiare il fenomeno, e che nel libro trovano ognuno la loro collocazione.

Quali esempi di applicazioni concrete del fenomeno esistono?
L’applicazione concreta più interessante è sicuramente in ambito psicologico, dove, come mostro in un capitolo dedicato alla psicologia clinica, i meccanismi della profezia che si autorealizza vendono utilizzati per aiutare i pazienti affetti da disturbo di panico e depressione.
Tuttavia, al di fuori della psicologia clinica, attualmente non mi risulta che questo fenomeno venga applicato in maniera deliberata in qualche altro ambito. E ciò perché le aspettative non sono semplici da maneggiare; inoltre la maggior parte delle persone non ha idea degli effetti reali che possono provocare.
Temo invece che nella stragrande maggioranza dei casi (praticamente sempre) si finisce per subirne gli effetti negativi senza averne consapevolezza. E per questo che col mio libro ho cercato di rivolgermi al grande pubblico: affinché chi legga diventi lucido artefice della propria vita.

Quale potere hanno le nostre aspettative nel determinare la realtà che viviamo?
Un potere immenso. Perché, come dicevo sopra, le aspettative condizionano le nostre azioni, che ne siamo consapevoli oppure no. Pertanto in ogni ambito della nostra vita c’è il loro zampino. Non a caso ho chiamato “Ovunque”, l’ultimo capitolo del libro. Proprio a sottolineare l’estrema ubiquità del fenomeno. Un fenomeno che meno conosciamo, più ne siamo in balia.

In che modo è possibile volgere a proprio favore queste dinamiche?
Innanzitutto è bene imparare a gestire le proprie aspettative negative (quelle che nel libro, un po’ scherzosamente, chiamo l’Oracolo Iettatore”). Prendere consapevolezza che le nostre aspettative di insuccesso sono frutto della nostra mente, e che possiamo modificarle con una voce più ottimista, ci aiuta a disinnescare i meccanismi dell’ansia che bloccano il nostro cervello come un freno a mano.

Poi occorre alimentare le aspettative positive con delle azioni coerenti. Ad esempio, se parliamo di performance, è utile andare oltre la paura di fallire e ricercare la zona di flusso, dove l’attività che svolgiamo sia di per sé appagante. In questo modo potremo ottenere risultati eccellenti.

Nei contesti relazionali, con amici e partner, comprendere i meccanismi della profezia che si autorealizza può esserci utile per instaurare rapporti appaganti, senza lasciarci trasportare da certi pregiudizi infondati che ci porterebbero invece ad agire in maniera da far avverare i nostri peggiori timori.

Ma alla fine credo che il contributo più importante nel comprendere certe dinamiche sia  la consapevolezza che possiamo essere artefici della nostra vita, e che attraverso i nostri pensieri e le nostre aspettative possiamo creare la realtà intorno a noi. Ma non in modo magico: al contrario, in modo attivo e lucido. O per dirla con un’espressione che uso nel libro: rimboccandoci le maniche.

Nel libro Lei presenta numerosi case study in cui le biografie di personaggi come Steve Jobs, Jimi Hendrix e i Beatles fungono da pretesto per approfondire le dinamiche descritte: in che modo queste icone hanno saputo avvantaggiarsene?
Ho voluto includere questi case study sia per rendere il libro più bello da leggere, sia per offrire dei casi concreti in cui le dinamiche della profezia che si autorealizza si manifestano. Infatti, in tutto il libro l’aspetto narrativo e quello scientifico vanno a braccetto.
Jobs, Hendrix e i Beatles hanno beneficiato di certe dinamiche, perché credendo in se stessi hanno finito per realizzare i loro sogni. Naturalmente a prezzo di un grande, grandissimo impegno personale.
Tuttavia, non credo che i Beatles o Hendrix fossero consapevoli dei meccanismi della profezia che si autorealizza.

Steve Jobs, invece, ne era a modo suo consapevole. E il famigerato “campo di distorsione della realtà”, che applicava intorno a chi lo circondava, ne è un esempio. Infatti, come spiego nel libro, Steve Jobs era in grado di trasmettere le sue convinzioni positive agli altri, spingendoli così ad impegnarsi per realizzare grandi risultati alla Apple, che infatti è sempre stata un’azienda molto visionaria, che ha fatto dell’innovazione una sua caratteristica saliente.

La lezione di fondo è che per rendere possibile l’impossibile occorre avere fiducia nei nostri sogni, ma al contempo impegnarci attivamente, senza arrenderci.