“La privatizzazione della conoscenza. Tre proposte contro i nuovi oligopoli” di Massimo Florio

Prof. Massimo Florio, Lei è autore del libro La privatizzazione della conoscenza. Tre proposte contro i nuovi oligopoli, edito da Laterza: quali forme assume il meccanismo di privatizzazione della conoscenza che caratterizza la scienza dei nostri giorni?
La privatizzazione della conoscenza. Tre proposte contro i nuovi oligopoli, Massimo FlorioIl meccanismo principale è la paradossale contraddizione fra “open science” finanziata a monte dai governi e quindi in ultima analisi dai cittadini e la possibilità per le imprese di depositare brevetti creando un monopolio legale privato sulla conoscenza, cui hanno contribuito a valle. Un esempio di questo meccanismo è il vaccino Covid-19 di Moderna, una impresa che fino allo scorso anno non aveva ottenuto autorizzazioni per propri farmaci. Il vaccino Moderna si basa in modo cruciale su un brevetto “a monte” ottenuto in licenza da National Institutes of Health, cioè da un ente che dipende dal governo federale degli Stati Uniti. La licenza è stata presumibilmente concessa a condizioni molto favorevoli (non si sa se addirittura gratuitamente) da NIH, non solo a Moderna ma anche a Pfizer ed altre società farmaceutiche. In questo modo la ricerca pubblica è stata incorporata in un brevetto privato, senza negoziare prezzi e trasferimento del know-how tecnologico. Inoltre, Moderna ha ottenuto sia un finanziamento a fondo perduto di oltre un miliardo di dollari alla propria ricerca e sviluppo del vaccino da parte del governo USA (tramite l’operazione Warp Speed, gestita dall’Agenzia BARDA Biomedical Advanced Research and Development Authority), nonché fondi per l’acquisto a “scatola chiusa” di milioni di dosi del vaccino prima ancora di sapere se sarebbe stato autorizzato dalla Food and Drug Administration (l’agenzia USA del farmaco). In pratica il rischio di impresa è stato largamente sostenuto dal settore pubblico, ma i profitti andranno interamente agli investitori privati (solo in misura molto limitata recuperati dalla tassazione).

Questo è solo un esempio fra tanti: il caso più clamoroso è l’invenzione di internet da parte di DARPA (ancora un’agenzia pubblica USA) e del World Wide Web da parte del CERN, senza cui non potrebbero esistere Tech Giants come Amazon, Facebook, Google ecc.

Quali conseguenze produce la privatizzazione della conoscenza?
Le conseguenze principali sono di due tipi. In primo luogo la diffusione della conoscenza e delle innovazioni viene orientata al profitto e artificialmente rallentata. Il monopolio legale tramite i brevetti dura venti anni nel corso dei quali diversi ostacoli si frappongono al pieno sviluppo della ricerca da parte di soggetti terzi, pubblici o privati. In secondo luogo, come sempre nel caso di forme di mercato monopolistiche od oligopolistiche, si creano extra profitti, cioè rendite non giustificate dal contributo all’innovazione e questo fenomeno contribuisce in modo significativo alla formazione di diseguaglianze sociali.

Tornando all’esempio di Moderna possiamo vedere in pieno svolgimento i due effetti che ho citato. Benché Moderna abbia dichiarato di rinunciare a fare causa nei confronti di chi senza una valida licenza imitasse il suo vaccino, di fatto nessuna altra impresa intende correre il rischio di avviare una produzione sulla base di un quadro legale incerto. Inoltre, Moderna, come Pfizer e altre società, non solo si oppongono alla temporanea sospensione dei propri brevetti, richiesta da India, Sud Africa, ed oltre cento paesi in sede Organizzazione Mondiale del Commercio, con l’appoggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e si direbbe anche da parte del Presidente Biden: si oppongono anche a qualunque forma di trasferimento tecnologico a società terze che hanno la capacità produttiva disponibile (in paesi come Svizzera, Canada, India e altri). Il risultato è un pericoloso rallentamento della produzione e distribuzione di un vaccino efficace, nonché ostacoli allo sviluppo di vaccini simili.

Il secondo effetto, quello relativo alla diseguaglianza sociale, può essere colto in questo modo: il prezzo del vaccino Moderna è stato fissato ad oltre 25 dollari a dose, mentre il costo di produzione (segretato) potrebbe aggirarsi fra 1 e 3 dollari a dose secondo l’analisi fatta da OXFAM, una delle principali organizzazioni non governative del mondo, operante in sessantacinque paesi. La profittabilità eccezionale che si è così creata si è immediatamente riflessa nella moltiplicazione del valore delle azioni di Moderna, con uno straordinario impatto in pochi mesi sul patrimonio personale dei suoi amministratori (secondo stime Forbes, l’amministratore delegato di Moderna ha attualmente cumulato un patrimonio personale di cinque miliardi di dollari).

Il controllo da parte delle Tech Giants sull’economia digitale non solo implica che usi sociali pubblici e socialmente utili della rete sono subordinati a usi futili ma redditizi, ma anche che ad esempio Jeff Bezos, maggiore azionista di Amazon, e persino la sua consorte ora divorziata hanno accumulato patrimoni personali superiori a quelli di interi Stati.

Quali sono le sfide cruciali per la prossima generazione e in che modo è possibile vincerle?
Nel libro identifico tre grandi temi su cui occorrerebbe intervenire: le sfide sanitarie connesse alla transizione demografica per l’invecchiamento della popolazione, ma anche per i rischi connessi alla globalizzazione; la rottura del paradigma tecnologico e socio-economico che ci ha condotto al cambiamento climatico; la inaccettabile situazione di governo privato dei dati personali e industriali che distorce le opportunità offerte dall’economia digitale.

Ognuno di questi tre temi è ben presente nel dibattito e si riflette anche in alcuni aspetti di Next Generation EU, il programma di emergenza post pandemia lanciato dalla Commissione Europea. Tuttavia gli strumenti, gli obiettivi, le modalità con cui la CE e i governi intendono affrontare questi temi sono inadeguati rispetto alle necessità. Per vincere le sfide occorrono non solo ambizioni maggiori, ad esempio occorre andare oltre la neutralità nelle emissioni di carbonio nella UE entro il 2050, dato che il problema è planetario e servirebbe a poco una Europa virtuosa se intanto il riscaldamento globale procede.

Nonostante i progressi, ad esempio su strumenti finanziari comuni, la Commissione Europea resta catturata dai interessi nazionali e logiche liberiste superate dai fatti: ne è un esempio la posizione obiettivamente retrograda presa dalla CE in materia di sospensione dei brevetti sui vaccini Covid-19, posizione addirittura in contraddizione con il voto del Parlamento Europeo dello scorso Giugno 2021, favorevole alla temporanea sospensione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini data l’emergenza pandemica.

Che cosa si può dunque fare per sanare tale paradosso?
Ho formulato tre proposte che mirano a creare altrettanti soggetti pubblici sovranazionali sul modello del CERN o della Agenzia Spaziale Europea. Queste organizzazioni hanno dimostrato ampiamente che si può fare sia ricerca di base che applicata di eccellenza, mobilitando decine di migliaia di scienziati, tecnologi, coinvolgendo le stesse imprese, nell’interesse pubblico, senza la necessità di ricorrere all’orientamento al profitto.

Nel caso della salute un “CERN biomedico” dovrebbe puntare a inventare, produrre e distribuire farmaci e vaccini nelle aree neglette dall’industria privata, in particolare per le malattie infettive, ma anche per le malattie neurodegenerative e per alcuni tipi di cancro. In un recente studio che ho diretto su richiesta del Parlamento Europeo (Panel for the Future of Science and Technology, STOA), dopo aver consultato oltre cinquanta esperti internazionali, abbiamo registrato un ampio consenso su una proposta che potrebbe avere un bilancio annuo fra 4 e 6 miliardi di Euro, pari ad esempio al bilancio della ricerca interna svolta da NIH (che peraltro ha un bilancio totale di oltre 41 milioni di dollari all’anno) o al bilancio – per avere un confronto – dell’Agenzia Spaziale Europea.

Per quanto riguarda la transizione ecologica, ho proposto di utilizzare i ricavi dei certificati verdi europei (ETS), circa 1 miliardo di Euro l’anno, e una quota consistente di Next Generation EU per un soggetto europeo che faccia avanzare radicalmente le conoscenze tecnologiche sulla produzione di energia (e sul suo risparmio), rendendo tali conoscenze liberamente accessibili a tutto il mondo.

Infine, per quanto riguarda la transizione digitale, non si può lasciare il governo dei dati a incontrollabili soggetti privati negli USA e in Cina. Occorre disporre di una piattaforma pubblica europea con i migliori standard di sicurezza e garanzia per chi vi deposita i dati, nonché sostenere un salto nella ricerca delle tecnologie digitali (dai computer quantistici alle memorie, dai dati di osservazione terrestre a quelli sanitari).

Sono tre esempi. Ne potrebbero essere formulati altri, ma il libro si propone di contribuire ad una politica più ambiziosa di quella attuale.

Massimo Florio è Professore di Scienza delle Finanze all’Università degli Studi di Milano. I suoi interessi di ricerca riguardano l’analisi costi-benefici, l’impresa pubblica e le privatizzazioni, le industrie e rete, l’impatto socio-economico della scienza. Ha diretto progetti di ricerca per Commissione Europea, Parlamento europeo, Banca Europea degli Investimenti, OCSE, CERN, Agenzia Spaziale Italiana. Tra i suoi libri: La privatizzazione della conoscenza (Editori Laterza); Investing in Science (MIT Press); Network Industries and Social Welfare (Oxford University Press); Applied Welfare Economics (Routledge); The Great Divestiture (MIT Press).

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