Prof. Nicola Reggiani, Lei è autore del libro La papirologia digitale. Prospettiva storico-critica e sviluppi metodologici edito da Athenaeum: di cosa si occupa la papirologia digitale?
La papirologia digitale. Prospettiva storico-critica e sviluppi metodologici, Nicola ReggianiLa definizione, teorica e pratica, di papirologia digitale non può naturalmente prescindere da quella di papirologia tout court; la quale definizione è tuttavia difficile, a causa della vastità degli àmbiti d’interesse dei papirologi. Per riassumere, in modo senz’altro schematico, la papirologia si occupa dello studio dei testi scritti in greco e latino su supporti d’uso quotidiano (papiri, ostraka, pergamene ecc.) nel corso dell’antichità, ovvero principalmente dell’Egitto ellenistico, romano e tardo-antico (ma non solo: esistono anche papirologie demotica, copta, araba…), e del loro contesto storico, sociale, economico, culturale. La papirologia digitale si occupa degli stessi oggetti di studio, ma sul fronte digitale. È dunque, da un lato, l’insieme delle applicazioni informatiche finalizzate allo studio dei ‘papiri’ (largamente intesi, come sopra); dall’altro, le è possibile configurarsi come una disciplina più o meno a sé stante, indirizzata allo studio delle versioni digitali dei papiri stessi – il che implica una serie di considerazioni metodologiche ed epistemologiche in parte diverse.

Quale specifico statuto epistemologico distingue la papirologia digitale?
Per pensare ad una possibile epistemologia autonoma della papirologia digitale, è possibile partire da ciò di cui si occupa. In tutti i casi, e in modo abbastanza intuitivo, le risorse informatiche papirologiche non si applicano al ‘papiro’ come ‘oggetto materiale’, ma ad una sua riproduzione digitale – quello che è stato definito, da colleghi umanisti digitali, un suo ‘avatar’. L’avatar digitale del papiro ne riproduce le caratteristiche fisiche in termini di pixel (immagini digitali, in due o tre dimensioni, più o meno manipolabili o manipolate, in luce visibile o in spettri invisibili – infrarosso, ultravioletto, e così via) ed il contenuto testuale in termini di sequenze di caratteri codificate nei database, oltre che a registrarne le caratteristiche contestuali (cioè le informazioni di contesto: cronologia, paleografia, dimensione storica o culturale di riferimento, ecc.) sotto forma di ‘metadati’ in cataloghi digitali. Questo permette di applicare al ‘papiro’ nella sua versione digitale una serie di metodologie di ricerca impossibili per la sua controparte materiale: fotoritocchi per migliorarne la leggibilità, restauri virtuali (inclusi ricongiungimenti tra frammenti omogenei dispersi fra collezioni diverse e svolgimenti di rotoli carbonizzati come quelli ercolanesi), ricerche ed analisi più o meno complesse (dalla semplice ricerca di stringhe di caratteri ad analisi quantitative statistiche o linguistico-computazionali) dell’insieme dei dati testuali e dei metadati contestuali. Inoltre, così come l’edizione critica del papiro è la finalità principale della papirologia ‘tradizionale’, per la papirologia digitale si può parlare di edizione critica digitale, che non dovrà essere una semplice digitalizzazione di un’edizione cartacea, ma può sfruttare le potenzialità degli spazi virtuali per diventare un’edizione ipertestuale in cui tutte le caratteristiche menzionate sopra siano interconnesse in modo dinamico e interattivo.

Quali opportunità offre l’utilizzo delle tecnologie digitali per la ricerca papirologica?
In parte le ho già citate nella risposta precedente: la possibilità di lavorare in vario modo sul papiro senza intaccarne la sua fragile materialità. Si parla dunque di miglioramenti visivi, che spaziano dal semplice fotoritocco alle più complesse tecnologie di elaborazione in campi luminosi non-visibili (infrarossi, ultravioletti, raggi X) per la lettura di inchiostri ‘invisibili’ ad occhio nudo o su superfici danneggiate, per giungere infine – nelle più recenti applicazioni – alla ricostruzione virtuale, a volte tridimensionale, dell’oggetto di studio. La costruzione di banche dati che riportano il contenuto testuale dei papiri permettono poi di effettuare ricerche in modo molto più rapido che in passato, anche se da questo punto di vista la completezza delle informazioni rimane una questione di primaria importanza, perché il ritmo incessante con cui nuove edizioni o correzioni vengono pubblicate fa sì che in un dato momento non si abbia mai un quadro aggiornato della situazione, e dunque le ricerche informatizzate andranno sempre integrate e completate con gli intramontabili metodi tradizionali (consultazione di repertori cartacei e visione delle edizioni a stampa). La disponibilità di numerosi cataloghi di metadati permette ugualmente di effettuare ricerche contestuali rapide e comprensive, nonché analisi quantitative un tempo impossibili o assai difficili da realizzare.

Quali sono i principali strumenti adoperati dalla papirologia digitale?
Nel campo delle banche dati lo strumento di riferimento è senza dubbio la piattaforma Papyrological Navigator (https://papyri.info), che raccoglie i testi e i principali metadati descrittivi dei papiri documentari ed è in costante aggiornamento grazie al contributo dei singoli papirologi mediante un sistema wiki grazie al quale ognuno può inserire o integrare dati per mezzo dell’ambiente Papyrological Editor. Ultimamente il Papyrological Navigator si è evoluto a comprendere progressivamente anche i testi dei papiri letterari (un’operazione tuttora in fieri). Dal punto di vista dei cataloghi di metadati non si può prescindere da Trismegistos (https://www.trismegistos.org), un portale che integra informazioni sui testi, sulle collezioni che li ospitano, sugli archivi antichi, sui dati onomastici e toponomastici, sul contenuto linguistico, ed altro ancora. Di respiro più specifico, ma non meno rilevanti, sono l’Heidelberger Gesamtverzeichnis (HGV), che raccoglie i metadati aggiornati dei papiri documentari, e il Mertens-Pack3 che si riferisce invece ai papiri letterari. Numerosi sono poi i cataloghi di singole collezioni papirologiche nel mondo. Abbiamo poi strumenti bibliografici come la Bibliographie Papyrologique, che raccoglie tutte le pubblicazioni d’interesse papirologico, o la Checklist of Editions, che fornisce un canone uniforme per la citazione delle sigle delle edizioni.

Quali sono i più importanti ambiti di ricerca nel settore papirologico digitale?
Gli àmbiti più tradizionali sono quelli relativi al miglioramento delle letture e alla ricerca testuale, come dettagliato più sopra. Recentemente si stanno sviluppando nuove tendenze più avanzate, che sfruttano potenzialità informatiche più avanzate: dall’analisi quantitativa dei testi e dei metadati, al riconoscimento automatico delle scritture, all’edizione critica digitale.

Quale contributo offre la papirologia digitale allo studio dell’antichità classica?
Da un lato, si tratta senz’altro di un contributo mediato, nel senso che la papirologia digitale offre amplificate possibilità di ricerca alla papirologia tradizionale, sicché alla fine il contributo risulta analogo a quello della papirologia tradizionale, ovvero l’insieme di informazioni storiche e culturali che la documentazione papirologica offre allo studio dell’antichità classica. D’altra parte, nell’analisi diversificata delle componenti strutturali di un papiro (testo, materialità, contesto) e nella possibilità di rappresentarle in una rete di rimandi ipertestuali e di interconnessioni digitali, si pone come un momento fondamentale di riflessione e di riesame circa la materialità dell’oggetto papirologico e del rapporto inscindibile ma diversificato delle suddette componenti, offrendo la possibilità di ridefinire in un certo senso l’oggetto di studio papirologico da una nuova prospettiva scientifica.

Quali prospettive future per questa disciplina?
L’ampliamento del database testuale di papyri.info ai testi letterari e paraletterari, attraverso il progetto Digital Corpus of Literary Papyri (DCLP), è senza dubbio il dato più rilevante delle più recenti tendenze papirologiche digitali, perché per moltissimo tempo le banche dati testuali si sono limitate – per ragioni storiche e tecniche – ai papiri documentari, che costituiscono tuttavia solo una parte, sia pure ampia e articolata, degli studi papirologici. Numerosi progetti recenti si stanno concentrando sul rapporto fra testo e materialità del papiro, puntando a realizzare studi sistematici e quantitativi circa le strategie scrittorie degli antichi scribi. Un settore di sviluppo è anche quello della linguistica computazionale e in particolare della linguistica dei corpora applicata alla papirologia, in particolare nell’analisi e nello studio delle dinamiche di variazione linguistica e di alfabetizzazione. Lo sviluppo della papirologia virtuale (ossia la fotoriproduzione digitale dei papiri) implica interessanti aperture al riconoscimento automatico dei caratteri di scrittura ed alla ricostruzione e al restauro virtuale dei papiri (penso ad esempio a situazioni materiali difficili come i papiri carbonizzati di Ercolano). L’edizione critica digitale dei testi su papiro è infine una delle sfide più interessanti per il futuro, perché ha le potenzialità per superare la visione tradizionale della filologia come ricostruzione di un archetipo ‘ideale’ per renderla adeguata all’esigenza papirologica di rappresentare criticamente i papiri, che sono testimoni unici e originali della civiltà classica.

Nicola Reggiani è Ricercatore di Papirologia all’Università di Parma, dove si occupa in particolare di papiri medici, fenomenologia e antropologia della scrittura e papirologia digitale. Oltre a numerosi articoli in riviste scientifiche, miscellanee e atti di convegni, e a La papirologia digitale, ha pubblicato La Giustizia cosmica. Le riforme di Solone fra polis e kosmos (Le Monnier 2015); Digital Papyrology I: Methods, Tools and Trends (De Gruyter 2017); Il Papiro Tulli: un enigma tra egittologia e ufologia, tra esoterismo e complottismo (Athenaeum 2018); La pelle di Epimenide: una raccolta di scritti oracolari nell’antica Grecia (Athenaeum 2019); Papirologia: la cultura scrittoria dell’Egitto greco-romano (Athenaeum 2019).

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