«Ero propensa al ragionamento, alla dialettica ed ero dotata di una memoria ferrea: notavo tutto e ricordavo tutto e non ero disposta, sapendo di essere nel giusto, a dar ragione all’altro per compiacerlo o, peggio, per timore delle sue reazioni. Avrei scoperto sulla mia pelle che una donna di quel tipo, per un uomo come S, diventa presto un nemico. E che, non potendo essere domata, va distrutta.»Una notte di Capodanno cambia il destino di una donna che ha sempre vissuto secondo le aspettative del mondo circostante. Per la prima volta decide di seguire il cuore, abbandonando una relazione stabile per inseguire la promessa di un nuovo amore. Ma quella che sembra l’occasione di una rinascita si trasforma lentamente in un viaggio dentro un labirinto fatto di illusioni, manipolazioni e verità sempre più difficili da distinguere.
Mentre il confine tra amore e dipendenza si assottiglia, la protagonista vede sgretolarsi ogni certezza: gli affetti, la famiglia, la fiducia in se stessa. Solo il lavoro e la scrittura sembrano offrirle un appiglio, ma il passato continua a reclamarla, costringendola a confrontarsi con domande alle quali nessuno sembra voler rispondere.
Tra incontri inaspettati, legami inattesi e segreti custoditi troppo a lungo, La notte dell’anima è un intenso romanzo psicologico sul potere della manipolazione, sulla fragilità delle percezioni e sul difficile percorso che conduce alla riconquista di sé. Perché la notte più buia è quella che attraversiamo quando smettiamo di riconoscere noi stessi.
Melania Cavuto scrive un romanzo che è come un pugno nello stomaco. La narrazione in prima persona consente al lettore di immedesimarsi nella vita della protagonista e nella sua ossessione, senza giudicarla. L’Autrice ci mostra fino a che punto episodi reiterati di violenza – sia psicologica che verbale – possano arrivare a minare l’identità stessa di una persona. La protagonista, infatti, prova a diventare la compagna ideale per S, «l’unica possibile, per uno come lui: una donna sorda, cieca e muta, disposta a soffocare qualunque malessere in nome dell’armonia», ma perde se stessa e il proprio entusiasmo per la vita.
Grazie ad uno stile profondamente introspettivo, il lettore è costretto a vivere la stessa confusione della protagonista, a condividere con lei dubbi e contraddizioni. Non osserva il manipolatore dall’esterno: gli vive accanto. Attraversa la sua stessa oscillazione emotiva: condanna, poi comprende, poi dubita di nuovo, poi si arrabbia. Poi torna a sperare. Il punto di forza di questo romanzo non è il tema, ma lo sguardo.
Allo stesso tempo, però, la voce narrante riesce a fare un’analisi ex post degli eventi sorprendentemente lucida: parlando a fatti avvenuti, talvolta ne anticipa lo sviluppo, incalzando il lettore a proseguire nella lettura. La protagonista, infatti, lascia intendere che la situazione descritta – già di per sé al limite – è destinata a peggiorare ulteriormente.
Melania Cavuto fa vivere al lettore una vera a propria discesa agli inferi, ma allo stesso tempo gli consente di capire quanto, molto spesso, sia necessario affrontare un’esperienza così forte per ricostruire se stessi. La protagonista, infatti, uscirà da questa esperienza profondamente cambiata e svilupperà «il dubbio atroce che il distacco maturato verso il mondo, più che frutto del trauma subito, sia una zona d’ombra già insita nella sua indole, rimasta troppo a lungo nascosta dalle convenzioni ed ora drammaticamente esplosa».
Olimpia Malagesi
L’Autrice
Mi chiamo Melania Cavuto, ho 52 anni e sono un’insegnante di Lettere (secondaria di primo grado). Ho frequentato il liceo classico e la facoltà di lettere moderne, in entrambi i casi col massimo dei voti. La scrittura è da sempre parte di me: la ritengo una passione capace di ristabilire l’equilibrio con se stessi ed anche di svolgere un ruolo terapeutico, com’è avvenuto nel mio caso, per la genesi di questo romanzo. In passato ho scritto per diversi anni: per il quotidiano Il Giorno, per Guess Italia e per MSL Italia (pubbliche relazioni e servizi di comunicazione).




