La mente preistorica. Indagine epistemologica sulla psicologia evoluzionisticadi Matteo Bedetti
Mimesis Edizioni
«Spesso siamo portati a interrogarci sul perché di alcune nostre caratteristiche psicologiche che all’apparenza sono quasi universali. Perché ad esempio sembra che uomini e donne ricerchino qualità differenti nei propri partner? O perché troviamo irresistibile il sapore di cibi grassi e dolci, anche se sappiamo che non ci fanno bene? E cosa c’è dietro la gelosia, il senso di appartenenza al gruppo o la paura istintiva dei serpenti e dei ragni?
Le risposte a queste domande secondo alcuni non si trovano solo nei nostri gusti personali o nelle convenzioni sociali, ma in qualcosa di molto più profondo: la nostra storia evolutiva. Dietro molte delle nostre scelte, emozioni e comportamenti si nasconderebbero milioni di anni di adattamenti che hanno plasmato il nostro cervello e le nostre azioni per garantire una sola cosa: la sopravvivenza e il successo riproduttivo dei nostri antenati.
Questo libro intende presentare ed analizzare proprio una disciplina che si fonda su questa premessa: la psicologia evoluzionistica. Quest’ultima, fondata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 da alcuni psicologi cognitivi e antropologi, ha il preciso scopo di fare luce sul modo in cui l’evoluzione (in particolare tramite selezione naturale e sessuale) ha plasmato la nostra mente e di conseguenza i nostri comportamenti. Per questo motivo la psicologia evoluzionistica ha una natura essenzialmente “ibrida”, tesa ad integrare i metodi e i presupposti della psicologia cognitiva e della biologia evoluzionistica.
Una premessa è d’obbligo: il libro che avete tra le mani si concentrerà sulla cosiddetta Scuola di Santa Barbara, un particolare approccio all’evoluzione della nostra mente legato alle opere di Leda Cosmides e John Tooby, affiliati all’Università di Santa Barbara. Esistono infatti diverse discipline che applicano la biologia evoluzionistica allo studio della mente, ma il nostro focus sarà su quella che si è affermata come la psicologia evoluzionistica per eccellenza: la Scuola di Santa Barbara appunto. […]
Nel primo capitolo introdurremo alcuni concetti e dibattiti fondamentali per valutare la solidità degli strumenti teorici e dei risultati della psicologia evoluzionistica. Inizieremo analizzando il dibattito tra adattazionisti e critici, presentando in modo esaustivo le argomentazioni di entrambi gli schieramenti. Questo confronto è cruciale per comprendere le basi metodologiche su cui poggia la psicologia evoluzionistica e le sue potenziali criticità. Successivamente, ci concentreremo sulla struttura delle spiegazioni adattazioniste, illustrandone il funzionamento attraverso alcuni esempi concreti. Mostreremo come queste spiegazioni tentino di individuare le pressioni selettive che avrebbero plasmato specifici tratti degli organismi.
Nella seconda parte del capitolo, affronteremo invece il tema della modularità della mente, concetto introdotto dal filosofo Jerry Fodor. Secondo Fodor, la mente umana sarebbe costituita, almeno in parte, da moduli, ovvero meccanismi di elaborazione dell’informazione caratterizzati da specifiche proprietà, che vedremo. Questo modello di modularità è stato successivamente rivisto e ampliato da Peter Carruthers, che ne ha proposto una versione più radicale: la teoria della modularità massiva, secondo cui l’intera mente umana sarebbe composta da moduli specializzati. È proprio questa versione ad essere adottata dagli psicologi evoluzionistici, i quali sostengono che i moduli si siano evoluti per risolvere problemi specifici incontrati dai nostri antenati nell’ambiente ancestrale. Nel capitolo analizzeremo le differenze tra le due teorie della modularità, mettendone in luce i rispettivi argomenti pro e contro. Questo confronto ci permetterà di valutare in che misura l’idea di una mente massivamente modulare possa costituire una base solida per la psicologia evoluzionistica e in che modo influisca sulle sue spiegazioni dei comportamenti umani.
Nel secondo capitolo invece ci occuperemo di analizzare la psicologia evoluzionistica e nel fare ciò cercheremo di fornirne una panoramica più ampia e completa possibile, senza perdere di vista i dettagli. Prima presenteremo brevemente alcuni degli illustri precedenti storici della Scuola di Santa Barbara, a partire da Darwin stesso, passando per l’etologia e la sociobiologia. Fatto ciò, esamineremo quali sono gli obbiettivi e i principi fondanti della psicologia evoluzionistica, a cui dedicheremo molta attenzione. In seguito, passeremo a valutarne i metodi di generazione di ipotesi e di controllo e mostreremo alcuni esempi di ricerche che fanno utilizzo di quest’ultimi.
Nel terzo capitolo presenteremo invece una serie di casi studio, tra i più importanti, cercando di coprire gli ambiti principali che sono stati indagati dagli psicologi evoluzionistici: sopravvivenza in un ambiente ostile, cooperazione e individuazione degli imbroglioni e strategie e preferenze sessuali. Prenderemo in esame un articolo uscito nell’estate del 2020 e firmato da alcuni dei più importanti esponenti della psicologia evoluzionistica, il quale tenta di mostrare in che modo gli strumenti della loro disciplina potrebbero aiutarci a combattere l’epidemia da Coronavirus. Infine, presenteremo brevemente la “sorella minore” della psicologia evoluzionistica, la psichiatria evoluzionistica. Quest’ultima fa utilizzo degli strumenti della biologia evoluzionistica per indagare le cause dei nostri disturbi psichici.
Nel quarto capitolo passeremo a esaminare le critiche che sono state mosse agli psicologi evoluzionistici. Sebbene la maggioranza dei filosofi e scienziati sia oggigiorno d’accordo sul fatto che la selezione naturale abbia plasmato in qualche modo la nostra mente, sono in molti a dissentire sui principi e metodi impiegati dalla psicologia evoluzionistica. Analizzeremo prima le critiche che sono state fatte ai principi fondanti della disciplina: ambiente di adattamento evoluzionistico, gradualismo, modularità della mente e universalismo. Vedremo che questi principi, sebbene plausibili all’epoca in cui la psicologia evoluzionistica è stata fondata, sono stati resi nel tempo obsoleti dagli avanzamenti di altre discipline come le neuroscienze, la biologia evoluzionistica, la genetica e la paleoantropologia. Lo stesso varrà per i metodi, che esamineremo nelle ultime sezioni del capitolo, insieme alle ricerche sull’attrattività del rapporto vita-bacino, di cui sottolineeremo l’inconsistenza dei risultati sperimentali.
Nel quinto capitolo presenteremo la trascrizione di un’intervista esclusiva (e per quanto ne sappiamo, la prima concessa a un pubblico italiano) a Leda Cosmides, co-fondatrice della Scuola di Santa Barbara e una delle principali figure della psicologia evoluzionistica. Nel corso della conversazione, Cosmides ha ripercorso insieme a noi le tappe principali del cammino che, dai primi anni di formazione accademica, l’ha portata a sviluppare le idee alla base di questa disciplina. L’intervista tocca molti dei temi affrontati nel libro: il rapporto della psicologia evoluzionistica con il comportamentismo e la sociobiologia, gli incontri con figure di spicco – sia sostenitori che critici della disciplina – e le riflessioni sui principi fondativi di una scienza dell’evoluzione mentale umana. Inoltre, Cosmides discute i punti di contatto e di divergenza tra la psicologia evoluzionistica e i teorici dell’evoluzione culturale. Data la profondità e la varietà degli argomenti trattati, ho ritenuto che includere questa intervista fosse un complemento prezioso per il libro. Non solo offre uno sguardo diretto sul pensiero di una delle protagoniste di questa rivoluzione scientifica, ma rappresenta anche un’occasione per cogliere le sfide e le prospettive future della disciplina direttamente dalla voce di chi l’ha plasmata.
Nel sesto e ultimo capitolo prenderemo in esame come gli psicologi evoluzionistici abbiano in generale risposto alle critiche, e analizzeremo i recenti tentativi che alcuni di loro stanno facendo per aggiornare principi e metodi della disciplina. Infine daremo un giudizio complessivo sullo stato di “salute” della psicologia evoluzionistica. Vedremo che nonostante alcuni punti ancora critici, vi è motivo di essere ottimisti verso le possibilità di questa disciplina di adattarsi alle sfide del presente.
Alla fine del libro è presente anche un’appendice, in cui viene proposta una panoramica molto schematica della nostra storia evolutiva. Questo per permettere al lettore che sia a completo digiuno di paleoantropologia di avere un’idea un po’ più precisa di quali siano le tappe della nostra evoluzione, con particolare attenzione al Pleistocene, periodo a cui alcuni psicologi evoluzionistici sembrano far risalire la nascita della maggior parte dei nostri meccanismi psicologici.»




