La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo, Massimo CacciariNel suo nuovo libro dal titolo La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo, edito da Einaudi, Massimo Cacciari si occupa di «ripensare o pensare l’Umanesimo more philosophico», sfatando così una tradizione che vuole tale periodo incapace di produrre filosofia. Per Paul Oskar Kristeller, ad esempio, la maggior parte delle opere degli umanisti «have nothing to do with philosophy even in the vaguest possible sense of the term».
«La tendenza fondamentale, che proviene sostanzialmente da Burckhardt, rimane quella di concepire l’Umanesimo sotto il segno esclusivo dell’arte, della rinascita delle arti, secondo lo schema vasariano, della ‘fede nella bellezza’, per dirla con Burdach».

Si interroga Cacciari: «Ma forse che questa grande arte avrebbe mai potuto nascere senza un’implicita filosofia dell’arte?» Tali posizioni, secondo il filosofo veneziano, «sembrano non intendere che la peculiare filosofia dell’Umanesimo consiste proprio, anzitutto, nel valore e nel significato che si attribuisce al termine filologia» senza comprendere «l’intrinseca natura filosofica dell’amore-studio per il logos, nel suo significato più complesso, che anima tutti i protagonisti dell’epoca.»

Per Cacciari, «L’appello alla renovatio, che è impossibile non ascoltare in tutti gli autori dell’Umanesimo, appello che combina in sé, previlegiando ora l’uno ora l’altro, i timbri del rinnovamento spirituale, della riforma politico-civile, di quella religiosa, si connette indistricabilmente con il problema del linguaggio. […] E rinascita significa non tanto far risorgere un passato (che mai, appunto, viene sentito o studiato come tale), ma risvegliare il presente

«Da dove attingere l’energia per plasmarlo? Da dove se non da chi ha dimostrato nel concreto della propria opera che il linguaggio, ratio e oratio insieme, può adempiere un tale compito? […] I testi in cui esso ha trovato la più degna espressione […] sono fondamento imprescindibile del cammino che deve ora essere intrapreso, origine e stazione, a un tempo, di tale cammino; perciò di essi occorre avere ogni cura, nient’affatto servile o ‘superstiziosa’, bensì per commentarli e, oltre ancora, interpretarli. La bellezza di quei testi-fondamento ci chiama a ridestare la forza espressiva del presente; essi diventano fattore della sua vis immaginativa e comunicativa. Filologia immanente nell’idea di renovatio

«La più autentica filosofia dell’Umanesimo si trova forse proprio, e paradossalmente, nell’in philosophos! di autori come Alberti e Valla, nella loro radicale avversione contro quella boria che pretende autofondantesi l’esercizio della ragione. Prima del discorso c’è la lingua. […] Prima della philo-sophia, inoltre, vi è la sophia dei saperi concreti, delle technai o artes».

«L’esame critico del philosophein tradizionale è elemento essenziale del pensiero dell’Umanesimo. […] Esemplare, a questo proposito, è ancora Valla con il De vero falsoque bono […] Vi ritroviamo quel nuovo approccio ai problemi della stessa metafisica, per cui l’ignoranza che essa dimostra della semantica dei propri termini-chiave (ens, quidditas, realitas) minaccia di condannarla all’insensatezza.»

«Su un tale fondamento critico […] Valla avanzava la propria proposta filosofica […] con la riscoperta dell’epicureismo nei suoi tratti più realistici […]. Dipinge anche Valla, come Alberti (e come Machiavelli, alla fine di questa età), l’esserci umano nelle istanze concrete che lo muovono ad agire, nei fini reali che agendo persegue – e tutti i fini si riducono a un principio: la ricerca del proprio piacere, ontologicamente inteso; la volontà incondizionata di perseverare nel proprio essere si esprime come volontà di piacere, in quella idea di voluptas, che ‘sedurrà’ anche il giovane Ficino. Qualsiasi ascetismo ne misconosca il potere è mera ipocrisia. Piacere deve essere anche l’amore per il logos; piacere deve dare Donna Filologia. E Filosofia significherà cercare la vera voluptas, la sua misura più piena, non disprezzando affatto le altre, e meno che meno quelle del corpo. Compito di una paideia filosofica consisterà nell’insegnare come il nostro naturale conatus alla eudaimonia, alla vita felice possa venire soddisfatto.»

«Questa volontà di Bene è comune a tutti gli enti sotto il cielo, per quanto si esprima per diversi gradi, e nell’uomo possa manifestarsi anche nel ricercare e conoscere razionalmente. La voluptas propriamente umana […] sta nell’inquisitio, nel godimento per l’apprendere, l’indagare, lo scoprire, nel piacere che viene dal saper fare opere che soddisfano intelletto e sensi.»

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