“La media education nella prima infanzia (0-6). Percorsi, pratiche e prospettive” a cura di Renata Metastasio

Prof.ssa Renata Metastasio, Lei ha curato l’edizione del libro La media education nella prima infanzia (0-6). Percorsi, pratiche e prospettive pubblicato da FrancoAngeli: come si è evoluto, con l’avvento dei digital media, il rapporto tra media e minori?
La media education nella prima infanzia (0-6). Percorsi, pratiche e prospettive, Renata MetastasioAbbiamo tutti assistito al cambiamento epocale che ha visto la progressiva affermazione della tecnologia digitale nella vita quotidiana e la nascita della generazione dei cosiddetti millenials, o “nativi digitali” e dei “digital baby”. In pochissimi anni l’uso dei device connessi a Internet è diventato centrale anche nelle fasce di età prescolari, anche grazie all’avvento della tecnologia touch. Tablet e smartphone hanno consentito anche agli utenti più piccoli di superare le barriere presenti nell’interazione con la tecnologia delle interfacce precedenti di interazione, attraverso un accesso diretto, su base iconica, e con il semplice “tocco” di un dito. Questo ha fatto sì che anche i bambini più piccoli, che non sanno ancora leggere e scrivere, potessero interagire con la tecnologia molto prima rispetto al passato, superando barriere che per molto tempo hanno impedito di accedere ai nuovi media e fruire delle loro potenzialità.

Il processo di socializzazione ai media del “bambino di fine millennio” non è esente da lati oscuri e ha alimentato con nuove preoccupazioni un dibattito da sempre aperto nel rapporto bambini – mass media. Ai rischi relativi all’impatto negativo sulle relazioni familiari e sociali, all’esposizione a contenuti inadeguati (pornografia, violenza, linguaggio scurrile e violento), agli effetti sulla salute a seguito di un’eccessiva e prolungata esposizione (obesità), al favorire la socializzazione ai consumi già imputati ai vecchi media (come cinema e tv) si sono aggiunte le nuove paure in relazione all’online child grooming , al cyber-bullismo e allo cyber-stalking, alle sindromi di isolamento da dipendenza da internet, alle challenge lanciate nei social network. Ciò nonostante, e nella piena consapevolezza dei rischi e dei pericoli dell’uso e dell’abuso della tecnologia e dei media digitali, non è ragionevole affermare che essi siano un nemico dell’infanzia, ma che, anzi, rappresentino un’opportunità di costruzione di una relazione con i nuovi media digitali più attiva ed autonoma rispetto a quella che gli adulti avevano con i media analogici. Nel contesto culturale odierno, quindi, i bambini sono dotati di possibilità di scelta maggiori rispetto a quelle avute dai loro genitori e l’uso di Internet ha di fatto ri-creato una linea divisoria tra infanzia e età adulta, questa volta a favore delle giovani generazioni. Questa forma di divide generazionale rappresenta il nodo cruciale di una sfida educativa con la quale genitori e insegnanti quotidianamente si devono confrontare.

La questione di fondo della relazione media – minori non può e non deve più essere posta in un’ottica esclusiva di preoccupazione di ciò che il bambino “fa con i media”, bensì nell’ottica dell’attenzione al bambino in relazione ai media, attraverso un processo di conoscenza e consapevolezza che consente di “saper gestire” qualsiasi mezzo di comunicazione.

Quali sono le attuali tendenze della media education?
Riprendendo le parole di alcuni anni fa di Dave Buckingham, pioniere in questo settore di studi, possiamo definire la media education come un processo finalizzato a potenziare le abilità di accedere, analizzare, valutare e produrre messaggi in tutti i formati della comunicazione. In questo millennio abbiamo assistito ad un complesso e veloce processo di cambiamenti della società e del sistema mediale.

La media education può essere declinata almeno attraverso tre diverse accezioni. La prima è quella di educare con i media, alla quale storicamente si è più fatto riferimento, e che ha avuto riflessi in ambito educativo in merito all’opportunità di introdurre le tecnologie mediali all’interno della didattica, come strumenti di insegnamento e di apprendimento. La seconda accezione con la quale si può parlare di media education è quella di educare ai media, alla comprensione critica dei testi e del sistema dei media, intesi non solo come strumenti, ma anche come linguaggio e cultura, ovvero come ambiente di vita. Una terza modalità, infine, di declinare il concetto di media education è quella di educare per i media, studiando le strategie, le tecniche per diventare professionisti nel campo della comunicazione e all’interno della quale si può delineare anche la formazione della figura del media educator, e la sua collocazione all’interno delle agenzie educative, prima fra tutte, ma non esclusivamente, la scuola.

Se inizialmente per media education si è fatto riferimento, soprattutto in ambito scolastico, all’opportunità o meno di utilizzate le ITC in ambito didattico – valutando, quindi la validità didattica dell’uso del computer e della lavagna multimediale, dei laboratori linguistici, dell’utilizzo degli ipertesti, etc. – attualmente il focus è centrato sulla media education nella sua accezione di educare ai media. Non si tratta più, quindi, di una semplice esigenza curricolare o scolastica, affinché i bambini abbiano migliore cognizione di ciò che affronteranno nella vita; educare ai media è una scelta obbligata, significa sì proteggere e prevenire, ma, soprattutto, insegnare e formare i più piccoli ad un uso consapevole e non passivo.

La media education, sul piano pratico, può avere ampi campi di azione. Definita come mezzo fondamentale per l’apprendimento delle nuove tecnologie, segue il principio del learning by doing. Nel nostro Paese, l’educazione digitale ha cominciato ad essere veramente considerata a partire dal 2015, quando il Ministero dell’Istruzione ha redatto il Piano Nazionale Scuola Digitale, documento fondamentale che lancia una strategia di innovazione della scuola italiana e posiziona il sistema educativo nell’era digitale. Alla base del Piano c’è un’idea rinnovata di scuola, intesa come spazio aperto per l’apprendimento e non unicamente luogo fisico. Oggi, in periodo di pandemia da Covid19, questa è un’idea quanto mai attuale, in quanto l’innovazione digitale, anche se nelle sue fasi preliminari di attuazione, ha comunque reso possibile la didattica a distanza e la continuità educativa in Italia. Questa accelerazione improvvisa e, in certo senso, inaspettata del digitale ha cambiato profondamente la didattica, che dovrà continuare ad integrarsi con l‘aspetto digitale.

Quale scenario disegna il consumo mediale attuale?
In generale, il consumo dei media tradizionali tra le fasce più giovani ha visto un decremento progressivo negli ultimi anni, specialmente se si tiene conto del tempo passato a guardare la televisione, che, tuttavia, resta la fruizione mediale più frequente nella fascia dagli 0 agli 8 anni di età. Per quanto riguarda l’uso di internet assistiamo ad un andamento inverso, con una quantità di tempo dedicato che tende a salire drasticamente con l’aumentare dell’età.

Una recente mappatura effettuata dall’ International Central Institute for Youth and Educational Television (IZI) di Monaco di Baviera mostra come, in diversi paesi, le fasce più giovani della popolazione usino in maniera diversa le varie tipologie di media (IZI, 2020). Nel Regno Unito, per esempio, i genitori dichiarano inoltre che più dell’80% dei bambini nella fascia 3-5 anni fa un uso regolare di internet e dei dispositivi tablet. Una situazione analoga, anche se con medie di uso inferiori, si riscontra negli Stati Uniti d’America, dove la media di uso giornaliera dei vari dispositivi è stimata intorno ai 21 minuti per la fascia 2-4 anni e di 42 minuti per la fascia 5-8 anni. Per quanto riguarda il panorama italiano, le analisi dei trend di uso dei media rivelano un aumento esponenziale della diffusione di smartphone e dispositivi digitali mobili già a partire dalla prima infanzia. Il rapporto EU Kids Online della London School of Economics (2018) stima che l’88% dei bambini italiani fanno un uso giornaliero di dispositivi connessi a Internet a casa e, nella preadolescenza, l’accesso tramite dispositivi mobili (spesso posseduti direttamente dagli utenti) aumenta drasticamente (dal 5% della fascia 9-10 anni al 48% della fascia 13-14 anni).

L’atteggiamento dei genitori è un importante predittore di consumo mediale: uno studio con circa 20.000 interviste telefoniche a genitori di bambini dai 2 ai 5 anni di età evidenzia una evidente difficoltà da parte dei genitori nel porre delle regole e tempi di utilizzo precisi.

Altri fattori come la frequenza d’uso di dispositivi mediali da parte dei genitori, le motivazioni all’uso dei media e l’età del bambino abbiano un effetto sul tempo totale d’uso dei media da parte dei bambini. I genitori con motivazioni educative più forti sono anche quelli più propensi a usare i dispositivi insieme al loro bambino, riducendo la probabilità che il bambino usi invece i dispositivi da solo.

In generale, le ricerche mostrano una netta preferenza dei bambini per i dispositivi tablet, in quanto le dimensioni dello schermo (piccolo, ma superiore ad un telefono cellulare), la portabilità e la facilità d’uso consentono una fruizione più facile e maneggevole, utilizzati per una vasta gamma di attività, tra cui giocare, disegnare, guardare video e guardare la televisione.

Andrebbe evitato l’utilizzo dei digital device per «tenere buoni» i bambini, attraverso la fruizione passiva di materiale video. Uno stile familiare lassaiz-faire, senza condivisione, mediazione, interattività e regole, può portare ad un’esposizione senza dubbio disfunzionale e dannosa per lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino, di qualunque età. La fruizione condivisa con i genitori è generalmente raccomandata, per promuovere miglioramenti di apprendimento, maggiore interazione e limitare i tempi di utilizzo. Bisogna evitare che si sviluppi la cosiddetta bedroom culture, che, di fatto, porta bambini e ragazzi all’isolamento dal resto della famiglia e all’uso dei media (prima televisione e pc) nello spazio privato della propria stanza.

Un dato su cui riflettere riguarda il divario digitale dell’accesso ai nuovi media nelle famiglie con diverso livello di status socioeconomico che è presente anche nei paesi più avanzati nell’uso delle tecnologie digitali. Mentre l’accesso a uno smartphone resta possibile in quasi la totalità dei nuclei famigliari, i nuclei più benestanti hanno una probabilità di poter dare ai bambini un accesso ad un computer o ad una connessione a banda larga di quasi il 25% superiore rispetto ai nuclei meno abbienti.

Che ruolo possono avere le tecnologie digitali nella scuola?
In generale c’è un sostanziale accordo in relazione all’applicazione delle nuove tecnologie nei contesti educativi. I dati che emergono dalle ricerche indicano che l’uso del computer può contribuire positivamente all’auto-percezione del bambino ed influenzare la socializzazione dello stesso, in una grande varietà di modi, sia a scuola sia in famiglia. La Computer Assisted Instruction (CAI) nei contesti scolastici ed educativi, anche in età prescolare, è stata associata a migliori risultati in diversi ambiti dello sviluppo cognitivo (es. abilità linguistiche, problem solving, interesse ed impegno nei processi di scrittura e disegno).

Inoltre, l’uso delle tecnologie touch, con un alto livello di iconicità e facilmente accessibili ai bambini anche più piccoli, può costituire un elemento in grado di facilitare lo sviluppo di aspetti cognitivi e sociali, attraverso la condivisione dell’esperienza. I dispositivi touch screen sono strumenti con grandi potenzialità per l’apprendimento grazie alla loro versatilità: si può disegnare, scrivere, guardare filmati e si possono scaricare applicazioni con estrema facilità.

Gli studi evidenziano che i dispositivi touch favoriscono in età prescolare lo sviluppo di competenze aritmetiche, di disegno e di scrittura. Specifiche app pensate per i bambini molto piccoli sembrano produrre effetti positivi in relazione al gioco e ai processi di alfabetizzazione precoce, sia a casa sia a scuola.

Fondamentale è compiere un’accurata scelta da parte degli insegnanti, e prevedere regole di uso dei dispositivi. A esempio, come per tutte le attività nella scuola Montessori, il bambino può accedere ad una determinata App dopo che l’insegnante gli ha presentato il gioco stesso, esplorando insieme a lui le modalità di gioco e le potenzialità. Esperienze interessanti di sperimentazione dell’uso delle APP nella scuola dell’infanzia sono state condotte da molte scuole o da enti di ricerca a livello regionale e nazionale.

Un campo di esperienze in cui le tecnologie possono trovare grande spazio è quello della “Conoscenza del mondo”, in particolare riguardo a “Numero e spazio” (MIUR, 2012). Abbiamo già detto come le tecnologie possano essere utilizzate per esplorare il mondo. Pensiamo ad un’attività di esplorazione del giardino della scuola; sarà possibile fotografare, catalogare, ingrandire. Anche in assenza di un microscopio digitale una fotografia di un fiore ad alta risoluzione può consentire di ingrandire ed esplorare le diverse parti, discutendone insieme. Una delle attività che si sta diffondendo nelle scuole dell’infanzia è l’introduzione al Coding, attraverso piccoli robot programmabili. La robotica educativa nasce proprio all’interno del Media Lab del MIT, per sviluppare il pensiero logico e costituisce un approccio innovativo all’insegnamento, basato sul pensiero creativo e computazionale, che può essere contestualizzato ad ogni età e livello scolastico.

Di che utilità sono le tecnologie digitali nei contesti educativi 0-6?
Le tecnologie digitali sono entrate ormai da diversi anni nella scuola, ma non trovano ancora una loro piena collocazione all’interno dei servizi 0-6 anni. Ancora aperto è il dibattito sull’opportunità dell’ingresso del digitale nelle scuole che accolgono bambini in età prescolare; in molti vedono nelle tecnologie una minaccia, e vorrebbero considerare la scuola dell’infanzia un luogo “protetto”, che tiene lontano i bambini e le bambine da un possibile “inquinamento tecnologico” offrendo esperienze concrete, di manipolazione della realtà. Ma in realtà non si tratta di rinunciare a mettere al primo posto attività concrete e manuali, di immersione nella natura, di contatto con il reale, ma di utilizzare strumenti presenti nella vita di tutti i giorni, cercando di comprendere come tali dispositivi possano essere utilizzati al servizio di attività concrete, di supporto alla manipolazione e alla creatività, senza rinunciare alle attività di tipo “tradizionale”.

Le indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione del 2012, parlando del campo di esperienza Immagini suoni e colori, includono i nuovi media fra i linguaggi a disposizione dei bambini, affermando che «Il bambino si confronta con i nuovi media e con i linguaggi della comunicazione, come spettatore e come attore. La scuola può aiutarlo a familiarizzare con l’esperienza della multimedialità (la fotografia, il cinema, la televisione, il digitale) favorendo un contatto attivo con i media e la ricerca delle loro possibilità espressive e creative» (MIUR, 2012, pag. 27). Le tecnologie digitali possono così essere utilizzate nei servizi 0-6 anni, per aiutare i bambini ad integrare il linguaggio dei media digitali con gli altri linguaggi già ampiamente utilizzati all’interno di nidi e scuole dell’infanzia.

Di grande interesse anche per la fascia di età 0-6 anni è la possibilità di far costruire presentazioni multimediali e ipermediali ai bambini stessi. Si tratta di costruire insieme presentazioni utilizzando linguaggi diversi, dal disegno alla fotografia, alla musica, al filmato e così via. L’ipermedia non diviene in questo modo un oggetto di studio, ma uno strumento per apprendere attraverso la sua progettazione e realizzazione. Di fronte ad un “problema”, ad un “argomento”, l’insegnante stimola i suoi allievi a ricercare il materiale, ad organizzarlo in una struttura ed in mappe concettuali, a definire nodi e legami tra di essi, a presentarlo nel migliore dei modi. Si allestiscono così quelle che Bruner chiamava palestre di apprendimento costruttivo e collaborativo, finalizzate a costruire un prodotto comune a tutta la classe, visibile agli altri, su cui si può tornare a riflettere in un secondo momento.

Sicuramente la pandemia esplosa nel 2020 e la conseguente chiusura delle scuole ha segnato un punto di svolta nell’uso delle tecnologie nella scuola. Gli insegnanti di scuola dell’infanzia e gli educatori del nido hanno cercato di mantenere i contatti con bambini e genitori, organizzando incontri telematici e proponendo attività a distanza, e, pur auspicando un completo ritorno alla scuola in presenza, hanno iniziato ad apprezzare alcuni degli strumenti che le tecnologie digitali potevano fornire.

È probabile che questo potrà favorire una presenza maggiore delle tecnologie nelle attività didattiche in presenza; è necessario ancora di più quindi, in questo momento, vigilare perché non siano utilizzate secondo paradigmi “trasmissivi”, per confezionare belle lezioni in cui il bambino è solo spettatore, ma ne siano sfruttati quegli aspetti che permettono al bambino di sviluppare la propria creatività e ne facciano quindi un autore piuttosto che uno spettatore.

Quali sfide pone la formazione degli educatori della fascia 0-6 all’uso delle nuove tecnologie?
La formazione del docente non si esaurisce con il conseguimento della laurea in Scienze della Formazione, ma assume carattere continuativo in un’ottica di sviluppo professionale continuo con quella che viene comunemente definita formazione in servizio degli insegnanti, o aggiornamento professionale. Questo tipo di formazione permette al docente di incrementare e aggiornare le sue competenze, evitando così che esse risultino limitate e obsolete, non più efficaci in un contesto in continua evoluzione sia dal punto di vista dei temi che degli strumenti. Tra le competenze e dell’expertise del docente figura la competenza digitale, fondamentale per poter introdurre le tecnologie nell’esperienza educativa anche dei nidi e delle scuole dell’infanzia e avvicinare il bambino ai linguaggi multimediali, favorendo un posizionamento attivo e di ricerca espressiva e creativa attraverso il loro uso.

Spesso, tuttavia, esistono le cosiddette barriere interne, riferibili al singolo docente, che assumono particolare rilevanza sull’applicazione effettiva delle tecnologie nella quotidianità dell’aula, come l’atteggiamento e le opinioni personali verso la tecnologia, l’autoefficacia percepita e la self-confidence rispetto all’uso di uno o più strumenti, nonché la motivazione d’uso.

La formazione può assumere un ruolo importante in grado di influire su questi aspetti e sull’uso delle tecnologie e contribuire ad incrementare, l’autoefficacia percepita e la self-confidence nell’uso degli strumenti tecnologici, creando memorie positive rispetto alle tecnologie e garantendo una acquisizione pratica delle peculiarità d’uso e dei pregi e difetti di strumenti e metodologie che di essi si avvalgono. Sperimentare la collaborazione e cimentarsi nella riflessione, soprattutto se in contesti di aggiornamento che vedono coinvolti educatori dello stesso istituto e in modo sistematico e trasversale nelle varie esperienze formative, può contribuire a diffondere una forma mentale aperta al dialogo e alla sperimentazione a livello organizzativo, promuovendo una cultura che possa fungere da terreno fertile per l’innovazione.

Renata Metastasio è professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione di Roma, Sapienza. È autrice di monografie e articoli scientifici, molti dei quali relativi al tema del rapporto media – minori. È presidente del Corso di Laurea Magistrale di Psicologia della Comunicazione e del Marketing e docente di Media Education nella prima infanzia nel CdL in Scienze dell’educazione e della formazione, Facoltà di Medicina e Psicologia. Coordina diversi progetti di ricerca relativi all’uso nei contesti educativi e familiari dei dispositivi digitali nella prima infanzia.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Non perderti le novità!
Mi iscrivo
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link