“La Madre degli dei. Da Cibele alla Vergine Maria” di Philippe Borgeaud

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La Madre degli dei. Da Cibele alla Vergine Maria, Philippe BorgeaudLa Madre degli dei. Da Cibele alla Vergine Maria
di Philippe Borgeaud
Editrice Morcelliana

«Destino sorprendente quello della Madre, prigioniera di due miti eruditi tanto tenaci quanto infondati. Il primo mito è quello dello stadio matriarcale e del suo corollario, il culto della Grande Dea. Madre degli dei, così designata, Cibele sarebbe l’esotica sopravvissuta, nel quadro del pantheon classico, dell’ancestrale e universale figura preistorica di cui le molteplici dee del politeismo non rappresenterebbero che trasformazioni successive. Dobbiamo questo mito al XIX secolo e in particolare alle speculazioni evoluzionistiche del giurista ed ellenista basileese Johann Jakob Bachofen, il cui libro sul Diritto materno […] fu edito nel 1861. Stabilito che Cibele deve il suo nome e il suo aspetto a una divinità frigia sorta dagli altopiani anatolici, ci si affrettò in seguito a farne la discendente immediata della dea del sito neolitico di Catal Hòyuk, che troneggia circondata da due leopardi in una vetrina del museo di Ankara. Tuttavia, così facendo si dimenticava che più di cinque millenni e molte grandi civiltà separano le due figure, mentre nulla, se non i sogni di qualche erudito, permette di riconoscere nella dea di Catal Hòyuk o nelle sue vicine di Hagilar la sovrana divina di un mondo matriarcale.

Il secondo mito moderno che ossessiona gli interpreti di Cibele è quello che vuol fare della Vergine Maria l’erede delle grandi dee antiche. Dal paganesimo al cristianesimo, dalla Madre degli dei alla Madre di Dio, viene presupposta una continuità definita dal puro e semplice trasferimento dei simboli e delle funzioni. Maria verrebbe dunque a riempire, per così dire, una casella lasciata vuota dalla sconfitta e dall’esilio delle divinità demonizzate, e in particolare delle divinità femminili — Iside e Cibele soprattutto. […]

Il nome di Cibele appare per la prima volta inciso sulla facciata di un santuario frigio. Dal VI secolo a.C. fino al VI d.C., in una rete ben definita di circolazioni e di scambi che legano la Frigia e l’Asia Minore alla Grecia e a Roma, si colloca una figura divina identificabile con precisione e designata esplicitamente come la «Madre», o come la «Madre degli dei»: di essa intendiamo osservare la nascita e le caratteristiche, esplorando un ambito la cui coerenza è assicurata dalla contiguità dei tempi e dei luoghi. Una simile prospettiva è ampiamente giustificata dal fatto che questa immagine materna e divina, nell’alba politeistica della nostra stessa civiltà, finisce in effetti per incrociare e accompagnare lungo alcuni secoli la storia di una religione ancora oggi vivente, quella che impone la figura paradossale della Vergine Maria, madre di Gesù, definita anche «madre di Dio». Si comprenderà, da questo punto di vista, la ragione di una scelta fatalmente solidale al rifiuto di un comparatismo a tutto campo.»

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