La lingua del bugiardino. Il foglietto illustrativo tra linguaggio specialistico e linguaggio comune, Lucia di PaceProf.ssa Lucia di Pace, Lei è autrice del libro La lingua del bugiardino. Il foglietto illustrativo tra linguaggio specialistico e linguaggio comune edito da Franco Cesati: innanzitutto, qual è l’origine del termine bugiardino per indicare il foglietto illustrativo di un farmaco?
In via preliminare, vorrei sottolineare come la presenza di due o più parole per indicare uno stesso oggetto o entità della realtà – come è il caso dei nostri termini bugiardino e foglietto illustrativo – sia un fenomeno abbastanza frequente. Eppure, bisogna precisare che la vera sinonimia non esiste: due nomi possono sì riferirsi ad una stessa realtà, ma concettualizzarla ed esprimerla in modi diversi, in relazione ai diversi contesti d’uso e alle diverse “sfumature” di significato. Se pensiamo a due parole come volto e faccia percepiamo immediatamente come il primo appartenga a un registro più alto, colto, letterario, (con impieghi anche in ambito medico) rispetto al secondo, tipico di un registro più basso, familiare, colloquiale. Questa polarizzazione dei valori significativi è ancora più marcata nelle coppie di parole che manifestano una contrapposizione tra una designazione neutra e un’altra che implica un giudizio di valore. Detto ciò, le espressioni foglietto illustrativo e bugiardino manifestano in pieno queste polarizzazioni: il primo è termine tecnico, denotativo mentre l’altro è termine colloquiale e connotativo. E veniamo così alla domanda circa l’origine di bugiardino: questa parola sembra essere nata nella dimensione gergale degli stessi medici, con una forte connotazione scherzosa, e sembra poi essere stata accolta con grande favore dal parlante comune che, evidentemente, condivide l’idea che il testo in questione non manifesti caratteri di trasparenza. Tra le diverse interpretazioni etimologiche, infatti, quella più convincente, e accettata, lega l’origine del termine al fatto che le informazioni veicolate sono presentate in modo poco comprensibile. Il bugiardino, dunque, direbbe “bugie” nel senso che presenterebbe le informazioni in un modo troppo tecnico o troppo contorto, o troppo implicito.

Quali difficoltà presenta la lettura del foglietto illustrativo?
Ci tengo a precisare che non esiste un unico tipo di foglietto illustrativo e che le difficoltà di lettura possono essere maggiori o minori in relazione a tale diversità. Esiste dunque una “scala” di leggibilità tra i foglietti illustrativi sulla base di considerazioni di natura testuale, morfo-sintattica, lessicale. La tipologia di bugiardino che risulta particolarmente inaccessibile è quella caratterizzata da un elevato tasso di tecnicità, connesso a uno stile pragmatico-comunicativo poco coinvolgente per il lettore. Non dimentichiamo che il foglietto illustrativo rientra nella categoria dei testi prescrittivi o regolativi; è, in altre parole, perfettamente omologabile alle “istruzioni per l’uso”; dovrebbe dunque rivolgersi direttamente al destinatario, l’utilizzatore del farmaco, con una strutturazione sintattica semplice e un lessico di base. Purtroppo, invece, alcuni foglietti sembrano pensati e scritti per gli addetti ai lavori, medici o farmacisti, o comunque per lettori con un livello di cultura medio-alto. Se, ad esempio, ci soffermiamo sul piano della sintassi, verifichiamo come la preferenza per strutture impersonali o passive si traduca per il destinatario in un livello di comprensibilità decisamente inferiore rispetto a strutturazioni incentrate sulla cosiddetta “funzione d’appello”. Venendo a una esemplificazione, è evidente che una struttura come Si raccomanda di non assumere il farmaco X in associazione con Y possa risultare meno accessibile di una struttura che chiami direttamente in causa il lettore/paziente, Non prenda il farmaco X se sta prendendo anche Y.

Ma questo è solo uno degli aspetti di illeggibilità; un altro importante fattore è legato all’uso di tecnicismi che, naturalmente, in alcuni casi sono inevitabili, ma in altri, potrebbero essere tradotti in un lessico più accessibile. Pensiamo al caso di un termine tecnico come astenia che ha un equivalente di immediata comprensibilità nell’espressione di uso comune, sensazione di stanchezza e debolezza; la preferenza per il termine tecnico è indice della volontà di creare una distanza con il lettore. In questo senso, anche l’impiego di acronimi o abbreviazioni, tutti caratterizzati da un elevato tasso di tecnicismo, possono comportare ulteriori difficoltà di lettura.

È inoltre da sottolineare il fatto che, in alcuni casi, la mancata comprensione di espressioni tecniche che compaiono nei titoli (e sottotitoli) delle sezioni in cui è articolato il foglietto illustrativo, può determinare l’incapacità da parte del lettore di ritrovare una specifica informazione, prima ancora di poterla decriptare.

A cosa si deve la difficoltà di comprensione del bugiardino da parte del parlante comune?
Io ritengo che le ragioni profonde del difetto comunicativo del bugiardino vadano ricercate nella natura stessa di questa tipologia testuale, che si caratterizza come particolarmente complessa. Intendo dire che quel documento che troviamo nelle confezioni dei farmaci rappresenta, in realtà, un insieme di testi. È, al tempo stesso, un testo informativo, un testo prescrittivo e infine un testo di natura legale. Il foglietto illustrativo risponde a molteplici obiettivi: tanto quello di informare e orientare l’utilizzatore del farmaco, quanto quello di tutelare le case farmaceutiche rispetto ai possibili rischi legati all’assunzione del suddetto farmaco; in altre parole, come è stato ben messo in evidenza da chi si occupa di diritto, il foglietto illustrativo rappresenta una sorta di documento per il consenso informato. Ora, precisato ciò, è molto difficile trovare un giusto equilibrio tra la realizzazione di questi svariati obiettivi. Il foglietto illustrativo ha in sé una doppia matrice: è un classico esempio di testualità divulgativa ma, al tempo stesso, deve conservare tratti del linguaggio specialistico della medicina e della farmacologia.

Quali sono i tratti linguistici che caratterizzano questa fattispecie testuale?
È difficile rispondere sinteticamente a questa domanda dal momento che, come ho già precisato, esistono diverse tipologie di foglietto illustrativo. Per ciascuna di queste, è possibile condurre analisi linguistiche che riguardano i diversi stili utilizzati, ai quali corrispondono diverse modalità di strutturazione macro-testuale, morfo-sintattica e diverse scelte lessicali. Un foglietto illustrativo realizzato secondo uno stile cosiddetto “notarile” presenterà, ad esempio, dal punto di vista sintattico, una tendenza a costruire frasi nominali con assenza di verbo e un lessico prevalentemente tecnico-specialistico. Al contrario, un foglietto illustrativo redatto in uno stile più “comunicativo” sarà caratterizzato da una sintassi tendenzialmente esplicita con frasi strutturate in modo facilmente accessibile e con parole attinte preferibilmente a un lessico comune.

Quali aspetti linguistici “anomali” presentano i bugiardini?
Nel libro ho usato l’espressione “anomalie” per riferirmi a una serie di tratti linguistici che non sarebbero attesi in una tipologia testuale quale quella del bugiardino che, come ho segnalato, dovrebbe presentare un elevato tasso di standardizzazione. In altre parole, poiché il foglietto illustrativo rappresenta un documento ufficiale, con risvolti di tipo “legale”, ci si aspetterebbe una testualità con elevato tasso di precisione e di controllo linguistico. Al contrario, è possibile riscontrare nei bugiardini aspetti di mancata omogeneità, o di forte ambiguità, o, ancora, di sorprendente genericità. Per venire a degli esempi concreti, un aspetto di scarsa omogeneità linguistica consiste nell’oscillazione, all’interno dello stesso foglietto illustrativo, tra forme diverse dei pronomi allocutivi impiegati: si passa quindi da forme verbali come prenda, informi ad altre come contattate, prendete e così via. Un caso di genericità è rappresentato dall’uso di espressioni che non vengono precisate in termini quantitativi o qualitativi; ad esempio, in relazione ad una crema, si può segnalare di non usare su aree estese, senza che venga indicata quale sia l’estensione massima.

Per contro, è possibile registrare una certa ridondanza che si manifesta, tanto nella ripetizione degli stessi nuclei informativi in diverse parti del testo, quanto nella superflua specificazione all’interno di una stessa struttura sintattica; si veda, ad esempio, la seguente formula: Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino; è evidente che l’impiego del verbo potere implica una non sistematicità della manifestazione di effetti indesiderati; pertanto, la concessiva che segue risulta del tutto inutile.

In che modo è possibile revisionare i foglietti illustrativi in vista di una loro maggiore accessibilità per il parlante comune?
La questione della leggibilità dei foglietti illustrativi è da tempo al centro dell’attenzione delle istituzioni deputate a regolamentare la redazione di questi, come di altri, documenti di corredo dei farmaci. La “European Medicines Agency” (EMA) ha, già dal lontano 1996, istituito un organo costituito da un gruppo di esperti che ha il compito di fornire alle case farmaceutiche indicazioni sulla redazione di etichette e foglietti illustrativi, proprio nella prospettiva di realizzare una maggiore trasparenza comunicativa. In Italia queste indicazioni non sono state recepite in pieno ma, negli ultimi anni, l’ “Agenzia Italiana del Farmaco” (AIFA) ha avviato una serie di iniziative in vista dell’adeguamento a tali norme di redazione e ha sollecitato un processo di revisione, cioè di vera e propria riscrittura, dei foglietti illustrativi. Tra i suggerimenti, quindi, c’è l’invito a utilizzare frasi brevi, a rivolgersi al destinatario in modo diretto, prediligendo la diatesi attiva, a utilizzare parole del linguaggio comune, e così via. Effettivamente, molti foglietti illustrativi, in particolar modo quelli dei prodotti da banco, sono stati riscritti ed è possibile trovarvi espressioni del tutto trasparenti come Si rivolga al medico o al farmacista prima di prendere il farmaco X se soffre di malattie al fegato (disfunzioni epatiche), nelle quali è evidente l’obiettivo di impiegare strutture semplici e parole che rientrano nel lessico di base (con il tecnicismo collocato tra parentesi). Nel libro ho effettuato un’analisi comparativa di due versioni, la vecchia e la nuova, del foglietto illustrativo di un farmaco molto noto, per mettere in evidenza quanto lavoro sia stato realizzato nella direzione di una maggiore semplificazione e leggibilità.

Tuttavia, a causa della natura stessa del foglietto illustrativo, che è strumento informativo ma anche cautelativo, alcune informazioni continuano ad essere presentate in modo non facilmente accessibile; d’altra parte, nello stesso decreto legislativo, che costituisce le Linee guida sulla redazione del foglietto illustrativo, viene specificato come “l’esigenza della semplificazione non giustifica l’omissione di informazioni necessarie, seppure complesse”.

Per concludere, alcuni fattori rendono non ancora pienamente realizzato questo importante processo di revisione, che si è però avviato con risultati di rilievo.

Lucia di Pace è professoressa associata di Glottologia e Linguistica presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. I suoi lavori si collocano in diversi ambiti di ricerca che vanno dalla storia del pensiero linguistico, con una particolare attenzione per il metalinguaggio, alla macro-comparazione tra famiglie linguistiche, ad aspetti di morfologia non proto-tipica, tra cui le sigle e gli acronimi.