La lingua che visse due volte. Fascino e avventure dell'ebraico, Anna Linda CallowProf.ssa Anna Linda Callow, Lei è autrice del libro La lingua che visse due volte. Fascino e avventure dell’ebraico edito da Garzanti: quando e come è rinato l’ebraico?
Il desiderio di una rinascita della lingua santa si è risvegliato più volte e in varie modalità nel corso della storia ebraica, in quanto la lingua è sempre stata centrale nella liturgia e nella cultura, nel corso dei secoli spesso poeti e intellettuali ne hanno deplorato l’abbandono. La sua rinascita come lingua parlata è dovuta a circostanze storiche troppo complesse da elencare in modo completo: indubbiamente la recrudescenza di pogrom nella Russia zarista a partire dal 1881, il nazionalismo e il ridestarsi dell’odio antiebraico in Europa occidentale spinsero molti ebrei verso l’idea della rinascita politica di una nazione ebraica, con un proprio suolo e una propria lingua. E l’unica lingua che nei secoli era rimasta patrimonio delle comunità disperse in una vastissima diaspora era quella ebraica, che non aveva mai smesso di venire insegnata, letta e scritta.

Quali caratteristiche rendono straordinario l’ebraico?
Se ne potrebbero elencare molte: dalla sua razionalità strutturale basata su radici di tre consonanti, per cui l’azione che è alla base del significato emerge in modo molto chiaro nelle parole, rendendone trasparente l’etimologia, al fatto di essere la lingua di un testo fatale come quello biblico (che per essere capito e apprezzato appieno va letto in originale), ai suoi tremila anni di storia. Tutto il mio libro è un’ode alla sua bellezza e potenza.

Quali differenze esistono tra l’ebraico biblico e l’ivrit, la lingua parlata oggi nello stato di Israele?
L’ebraico biblico è solo una “carotazione” di una lingua ovviamente molto più ricca: si limita alle parole che sono entrate nel testo biblico, come se volessimo ridurre l’italiano a quello della Divina Commedia del Decameron e del Canzoniere di Petrarca, pertanto è “povera” lessicalmente. L’ivrit ha rimediato a questa povertà arricchendo la base biblica con quella dei testi di epoche successive e con un nutrito numero di neologismi per il lessico della modernità. Tuttavia non sono così distanti, e l’ebraico biblico è sempre un buon punto di partenza per lo studio di quello moderno.

Quali sono gli aspetti più affascinanti del testo biblico?
Il suo status di long seller mondiale già risponde ampiamente a questa domanda… ma se devo esprimere un parere personale è la profonda conoscenza dell’uomo che si ritrova nelle sue pagine: un testo umanistico ancora prima che teologico, che dunque parla anche a chi, come me, non è religioso.

Quali ricchezze linguistiche serba il Talmud?
Il Talmud è il vero fondamento dell’ebraismo, e la sua ricchezza linguistica – già solo per il fatto di essere un testo vasto e bilingue, in ebraico e aramaico – è enorme. Ancora maggiore è la sua complessa ricchezza concettuale, una vera e propria analisi della realtà data e pensata dal punto di vista della sua relazione con la legge, con ciò che è permesso e ciò che è vietato: un monumento di etica.

Quale ruolo riveste nella tradizione ebraica la kabbalah?
La kabbalah ha avuto ruoli diversi in epoche diverse: dottrina per pochi eletti, dottrina popolarizzata dal forte afflato messianico, abbracciata a volte con entusiasmo, altre guardata con sospetto come “irrazionale” o pericolosa. Adesso gode senz’altro di un rinnovato prestigio grazie alle opere di studiosi del calibro di Gershom Scholem e Moshe Idel. Indubbiamente ha prodotto dei testi meravigliosi, come lo Zohar, che ripagano in tutte le epoche il lettore che affronta la fatica di accedervi.

Come sottolinea nel libro, Lei è una goyà, una non ebrea: come è nato il Suo amore per l’ebraico?
Lo racconto all’inizio del libro: è tutta colpa di una mia proposta di matrimonio che fu respinta e mi portò a sposare una cultura e una lingua al posto dell’uomo che amavo…