“La lezione di Marco. Pane, Lavoro, Ecologia: dal No alla partitocrazia ai 5 Stelle” di Alfonso Pecoraro Scanio

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On. Prof. Alfonso Pecoraro Scanio, Lei è autore del libro La lezione di Marco. Pane, Lavoro, Ecologia: dal No alla partitocrazia ai 5 Stelle, pubblicato da Paesi Edizioni: a cinque anni dalla scomparsa del leader del Partito Radicale, di quale attualità è il pensiero di Marco Pannella?
La lezione di Marco. Pane, Lavoro, Ecologia: dal No alla partitocrazia ai 5 Stelle, Alfonso Pecoraro ScanioIl pensiero di Pannella è di estrema attualità. Basta pensare alle battaglie che sono in corso sui diritti civili oppure alla diffusione dell’uso di petizioni e leggi di iniziativa popolare o della nuova stagione referendaria in corso. Il referendum nel suo uso attuale è stato in qualche modo un’invenzione politica di Pannella, capace di trasformarlo da momento straordinario a strumento ordinario per creare campagne ad hoc su alcuni temi precisi. I primi furono proprio quelli sul nucleare, sulla caccia o quello antipartitocratico come anche la consultazione sul finanziamento pubblico dei partiti. Ma è evidente che la sua storia abbraccia un messaggio ancora più ampio perché ha ragionato su tanti argomenti, dalla lotta alla fame nel mondo al tema della giustizia, dall’antiproibizionismo allo Stato di diritto, inteso nel senso più ampio, fino alla lotta a corruzione e malcostume della politica.

Come si espresse l’impegno di Marco Pannella per l’ambiente?
Il contributo di Pannella alla difesa l’ambiente è un tema sottovalutato. Nel 1976 i Radicali sono il primo gruppo parlamentare antinucleare al mondo e già l’anno precedente avevano avviato una campagna di raccolta firme. Stiamo parlando di una diversità tra l’ambientalismo naturalistico, quindi la difesa dei parchi e del paesaggio incarnato in associazioni come Wwf e Italia Nostra che ho molto sostenuto, e un ambientalismo più politico con cui si inizia a porre in essere il tema di quello che chiameremo “principio di precauzione” che sono poi riuscito a far introdurre nella normativa UE durante l’emergenza della BSE nel 2001, quando ero ministro delle Politiche agricole. Ma la battaglia sul nucleare è l’inizio di un percorso che fa parte di un dibattito più ampio sui rischi per l’ambiente e i cittadini, connesso ai timori per le scorie. Poi un grande ruolo ha avuto nel 1985 la creazione delle prime liste verdi a livello regionale, vera premessa per l’avvio in Italia del movimento politico della Federazione dei Verdi.

Nel libro Lei ricorda il suo esordio in politica proprio da radicale: cosa significò per Lei, allora, l’esempio del leader radicale?
A 15 anni ho dato vita a una lista civica al mio liceo, il Torquato Tasso di Salerno, per superare una didattica troppo nozionistica e ottenere un maggiore impegno in cineforum, manifestazioni e iniziative. Mentre imperversava uno scontro ideologico tra varie organizzazioni comuniste in lotta tra loro e con gruppi fascisti e clericali, mi sono reso conto che il Partito Radicale era l’unica forza politica legata all’epoca a battaglie specifiche. Mi piacque quell’approccio di sinistra libertaria e non ideologica, nonviolenta, con ideali forti, che si poneva obiettivi precisi seppure spesso rivoluzionari.

Ho così imparato a ragionare e a impegnarmi per raggiungere dei risultati concreti, coerenti a una visione della società che rispetta i diritti civili dei cittadini e tutela l’ambiente in cui vive. E soprattutto che i mezzi devono essere coerenti con il fine. Esattamente l’opposto del pensiero dominante secondo cui “il fine giustifica i mezzi” con cui si considerava normale l’uso di violenza, calunnie, ingiustizie in nome di una società più giusta in un futuro indefinito.

Quali battaglie condusse il leader radicale in nome dell’ideale ecologista?
Pannella ha condotto varie battaglie ecologiste. Sicuramente quella contro il nucleare è considerata la più importante anche perché ha lanciato l’energia solare in Italia. Tanto è vero che il celebre sole che ride con la scritta “Energia nucleare? No grazie” è il simbolo che comprò in Danimarca e donò poi agli Amici della Terra, i primi a utilizzarlo. Fu proprio quello il simbolo che facemmo nostro per le liste verdi alle elezioni del 1985. Ma si impegnò in tante altre battaglie, come detto quelle contro la caccia e contro il dissesto idrogeologico. Infine nel 2016, proprio con me, lanciò l’appello per votare “Sì” al referendum che abrogava le norme a favore delle trivellazioni petrolifere nei mari. Quindi, anche il suo ultimo gesto, il suo ultimo appello pubblico, è stato un importante messaggio ecologista. Va anche considerato, come dicevo, che Pannella stesso ha favorito e contribuito alla nascita delle liste civiche e verdi in Italia, con le quali venne eletto consigliere regionale in Campania nel 1985. Si trattò della prima tornata elettorale che vide una forte presenza di liste civiche e verdi e fu, tra l’altro, lo stesso momento in cui fondai una lista civica ed ecologista a Salerno con la quale fui eletto consigliere comunale.

Pannella definì il Movimento cinque stelle l’erede delle sue azioni referendarie e anti-partitocrazia: chi incarna, oggi, gli ideali di Marco Pannella?
È evidente che il Movimento 5 Stelle nelle sue azioni – antipartitocrazia e contro il finanziamento pubblico – era palesemente legato a un’eredità culturale di Pannella. Così come nel proporre la democrazia diretta. Non dimentichiamoci che nel primo Governo Conte c’era un ministero, guidato da Fraccaro, con la delega alla Democrazia Diretta. Nel 2013, gli ascoltatori di Radio Radicale – altra invenzione di Pannella – a domanda diretta rispondevano in stragrande maggioranza di sostenere i 5 Stelle. Pannella ricordava questo rendendosi conto di come l’umore di un popolo stanco dell’arroganza dei partiti si era indirizzato verso questo nuovo movimento. È ovvio che la storia di governo dei 5 Stelle è diversa da quella che potevano essere le aspettative: ha mantenuto alcuni impegni anche su temi ecologisti ma la riforma della costituzione per potenziare il referendum purtroppo si è arenata. Oggi gli ideali di Marco in Parlamento sono incarnati più da singoli esponenti come la senatrice Loredana De Petris sui temi ecologisti, che viene dalla storia dei Verdi e oggi è leader del Gruppo Misto come Liberi e Uguali, oppure da singoli esponenti di M5S e Leu. Oppure ancora da parlamentari che si occupano dei diritti civili, eredi di una parte dell’azione di Pannella che ha fatto scuola. Ma ancora di più in quell’associazionismo attivo e civico come la piattaforma Change.org che ha fatto delle petizioni popolari uno strumento di battaglia politica con tanti risultati, accessibile ai cittadini con modalità molto più semplici di quelle ordinarie. Per fortuna quegli ideali si sono estesi anche a tante persone, speriamo che possano rappresentare il punto di riferimento delle nuove realtà politiche di cui il Paese ha sicuramente bisogno.

Qual è la lezione per il futuro di Marco Pannella?
La lezione di Pannella che vorrei trasmettere attraverso questo libro è quella di puntare su obiettivi precisi, di non sognare un incarico istituzionale per vincere delle battaglie, di far valere le proprie ragioni con un atteggiamento non violento ma molto determinato e avere la capacità di coinvolgere gli altri. Quindi, un’attività politica che si avvicina a un’evoluzione dell’attivismo civico: chi va nelle istituzioni dovrebbe aver prima maturato un’esperienza in cui si è messo a servizio dei cittadini con iniziative concrete, e non puntare alle elezioni come fosse un terno al lotto o un talent show. Il degrado della nostra classe politica deriva proprio dal fatto che siamo arrivati sempre più a una corsa all’incarico per l’incarico. Si punta a fare il consigliere o il parlamentare per essere consigliere o parlamentare, non per usare il ruolo istituzionale come strumento per realizzare una battaglia, un sogno, un cambiamento. Pannella non ha mai avuto bisogno dell’incarico per fare una battaglia politica, l’ha fatta a prescindere, ha fatto prevalere l’impegno quale vero motore di una politica che è degna di essere chiamata tale. Ovvero, la capacità di avere un progetto per la società, proposte concrete e cercare di perseguirle ottenendo dei risultati. Io stesso mi sono ispirato a questo ideale puntando ad ottenere dei risultati nelle attività che ho svolto da ministro delle Politiche agricole e dell’Ambiente – prima con la riforma dell’agricoltura e bloccando gli Ogm, poi nel togliere i contributi ai fossili e lanciare l’energia solare in Italia – oppure al di fuori delle istituzioni – salvando l’isola di Budelli con una petizione su Change.org e nel far iscrivere l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano nel Patrimonio dell’Umanità. Credo così di aver interpretato la parte migliore del suo messaggio. Questo è sicuramente il più forte della sua lezione.

Alfonso Pecoraro Scanio, avvocato, giornalista pubblicista, ideatore di Radio Radicale Salerno e, nel 1980, presidente del Partito radicale della Campania, è tra i fondatori dei Verdi italiani nel 1986 e del partito verde europeo nel 2004. È stato consigliere comunale a Salerno e a Napoli, consigliere regionale, parlamentare, ministro delle Politiche Agricole del Governo Amato II e ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel Governo Prodi II. Presidente della Federazione dei Verdi dal 2001 al 2008, oggi presiede la Fondazione UniVerde; è coordinatore del comitato scientifico della Fondazione Campagna Amica e docente in Turismo e Sostenibilità alle Università di Milano Bicocca, Tor Vergata di Roma e Federico II di Napoli.

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