Prof. Federico Benuzzi1, Lei è autore del libro La legge del perdente. La matematica come vaccino contro l’azzardopatia pubblicato da Dedalo: come le è venuto in mente di scrivere questo libro?
La legge del perdente. La matematica come vaccino contro l'azzardopatia, Federico BenuzziÈ dal 2005 che mi occupo di divulgazione. Tra l’altro ho una visione precisa di come dovrebbe essere il divulgare: quando si parla di scienza, si deve fare scienza. Non si deve stupire il pubblico con effetti speciali. Non solo, almeno. Così come non si possono solo snocciolare dati su dati. Si deve invece proporre esperimenti, teoremi, riflessioni per spingere la platea dentro la materia che si vuol divulgare. È con questo spirito che da anni porto in giro Fisica Sognante: un lavoro sulla fisica della giocoleria.

Fu durante una delle repliche di questa conferenza-spettacolo che mi notò la responsabile di Spazio Giovani Onlus, una realtà che si occupa da anni di prevenzione all’azzardopatia, e mi chiese di occuparmi di gioco d’azzardo con le stesse dinamiche tipiche del mio divulgare. Mio padre mi ha sempre insegnato ad accettare le sfide e così dissi sì senza rifletterci troppo. Per fortuna. Dopo sei mesi di studio sul tema, tra matematica, sociologia, normativa, psicologia e antropologia, è nata una nuova conferenza-spettacolo, L’azzardo del giocoliere, che, devo ammettere, mi sta dando non poche soddisfazioni. E come spesso mi capita, dopo un po’ di tempo che rifletto su un argomento, mi confronto col pubblico, scrivo articoli e ripenso le mie conferenze-spettacolo, sono passato dai corsi di aggiornamento per docenti prima al bisogno di raccontare il percorso. E così eccomi lì, l’estate scorsa, chino sul pc a scrivere. Fortunatamente ho incontrato chi ha trovato il progetto interessante: usare la matematica come vaccino contro la dipendenza.

Perché parla di Azzardopatia e non di Ludopatia?
Perché il problema non è il gioco. Il problema è la scommessa. Non si è mai sentito di qualcuno con una dipendenza patologica da palla avvelenata, mentre esiste, eccome, una tragica dipendenza dalle scommesse. La puntata in denaro rende il gioco tremendamente serio. Introdurre un’attività “adulta”, lo scommettere, in un contesto di gioco in cui si mettono a repentaglio “valori” per ottenere vantaggi – economici, di riconoscimento sociale, di potere… – rende l’azzardo un veicolo per ottenere eccitamento psicofisico. E il tutto è alimentato dalla prospettiva di poter sfidare il destino: una miscela che definire esplosiva è poco.

Perché si può affermare che l’unico vero vaccino contro l’azzardopatia sia la matematica?
Uno dei primi articoli nei quali mi sono imbattuto nel periodo di studio sul tema riportava uno studio OCSE2 in cui, i dati raccolti, erano a dir poco sconvolgenti: l’impegno economico – cioè quanto si spende in proporzione a quanto si guadagna – cala al crescere della cultura matematico scientifica. Non me ne vogliano i colleghi umanisti, ma i dati erano chiari! Più un popolo conosce la matematica e il metodo scientifico, meno i suoi membri scommettono (in proporzione al guadagnato).
La conoscenza della matematica quindi funziona proprio come un vaccino! Più è diffusa, più aumenta la copertura vaccinale, meno è facile ammalarsi e meno la popolazione interessata è soggetta a casi di dipendenza o, nel peggiore dei casi, di dipendenza patologica.

Cosa vuol dire essere dipendenti patologici dalle scommesse?
Immagini di essere al lavoro, in ufficio, seduto davanti al pc, e di fare di tutto per non essere visto mentre naviga su siti di scommesse sportive. Di andare al bagno più spesso dei colleghi per controllare le puntate al cellulare. Di essere al bar con alcuni amici, fisicamente, ma di cadere continuamente, con lo sguardo e con la mente, su quei gratta e vinci appesi là in fondo, alla parete dietro la cassa. Di passeggiare coi suoi figli e, con una scusa, di entrare in una tabaccheria per comprare le caramelle… per poi restare due ore davanti alla slot machine dicendo ai suoi bambini che devono pazientare, perché “manca poco, la macchinetta ormai è stanca: sta per pagare, me lo sento!”. O anche, se vuole, immagini di essere con sua moglie, sdraiato nel letto, con la testa che le scoppia perché non riesce a trovare un modo per giustificare un ammanco nel conto corrente comune…

Chi è dipendente patologico passa il tempo a pensare al gioco, a come rifarsi, a come trovare i soldi per scommettere. Tralasciando il fatto che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, in questi frangenti, che presto diventano la vita di tutti i giorni, tutto il giorno, iniziamo a mentire ai nostri cari, trascurare il lavoro, rubare…
I dipendenti patologici presto restano soli, immersi in un mondo tutto loro che in realtà non gli appartiene. In altre parole è simile, in tutto e per tutto, ad una dipendenza da alcol o droghe. Con la differenza che qui non c’è una sostanza da inoculare e che quindi è ancora più difficile da curare.

Quanta gente gioca e quanto spende?
Dipende. Per esempio a Lissone, vicino a Milano, spendono in media 1800€ euro all’anno, mentre a Bollate, a pochi chilometri, “solo” 600. Quindi i dati variano molto dal comune, ma non credo che a Milano Est si giochi 3 volte di più che a Milano ovest. Semplicemente a Bollate ci sono 4 VLT ogni 1000 abitanti. A Lissone il doppio… Ricordo questi dati perché sono stato pochi giorni fa a fare un paio di repliche de L’azzardo del giocoliere nel carcere di Bollate, per gli ospiti, e al tetro cittadino di Lissone, per le superiori. Per chi fosse interessato sono recuperabili sul sito del gruppo espresso Italia delle slot3.
Ci tengo però a sottolineare che le cifre ricordate sono pro capite! Contando quindi anche i bambini e chi non gioca, spendono in media una mensilità all’anno. Questo vuol dire che per chi gioca veramente i dati sono molto, molto più preoccupanti. C’è chi arriva a spendere anche 10 o 20 mila euro l’anno e anche più. E non stiamo parlando certo di persone che se lo possono permettere.

È possibile battere il banco?
Se intende volontariamente sì, è successo. Ma sono casi che si contano sulla punta delle dita! E sempre, sia quando è stato trovato un baco nel gioco che quando hanno escogitato un “metodo” per aggirare le regole, chi ci è riuscito era un abile matematico! E ogni volta il mondo del gioco d’azzardo è corso ai ripari: correggendo errori o cambiando regole.

Se intende per un colpo di fortuna, certo. L’errore è cercarlo! Nel 2009, per esempio, in un famoso torneo di golf internazionale era stata messa in palio una Bmw Z4 Roadster per chi fosse riuscito a far una buca con un solo colpo. Ovviamente nessuno sperava di riuscirci, l’obiettivo era, come sempre, avvicinarsi il più possibile. Ma Leif Olson non solo mandò la palla sul green: il suo colpo, facendo carambola contro un’altra pallina, finì direttamente in buca! Capisce? È successo, quindi non è impossibile. Come non è impossibile vincere al Superenalotto. L’errore è pensare che capiti a noi!

Quali sono le possibilità di vincere al Superenalotto?
Circa uno su seicento milioni. Nel mio libro insegno come calcolarla esattamente e come gestire questo numero esorbitante ma, tanto per capirci, sarebbe come indovinare il mio numero di cellulare senza conoscere il mio operatore, o, sapendo che la mia amica Ada non vive più in Italia ma si è trasferita in un paese della comunità europea, incontrarla per sbaglio, passeggiando per le vie di uno qualsiasi dei 28 stati membri…

Cosa si può dire del Lotto, dal punto di vista matematico?
A differenza del Superenalotto che ha un payout definito – restituisce in premi il 35% del giocato – il Lotto si affida completamente alla matematica e paga in proporzione a quanto investito. Quindi, in linea di principio, è sbancabile. Diverso è però pensar di vincere il premio massimo! La probabilità di vittoria è circa una su 40 milioni. Per restare all’esempio di prima sarebbe come confidarvi che la mia compagna si chiama Giulia, ma non dirvi dove in Italia viva: ora tocca a voi trovarla passeggiando a caso per le vie di uno qualsiasi degli 8000 comuni del bel paese.
Ci tengo però a sottolineare anche che non esistono metodi per vincere basati sulla cabala! Se esistessero crescerebbero come funghi i miliardari. Purtroppo invece quello che aumenta è il numero delle sale slot… e dei dipendenti patologici.

Si può guarire dalla Azzardopatia?
Si. Ma solo se lo si vuole davvero e con l’aiuto di professionisti, psicologi o psichiatri, della famiglia e di gruppi di auto aiuto. Nessuno escluso.
La vera battaglia però è non ammalarsi ed è per questo che abbiamo pubblicato questo libro.. E credo che la scuola abbia, in tutto questo, una responsabilità enorme. La legge del perdente l’ho scritto anche con questo obiettivo: letto nel modo giusto può tranquillamente diventare un percorso da fare in classe.

1 http://www.federicobenuzzi.com/chi/

2 http://www.dm.unibo.it/~contucci/public_html/Research/socialnews.pdf

3 http://lab.gruppoespresso.it/finegil/2017/italia-delle-slot/