“La Kabbalah e il suo simbolismo” di Gershom Scholem

La Kabbalah e il suo simbolismo, Gershom ScholemLa Kabbalah e il suo simbolismo
di Gershom Scholem
Einaudi

«La Kabbalah – letteralmente «tradizione», ossia la tradizione delle cose divine — è la mistica ebraica. Ha una lunga storia, e per molti secoli ha esercitato una forte influenza su quei gruppi del popolo ebraico che aspiravano a una più profonda comprensione delle forme tradizionali e delle concezioni dell’ebraismo. A partire dal tardo Medioevo una letteratura molto ampia ha conservato l’espressione della produzione dei cabbalisti, spesso intensa. La principale opera letteraria di questo movimento, lo Zohar, ossia il «Libro dello splendore», composto verso la fine del secolo XIII, ha avuto per molto tempo, per la coscienza di comunità molto ampie, la dignità di un testo sacro di valore indiscusso, e quindi un prestigio addirittura canonico.

Ciò si è dimostrato vero ancora oggi, quando, dopo la fondazione dello Stato di Israele, gli ebrei dello Yemen, una comunità remota e particolarmente isolata dell’Arabia meridionale, immigrarono quasi tutti in Israele con l’operazione aerea chiamata «tappeto volante»; avevano dovuto abbandonare quasi tutto ciò che possedevano, ma tra le poche cose da cui non avevano voluto separarsi molti portavano la loro copia dello Zohar, che hanno continuato a studiare fino a oggi.

Ma per l’ebraismo europeo questo mondo è andato perduto. La scienza dell’ebraismo, che si occupa della natura e della storia, della fisionomia storica dell’ebraismo, fino alla nostra generazione ha mostrato una scarsa comprensione per i documenti della Kabbalah. In effetti quando — verso la fine del secolo XVIII – gli ebrei dell’Europa occidentale imboccarono con tanta decisione la via della cultura europea, la Kabbalah fu una delle prime e più importanti vittime cadute su questa strada. Il mondo del misticismo ebraico, col suo simbolismo intricato e interamente introverso, era ora sentito come estraneo e perturbatore, e veniva rapidamente dimenticato. I cabbalisti avevano cercato di sondare o di descrivere il mistero del mondo nel senso di un rispecchiamento dei misteri della stessa vita divina, e le immagini in cui si erano condensate le loro esperienze erano troppo profondamente connesse con le esperienze storiche del popolo ebraico, dunque con esperienze che nel secolo XIX sembravano aver perduto la loro attualità. Per secoli questo mondo aveva avuto un valore vitale per la concezione che gli ebrei avevano di se stessi. Ora scompariva, travolto in certo modo nel vortice dell’età moderna, e in maniera così completa che per intere generazioni si sottraeva quasi del tutto a una conoscenza oggettiva e razionale. Ciò che restava aveva l’aspetto di un campo di macerie, impervio e ricoperto di sterpaglie, in cui solo qua e là apparivano immagini del sacro bizzarre, che offendevano il pensiero razionale e destavano la meraviglia e il rifiuto di qualche dotto viaggiatore. La chiave per la comprensione delle opere cabbalistiche sembrava perduta. Disorientati e a disagio, gli studiosi stavano davanti a un mondo che non presentava tanto concetti stringenti suscettibili di sviluppo, quanto piuttosto simboli di un tipo particolare: simboli in cui le esperienze spirituali dei mistici erano intrecciate con le esperienze storiche della comunità ebraica in un modo quasi inestricabile, o costituivano di fatto un’unità enigmatica.

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La kabbalah e il suo simbolismo
  • Scholem, Gershom (Autore)

Proprio questo intreccio di due campi, solitamente separati nella storia del misticismo religioso, ha conferito alla Kabbalah ebraica il suo carattere peculiare. Così essa appare strana, ad esempio, anche agli studiosi del misticismo cristiano, e non sorprende il fatto che essa si situi al di fuori delle categorie del «misticismo» che sono loro familiari. Quanto più angusto, misero e crudele era il frammento di realtà storica che era toccato all’ebreo nelle tempeste dell’esilio, tanto più profonda diventa la sua trasparenza, tanto più preciso il suo carattere simbolico, e tanto più splendente la speranza messianica che lo spezza e trasforma. Nel cuore di questa realtà vi era una grande immagine di rinascita, il mito dell’esilio e della redenzione, che ha assunto per i cabbalisti proporzioni così imponenti e permette di capire la loro durevole influenza storica. Possiamo affermare che nei libri dei cabbalisti l’elemento personale è posto chiaramente in disparte: bisogna leggere molto attentamente, per avvertirlo anche lì, dissimulato in tutti i modi possibili. Talvolta è anche accaduto che un cabbalista non reprimesse la sua persona e il resoconto del proprio itinerario personale verso Dio, come è avvenuto per lo più. Però il grande interesse della Kabbalah non sta in questi scritti, ma nel suo contributo alla comprensione della «psicologia storica» del popolo ebraico. Qui ogni individuo era la totalità. Questo costituisce il grande fascino che i grandi simboli della Kabbalah hanno, da questo punto di vista, per lo storico non meno che per lo psicologo. Qui la legge della Torah diventava il simbolo della legge cosmica, e la storia del popolo ebraico il simbolo del processo cosmico.

In una generazione in cui la storia ebraica ha attraversato una crisi terribile, il mondo delle idee di questi antichi esoterici ebrei non appare più così strano. Guardiamo con occhi diversi, e gli oscuri simboli ci sembrano degni di essere decifrati e illuminati. Qui è particolarmente grande la responsabilità dello scienziato, che deve conservare la sua capacità di riflessione critica anche in questo lavoro di scavo e nell’interpretazione dei suoi risultati: infatti il fascino che emana da regioni come quelle della Kabbalah ha attirato i ciarlatani e i confusionari, assai prima che se ne interessassero gli storici. Lo studio della Kabbalah non ne è stato avvantaggiato. Ma lo sforzo di comprendere ciò che è avvenuto qui, nel cuore stesso dell’ebraismo, non può rinunciare a una chiara visione e alla critica storica. Poiché anche i simboli crescono dall’esperienza storica e ne sono saturi. Per comprenderli sono necessarie sia la disposizione «fenomenologica» a vedere le totalità, sia la capacità di analisi storica. L’una integra l’altra e si intreccia con essa, e la loro unione promette risultati fecondi.»

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