“La giustizia costituzionale negli Stati Uniti e in America Latina” di Enrico Andreoli

Prof. Enrico Andreoli, Lei è autore del libro La giustizia costituzionale negli Stati Uniti e in America Latina. Un modello accentrato «a diffusione eventuale», edito da Bologna University Press: innanzitutto, da quali presupposti metodologici muove la Sua indagine?
La giustizia costituzionale negli Stati Uniti e in America Latina, Enrico AndreoliL’indagine muove dalla premessa metodologica che la classificazione degli istituti giuridici può cadere nell’errore concettuale di considerare l’attività classificatoria come immutabile, in grado, cioè, di generare tassonomie assolute.

Ciò è da intendersi come un errore perché, in primo luogo, le categorie tassonomiche possono cambiare nel corso del tempo; in secondo luogo, perché la classificazione sembra consolidare il ‘dover essere giuridico’, perdendo di vista il concreto atteggiarsi dell’oggetto d’indagine.

Questa problematica può risultare di interesse concreto nella descrizione dei sistemi di giustizia costituzionale e, in particolare, nella rappresentazione di quello che è assurto a ‘modello esemplare’ di classificazione: il judicial review of legislation statunitense.

Quest’ultimo viene tradizionalmente identificato dalla dottrina come il modello per la classificazione dei sistemi di giustizia costituzionale a scrutinio diffuso, nei quali ogni giudice dell’ordinamento ha la competenza a pronunciarsi sulla costituzionalità di un atto legislativo.

È stato così ritenuto utile interrogarsi in merito all’effettiva portata di tale conclusione. In altre parole, se la diffusione del controllo sia effettivamente quella caratteristica astratta che marca il modo di praticare la giustizia costituzionale negli Stati Uniti d’America.

Quale rilettura offre, il Suo studio, del ‘mito’ delle origini del judicial review of legislation?
Il ‘mito’ delle origini del judicial review of legislation viene tradizionalmente posto nella nota decisione Marbury v. Madison, resa nel 1803 dalla Supreme Court statunitense. Senza volersi negare la fondamentale importanza dell’arresto, ad attenta analisi la decisione appare però ricognitiva di alcuni principi – in particolare, l’esistenza di un higher law in grado di conformare l’intero ordinamento giuridico e da applicarsi quale lex superior – già affermati in precedenti manifestazioni giuridiche.

Non soltanto dalla stessa Supreme Court in sue precedenti decisioni, bensì anche dai Framers della Costituzione. Nonché, addirittura, presenti nell’evoluzione (pre-costituzionale) della giurisprudenza del Judicial Committee of the Privy Council britannico.

Inoltre, l’analisi della genesi della giustizia costituzionale statunitense non può limitarsi all’affermazione di Chief Justice Marshall espressa in Marbury v. Madison in merito al fatto che «[i]t is emphatically the province and duty of the judicial department to say what the law is», e che la Costituzione viene adottata ‘a preferenza’ in quanto «[i]f two laws conflict with each other, the courts must decide on the operation of each».

Così facendo, non si considerano i molteplici fattori istituzionali (ad esempio, le istanze del federalismo e il principio di separazione dei poteri) e processuali (come la competenza a decidere political questions e l’autorità del precedente costituzionale) che si pongono quali necessari corollari del ragionamento effettuato all’interno del ‘mito’ delle origini sopra richiamato.

Qual è l’inquadramento costituzionale della Supreme Court e che ruolo svolge, concretamente, all’interno del frame of government?
Il ruolo concretamente svolto dalla Supreme Court viene riletto a partire dal presupposto metodologico dell’indagine, ossia la possibile rappresentazione del sistema di giustizia costituzionale statunitense alla stregua di uno dai forti tratti accentrati.

Viene in tal senso indagato il ‘corretto’ posizionamento della Corte all’interno dell’ordinamento costituzionale. Si discorre, ad esempio, in merito al rapporto genetico tra Supreme Court e garanzia del livello di governo federale, con particolare riguarda alla original jurisdiction attribuita a livello costituzionale. Oppure, dei rapporti tra le diverse possibili interpretazioni della Costituzione rese dai molteplici attori istituzionali. O ancora, l’influenza della Supreme Court come political institution, per indagare se possa trovare spazio l’idea di una corte in grado di sostituirsi agli organi rappresentativi nella creazione di politics costituzionali.

In che modo l’architettura ordinamentale dei sistemi di giustizia costituzionale di Argentina, Brasile e Messico è debitrice della tradizione giuridica statunitense?
I sistemi di giustizia costituzionale di Argentina, Brasile e Messico vengono in rilievo al fine di indagare la possibilità che il modello esemplare degli Stati Uniti d’America possa essere stato ‘sistematicamente’ imitato da altri ordinamenti, ma, soprattutto, in modalità tali per cui l’applicazione concreta di questa imitazione abbia condotto alla creazione/recezione di sistemi con caratteristiche difformi rispetto a quelle che sarebbero proprie dell’idealtipo classificatorio (ossia, difformi da un sistema ancorato alla diffusione del controllo).

A favore della proposta di ricerca ipotizzata sta il fatto che gli ordinamenti richiamati, a tutta evidenza, siano ampiamente debitori dello sviluppo giuridico – sia istituzionale, sia giurisprudenziale – dell’ordinamento statunitense.

Il costituzionalismo degli Stati Uniti d’America, infatti, vede i propri tratti caratterizzanti, tra gli altri, in un’organizzazione ordinamentale basata sul federalismo, sul balance tra poteri e sul riconoscimento della superiorità del potere costituente rispetto a quelli costituiti. Da ciò derivano i corollari della preminenza giuridica della Costituzione sulle leggi, nonché dell’ammissibilità di un controllo giudiziario di legittimità costituzionale attraverso il judicial review of legislation. Aspetti, tutti questi, fondamentalmente presenti anche negli ordinamenti latino-americani selezionati per la ricerca.

A partire da questi presupposti, l’indagine ha preso a riferimenti i sistemi di giustizia costituzionale di Argentina, Brasile e Messico per vagliare l’ipotesi che essi risultino dotati della caratteristica di un forte ‘accentramento’ proprio per il fatto di aver imitato/recepito un modello – quello statunitense – la cui fondamentale caratteristica non risiede nella diffusione del controllo di costituzionalità.

Enrico Andreoli è Ricercatore in Diritto Pubblico Comparato presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, Ateneo presso il quale ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Giuridiche Europee ed Internazionali. Ha svolto periodi di ricerca e insegnamento presso diverse istituzioni accademiche internazionali (Universidad Internacional de Andalucía, Universidad Rey Juan Carlos de Madrid, Universitat de Barcelona, New York University). È stato relatore in numerosi convegni nazionali e internazionali ed è autore di svariate pubblicazioni in italiano, inglese e spagnolo su Riviste scientifiche nazionali e internazionali, con particolare riferimento a modelli e sistemi di giustizia costituzionale, diritto pubblico e costituzionale statunitense, nonché “Law and”.

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