“La Genova di Fabrizio De André” di Fabrizio Càlzia

La Genova di Fabrizio De André, Fabrizio CàlziaDott. Fabrizio Càlzia, Lei è autore del libro La Genova di Fabrizio De André edito da Newton Compton: che rapporto legava Fabrizio de André alla sua città natale?
Un rapporto viscerale e profondo, direi, nonostante Fabrizio fosse genovese di adozione: i suoi erano piemontesi, e Faber trascorse, da sfollato di guerra, i suoi primissimi anni nella campagna di Revignano d’Asti. Quando si trattò di tornare (per lui di andare) a Genova era disperato. Poi però, nonostante la campagna gli sia rimasta sempre nel cuore, al punto da acquistare poi la tenuta dell’Agnata, si innamorò istantaneamente e perdutamente di questa città.

Se ne andò per motivi affettivi (Dori) e professionali: come lui stesso affermava, a Genova se non fai l’impiegato, il commerciante o il notaio non hai grossi spazi lavorativi. Per un cantautore le piazze erano Milano e Roma. Ma rimpianse la sua città per il resto dei suoi giorni, certo rammaricato del fatto di tornarvi solo per le feste comandate (c’erano i suoi) e per i concerti. La nostalgia si fece impellente dopo “Anime Salve”, tanto che aveva acquistato un loft nel Porto Antico. Purtroppo la malattia lo fregò.

Quali erano i luoghi della città più cari all’artista?
Sicuramente il mare, il quartiere della Foce dove andava a pescare. Aveva sempre abitato in quelle zone, o meglio ancora in Albaro. Posti che amava di sicuro, anche se non condivideva il modus vivendi borghese. Per questo preferiva poi esplorare altre zone, a cominciare dai vicoli ma non solo. Anche la val Bisagno dell’amico Rino Oxilia. Senza contare che a Marassi c’era il campo del “suo” Genoa…

In quali quartieri trascorse la sua giovinezza?
Negli altri paraggi dove il sole del buon dio dava i suoi raggi. Ma Albaro gli stava stretta.

Esiste davvero via del Campo?
Certo che sì, si trova nei vicoli cari a De André. In via del Campo c’era non solo il negozio di dischi di Gianni Tassio, ma anche il locale notturno “Scandinavia”, che il Fabrizio narrato nel suo romanzo “Un destino ridicolo” frequentava.

C’era poi questo portoncino, al numero 5. La signora del primo piano faceva il mestiere. Particolari che sembrano finiti rispettivamente ne “La città vecchia” e appunto in “Via del Campo”. Attenzione però a non confondere la realtà concreta con quella poetica. Fabrizio era bravo a mescolare le carte, a condire indizi di realtà vissute con particolari vero-simili prima ancora che veri.

In che modo il porto ispirava De André?
Mah, non troppo direi. Il porto per i genovesi, con quelle sue grandi navi attraccate che vanno e vengono, è una sorta di luogo del desiderio, un orizzonte aperto sulla fantasia di terre lontane. Poi però preferisce tenere ben saldi per terra. Forse non è un caso che in genovese “Mare” e “Male” si dicano allo stesso modo.

De André ha consacrato il dialetto genovese nel suo album Creuza de mâ: come vi si esprime l’essenza genovese?
Intanto il genovese non è un dialetto ma una lingua. Detto questo, l’essenza traspare da un insieme, da un’armonia che deriva dall’impasto di suoni (musicali ma anche vocali: si pensi alle voci dei pescivendoli, e naturalmente alla stessa musicalità del genovese) e contenuti, storie di personaggi che anche qui non sai se sono leggenda o storia, e ti fanno venire il dubbio che alla fine leggenda e storia siano la stessa cosa.

Fabrizio Càlzia è nato a Genova nel 1960. Ha scritto Parchi di parole (2007), guida ai luoghi cantati e vissuti dai principali cantautori genovesi come Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli e Ivano Fossati. Nel 2010 ha firmato soggetto e sceneggiatura di Uomo Faber, romanzo a fumetti su Fabrizio De André, illustrato da Ivo Milazzo. Con Newton Compton ha pubblicato 101 storie su Genova che non ti hanno mai raccontato, Storie segrete della storia di Genova, 101 perché sulla storia di Genova che non puoi non sapere e La Genova di Fabrizio De André.

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