La flotta napoletana nel contesto mediterraneo (1503-1707), Maria SiragoProf.ssa Maria Sirago, Lei è autrice del libro La flotta napoletana nel contesto mediterraneo (1503-1707) edito da Licosia: quale ruolo svolgeva il viceregno napoletano nel complesso sistema imperiale e difensivo spagnolo?
Nel complesso sistema imperiale spagnolo il viceregno napoletano assunse un ruolo di primaria importanza per la difesa dagli attacchi dei turchi e barbareschi. Fu dotato di un potente sistema di fortificazioni, insieme alla Sicilia e alla Sardegna, in modo da resistere agli assalti nemici. Ma non bastava la sola difesa passiva, occorreva anche quella attiva, con le flotte napoletana, siciliana, sarda. Poi per le guerre marittime queste flotte cooperarono con quella spagnola, a cui si aggiunsero le altre ausiliarie o collegate, dei cavalieri di Malta, dei Doria e di altri asientisti genovesi (Sauli, de Mari, Grimaldi, Centurione), la toscana dei cavalieri stefaniti, la papale, la savoiarda dei cavalieri di San Lazzaro. Il ruolo del porto di Napoli fu fondamentale per l’allestimento della flotta, come si vide nel 1571, quando arrivò don Giovanni d’Austria, comandante generale della flotta spagnola, che soggiornò a lungo nella capitale partenopea per poi dirigersi a Messina dove si unì alla flotta veneziana e a quelle collegate. E dopo Lepanto fu ricostruito l’arsenale in modo da renderlo capace per la costruzione di un maggior numero di galere, a propulsione remica. Poi cominciò la costruzione di galeazze, a propulsione mista, velica e remica, sul tipo di quelle veneziane fondamentali per la vittoria di Lepanto, usate nella battaglia con gli inglesi, nel 1588 dove fu sconfitta la Grande Armada. Infine dalla fine del Cinquecento e per tutto il Seicento furono costruiti i vascelli di alto bordo dell’armata napoletana del Mar Oceano da incorporare a quella spagnola, usata per difendere le navi spagnole assalite in Oceano dagli inglesi.

Come nasce e si sviluppa la flotta napoletana e regnicola sotto i i Vicerè spagnoli, dal Gran Capitano al duca di Medinacoeli?
La flotta napoletana all’inizio del Cinquecento contava 7-8 galere assientate cioè affittate da armatori a cui dagli anni ‘30 si aggiunsero le 12 di Andrea Doria e le 6 del cugino Antonio ed altre di armatori genovesi. Il numero aumentò fino a 50 per l’aumento degli assalti turchi e barbareschi specie dopo l’assedio di Malta del 1565. Poi il numero cominciò a diminuire (circa 20) perché cominciarono ad essere costruite prima le galeazze poi i galeoni e i vascelli da asientisti di Ragusa (odierna Dubrovnich) per l’armata napoletana dei vascelli di alto bordo pei il Mar Oceano, costituitasi nel 1623. Inoltre alle galere vennero aggiunte quelle della squadra del duca di Tursi, Doria discendenti di Andrea, circa 8 che operarono per tutto il Seicento.

Quale evoluzione subirono l’arte nautica e delle costruzioni navali napoletane nel periodo del regno aragonese?
In epoca aragonese c’era stata già una evoluzione tecnica con le caracche, un modello derivante dalle cocche medievali come quella raffigurata nell’ex voto di Matarò. Re Alfonso aveva fatto costruire caracche per la flotta e per i comerci che si erano incrementati durante il suo regno. Durante il viceregno spagnolo per tutto il Cinquecento si usarono per la guerra galere a propulsione remica. Ma dalla fine del secolo vennero utilizzate le galeazze, a propulsione mista, velica e remica. Infine si perfezionarono il galeone e il vascello, costruiti a Baia e Castellammare, poiché il nuovo arsenale non era adatto a questa nuova tipologia. Inoltre galeoni e vascelli vennero dotati di potenti cannoni con i quali mutò il sistema di battaglia. Naturalmente in quel periodo apparvero numerosi trattati sul modo di costruire i vascelli e si sviluppò lo studio dell’astronomia, tanto che lo stesso Galilei scrisse al re spagnolo per offrirgli ragguagli sulle nuove scoperte.

Quale fu il contributo della Città, della sua nobiltà, dei suoi marinai, delle sue navi alla alla vittoria di Lepanto?
Il contributo napoletano per Lepanto fu di fondamentale importanza. Molti nobili allestirono galere, come fece poi anche Giangirolamo Acquaviva, duca d’Atri e conte di Conversano. E da Napoli partì don Giovanni con un gran numero di galere allestite nella capitale partenopea. Dopo la vittoria di Lepanto egli pose la sua base continuando ad allestire navi con l’idea di debellare del tutto i turchi, per cercare di occupare Tunisi. Ma Filippo II, suo fratellastro, preoccupato per il consenso ottenuto a Napoli da don Giovanni, preferì mandarlo a combattere nelle Fiandre, dove morì. Comunque dopo Lepanto si decise di costruire il nuovo arsenale per armare un maggior numero di galere.