La fattoria degli animali, George Orwell, trama, riassuntoLa fattoria degli animali, che, insieme a 1984, è il romanzo più celebre di George Orwell, è stato pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1945. Orwell, celebre pensatore, saggista e soprattutto romanziere, scrisse il libro tra il 1943 e il 1944: benché in un primo momento rifiutato dagli editori britannici, dopo la pubblicazione il romanzo divenne rapidamente un successo.

L’ambientazione è quella di una tipica fattoria inglese, Manor Farm, dove però gli animali sono intelligenti, pensanti e organizzati. Tra tutti gli animali, i maiali sono i più intelligenti – sagaci e brillanti, parlano un inglese fluente – motivo per cui sono diventati i leader delle altre specie. Sono quindi i maiali che capeggiano la rivolta degli animali contro il fattore Jones, un ubriacone che gestisce Manor Farm in modo dispotico e violento. La rivoluzione contro gli uomini è un successo, e gli animali si organizzano in una cooperativa che in un primo momento permette a tutti loro di vivere in armonia, producendo il necessario per la sussistenza. L’unico nemico è l’uomo, lo sfruttatore verso cui si sono giustamente ribellati: “L’uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l’aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio dà ad essi quel minimo che impedisca loro di morir di fame e tiene il resto per sé. Il nostro lavoro coltiva la terra, i nostri escrementi la rendono fertile, eppure non uno di noi possiede più che la nuda pelle.”

La convivenza è regolata dai sette comandamenti, scritti a grandi lettere bianche su un muro catramato. Vi compaiono il divieto per gli animali di dormire in un letto, di consumare alcolici, di vestire abiti e di uccidere gli altri animali, e vi è scritto in modo chiaro e inequivocabile che “tutti gli animali sono uguali”.

Non soltanto la fattoria, libera dagli uomini, prospera secondo i principi del cosiddetto “animalismo”, ma, nella Battaglia del Chiuso delle vacche, gli animali riescono anche a sconfiggere Jones e gli altri fattori che stavano tentando di riconquistare la tenuta.

Ma questa utopia è destinata a finire ben presto: infatti il nuovo capo dei maiali, Napoleone, non è né equo né saggio come il precedente, il Vecchio Maggiore, ed è intenzionato a mantenere la propria leadership ad ogni costo. Mentre il vecchio e carismatico leader precedente sognava un mondo in cui tutti gli animali – creati uguali, con i medesimi obblighi e gli stessi diritti – vivessero in armonia lottando contro l’uomo che cercava di sottometterli, Napoleone è convinto che “gli animali sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Così la gestione della fattoria, sotto il suo comando, si fa sempre più tirannica. I maiali sono i soli a non dover faticare e possono rimpinzarsi delle parti migliori del cibo prodotto dagli altri. Tutti gli altri animali invece sono costretti a sgobbare sempre di più, in modo non troppo diverso da ciò che accadeva sotto il dominio dell’uomo. Emergono così i diversi gruppi, ciascuno caratterizzato da diverso comportamento che mostra di fronte al potere, esattamente come avviene in ogni società sottoposta al totalitarismo. Alcuni collaborano apertamente con il regime: i cani ne diventano la guardia armata; uno dei maiali, Clarinetto, ne è il cantore e il capo della propaganda. Poi c’è la maggioranza del popolo che ubbidisce senza discutere, dalle pecore al cavallo Gondrano, che continua indefesso a lavorare cercando di produrre il più possibile. Infine c’è chi, anche se è la minoranza, non approva: l’asino Beniamino pur non facendosi abbindolare dalla propaganda dei maiali – del resto, è l’unico non maiale a saper leggere – non riesce a opporsi in modo deciso allo strapotere di Napoleone. Le galline e le oche si ribellano, ma la loro ribellione viene sedata con la forza e le esecuzioni che ne seguono convincono tutti a desistere dal tentare nuove insurrezioni. “La Rivoluzione è ora finita,” proclama Clarinetto al termine delle esecuzioni, “L’esecuzione dei traditori avvenuta oggi ne è l’atto finale. I nemici esterni e interni sono stati debellati”.

Napoleone non ammette di non essere l’unico capo e di dover condividere il potere con il fratello, Palla di Neve che, al contrario di lui, si mostra più democratico e coraggioso. Così, quando questi sviluppa l’idea di costruire un mulino, che dovrebbe servire a rendere più efficiente la fattoria, Napoleone lo fa inseguire dai cani e lo costringe alla fuga. Attraverso la propaganda del fido Clarinetto si appropria dell’idea del fratello e fa costruire il mulino. La costruzione non è però solida, il mulino crolla e Napoleone coglie l’occasione per incolpare Palla di Neve di aver sabotato l’opera.

Ormai non rimane nulla della società egualitaria degli inizi e sono le sembianze e gli atteggiamenti stessi dei maiali che lo rendono evidente: camminano su due zampe, indossano vestiti, bevono alcol e commerciano con gli uomini (a cui Napoleone riesce perfino a vendere Gondrano, ormai anziano e non più in grado di lavorare, per farlo macellare). Napoleone è la quintessenza del regnante: “non si mostrava in pubblico più di una volta ogni quindici giorni. Quando appariva era scortato non solo dalla sua muta di cani, ma era preceduto da un gallo nero che faceva la parte di trombettiere, emettendo altissimi chicchirichì prima che Napoleone cominciasse a parlare”.

Il romanzo si chiude senza lasciare speranze. La fattoria è nuovamente denominata Manor Farm, ossia la fattoria dei padroni, come prima della rivoluzione degli animali, e i maiali sono ormai così uguali agli uomini da non essere più distinguibili da loro: “Le creature guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.

Nonostante si presenti come una favola – e per questo motivo è spesso incluso nella letteratura per bambini – La fattoria degli animali non è certo rivolta solo ai piccoli. Provocatorio, a tratti quasi sinistro, il romanzo desidera essere una denuncia e insieme una satira contro i totalitarismi, contro il culto della personalità e il potere della propaganda. Scritto nel 1943, fa riferimento diretto alla Rivoluzione russa e allo stalinismo (nel libro si possono cogliere allusioni a Lenin, Marx, Trotsky e Stalin), ma i suoi insegnamenti possono essere facilmente traslati a ogni altra rivoluzione e ogni altro stato totalitario. Orwell condanna ogni strapotere che minaccia la libertà del singolo, ma nel contempo non dà messaggi ottimistici: in realtà, ci suggerisce, le rivolte sono futili e per il popolo le cose non cambiano, anche quando a un capo ne subentra un altro.

La fattoria degli animali è un classico senza tempo, che continua a parlarci della politica, della società e della natura umana.

Silvia Maina

NON PERDERTI LE NOVITÀ!
Iscriviti alla newsletter
Iscriviti
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link