Nelle profondità del Santuario d’Ebano, dove la pietra millenaria non ha mai conosciuto la luce del sole, re Malachar Noctis si china sulla reliquia che regge le sorti del suo popolo e vi scorge un segno che non dovrebbe esistere: una crepa sottile, di un bianco quasi accecante, aperta sulla tiara di metallo scuro che i Sette Fondatori forgiarono quattordici secoli prima. È da questa ferita, e dalla voce antica che subito dopo si insinua nella mente del sovrano annunciando che le sette serrature stanno per cedere, che prende avvio La Corona delle Ombre, primo dei sette volumi della saga Le Sette Corone di Krizia Maloberti; e quando, nella stessa notte, viene alla luce un erede dagli occhi viola, attorno alle cui dita le ombre si raccolgono come attorno al loro padrone, il lettore ha già compreso di trovarsi in un universo fantasy costruito con ambizione e cura, nel quale il potere non è mai soltanto ciò che sembra.Il continente di Elyndra è diviso in sette regni, ciascuno legato a una Corona che custodisce e distribuisce una diversa forma di magia ai propri Portatori del Dono: la vita e la guarigione nella verdeggiante Sylvara, l’oscurità nelle terre nebbiose di Nocthyr, e poi le tempeste, le fiamme, le maree, le stelle e l’alba che daranno il titolo ai volumi successivi. Ma dietro l’apparente stabilità di questo equilibrio antico si nasconde una verità che le dinastie regnanti hanno taciuto per secoli, e che l’Autrice svela con sapiente gradualità: le Corone non sono semplici fonti di potere, bensì le chiavi di una prigione, e ciò che vi è rinchiuso non ha alcuna intenzione di restarvi.
A guidarci in questo mondo è la voce di Lyra Valehart, ventunenne sopravvissuta all’incendio che cinque anni prima le ha portato via la madre e la terra natale, lasciandole sul polso sinistro una cicatrice sottile che brucia ogni volta che la magia si fa vicina. Lyra possiede un dono che nessuna delle sette Corone riconosce né reclama, la Magia delle Emozioni, una facoltà considerata estinta che le permette di percepire i sentimenti altrui come fili di luce colorata tesi tra un corpo e l’altro: il rosso bilioso dell’avidità di un mercante, il grigio cenere della disperazione di una giovane madre, il giallo stridente di un entusiasmo forzato. Nelle prime pagine, ambientate nel mercato di mezza estate di Verdantia, questa percezione si traduce in una vera e propria condanna quotidiana, che la costringe a serrare, «sbarra dopo sbarra», i propri confini mentali per non annegare nel dolore del mondo, e che ha fatto del cinismo la sua unica armatura.
Quando la sua magia esplode in pubblico, Lyra diventa la preda di molti, e sulla sua strada compare Kael Noctis, il principe ereditario di Nocthyr, lo stesso bambino dagli occhi viola nato nel prologo, ora un uomo alto e imperscrutabile, padrone delle Ombre Viventi e, per l’empatia di Lyra, un enigma assoluto: l’unico essere umano attorno al quale lei non riesce a scorgere alcun filo, una voragine che sembra assorbire ogni emozione. Dal loro primo scontro in una radura di confine nasce un’alleanza forzata, fatta di diffidenza, battute affilate e attrazione negata, che li porterà attraverso la Foresta dei Sussurri e i territori di transizione fino alla capitale nera di Umbraeth, braccati dai fanatici del Culto di Erevos e dalle creature d’ombra corrotte che il decadimento dei sigilli lascia filtrare nel mondo.
Attorno alla coppia protagonista prende forma una piccola compagnia di personaggi ben caratterizzati: Nyx, assassina della Confraternita delle Ombre dagli occhi verdi e dalla lingua tagliente, che dietro la spavalderia nasconde ferite simili a quelle di Lyra, e Rowan, il rigoroso capitano delle guardie reali di Caelum, il cui battibecco con Nyx offre al racconto una seconda linea sentimentale e qualche gradito momento di leggerezza. Nella seconda parte del romanzo, tra consigli di corte, una biblioteca proibita, un ballo in cui le maschere sociali si fanno pericolose e un tradimento che scuote le fondamenta della fortezza, la verità sulla Corona delle Ombre e sul legame che la unisce a Kael viene alla luce, conducendo a un finale drammatico che chiude un ciclo e insieme spalanca la strada al viaggio verso i regni successivi.
L’intuizione più felice del romanzo risiede proprio nella natura della magia di Lyra, che permette all’Autrice di trasformare il mondo interiore dei personaggi in materia visibile e di fare dell’empatia, solitamente relegata ai margini del genere, il centro stesso dell’azione e del conflitto. I fili emotivi che la protagonista vede intrecciarsi, tendersi e spezzarsi non sono un semplice espediente descrittivo, ma un modo di raccontare che rende ogni incontro una lettura delle anime e ogni battaglia anche una lotta per non smarrire i confini della propria identità; e l’idea che la magia abbia un prezzo, che chi attinge troppo a fondo al dolore altrui rischi di frantumarsi, conferisce alla vicenda una tensione costante e credibile.
La scelta della narrazione in prima persona, affidata a Lyra per l’intero romanzo e ceduta a Kael soltanto nell’epilogo, rafforza questa immersione e lascia al lettore il piacere di decifrare, insieme alla protagonista, il principe che le resta a lungo impenetrabile, fino al momento in cui finalmente ne ascoltiamo i pensieri, in poche pagine che gettano una luce nuova su tutto quanto precede. La scrittura di Maloberti è ricca, sensoriale, generosa di dettagli cromatici e materici, dalle fiamme vitree venate d’oro corrotto alle nebbie perenni di Umbraeth, dalla resina dei pini ancestrali alla cenere che scende come neve sulle rovine, e sa costruire scene d’azione serrate e atmosfere cupe di notevole efficacia.
Sotto la superficie avventurosa, il romanzo affronta temi di sorprendente profondità. Il percorso di Lyra, convinta che i legami siano «catene mascherate da promesse» e che l’amore sia l’arma più affilata che si possa consegnare a qualcuno, è il racconto di una giovane donna che deve imparare a fidarsi di nuovo dopo il trauma, mentre la parabola di Kael, erede di un potere che lo abita e lo minaccia, interroga il rapporto tra ciò che riceviamo in sorte e ciò che scegliamo di essere. La lenta evoluzione del loro rapporto, dall’ostilità alla complicità, segue con pazienza le regole dell’enemies to lovers tanto amate dai lettori del romantasy, senza bruciare le tappe e lasciando intravedere quanto ancora resta da vivere nei volumi a venire.
La Corona delle Ombre è dunque un esordio di saga solido e coinvolgente, che sa assolvere al compito più delicato di ogni primo volume: costruire un mondo, presentarne le regole e i conflitti, dare corpo a personaggi capaci di farsi amare, e al tempo stesso lasciare nel lettore il desiderio impaziente di proseguire. Gli appassionati di fantasy vi troveranno un sistema magico originale e una mitologia stratificata, con i suoi Fondatori, i suoi Custodi e i suoi culti proibiti; gli amanti del romantasy, un legame tormentato che cresce pagina dopo pagina tra sguardi, sfide e silenzi; e chiunque ami le storie di formazione, il ritratto di una protagonista che impara a trasformare la propria ferita in forza.
L’epilogo, affidato alla voce di Kael, solo davanti a ciò che resta della Corona spezzata mentre i compagni lo attendono nelle scuderie sotterranee, chiude il romanzo su una nota di inquietudine perfettamente calibrata, che non risolve ma rilancia. Con sei regni ancora da attraversare e sei Corone ancora da conoscere, Krizia Maloberti ha posto le basi di un’avventura ampia e promettente, e il lettore che chiude questo primo libro ha la netta sensazione che il viaggio di Lyra sia appena cominciato.
L’Autrice
Krizia Maloberti è autrice italiana e da sempre coltiva la passione per la scrittura e per le storie capaci di emozionare e trasportare il lettore in mondi diversi. Ha pubblicato romanzi e racconti spaziando tra generi e atmosfere differenti. Con La Corona delle Ombre, primo libro della saga fantasy “Le Sette Corone”, inaugura un nuovo percorso narrativo fatto di magia, mistero, emozioni e legami destinati a cambiare il corso degli eventi.




