“La cittadinanza digitale. Competenze, diritti e regole per vivere in rete” di Giovanni Pascuzzi

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Prof. Giovanni Pascuzzi, Lei è autore del libro La cittadinanza digitale. Competenze, diritti e regole per vivere in rete edito dal Mulino: quale rilevanza assume, nello scenario politico e tecnologico attuale, il tema della cittadinanza digitale?
La cittadinanza digitale. Competenze, diritti e regole per vivere in rete, Giovanni PascuzziIl concetto di cittadinanza è antico e nel corso dei secoli ha visto evolvere il proprio significato. In prima approssimazione esso individua il nesso che lega un individuo ad un ordine costituito mettendone a fuoco le sue principali articolazioni: aspettative e pretese, diritti e doveri, modalità di appartenenza e di differenziazione, strategie di inclusione e di esclusione. In tempi recenti si è assistito all’emersione di tipi specifici di cittadinanza: si pensi alla cittadinanza urbana, alla cittadinanza europea, alla cittadinanza attiva.

Tra le cosiddette cittadinanze emergenti c’è la cittadinanza digitale. Essa è figlia dell’avvento dell’era digitale. Per l’Unione europea «la cittadinanza digitale è un insieme di valori, competenze, atteggiamenti, conoscenze e comprensione critica di cui i cittadini hanno bisogno nell’era digitale. Un cittadino digitale sa come utilizzare le tecnologie ed è in grado di interagire con esse in modo competente e positivo».

Il concetto di cittadinanza digitale ha a che fare con l’esistenza di strumenti, l’accesso concreto ad essi, il possesso delle competenze necessarie per adoperarli, la titolarità di diritti e doveri, la partecipazione alla vita politica e alle scelte collettive, ed altro ancora. Un concetto, quindi, molto ampio e in continua evoluzione. Non a caso il Consiglio d’Europa chiarisce che la cittadinanza digitale comprende tanto la partecipazione online quanto quella offline. Forse una prova indiretta del fatto che la cittadinanza digitale è destinata a diventare il paradigma ordinario dello status di cittadino.

Quali strumenti sono necessari per l’esercizio delle prerogative proprie della cittadinanza digitale?
L’esercizio delle prerogative proprie della cittadinanza digitale comporta l’utilizzo di nuovi strumenti essi stessi figli della rivoluzione tecnologica. La legge affida ai documenti di riconoscimento e ai documenti di identità la funzione di assicurare l’identificazione personale. Il problema appena ricordato si pone anche nello spazio digitale e tutti ne abbiamo contezza quando, ad esempio, per accedere alla nostra casella di posta elettronica o al nostro profilo su un social network digitiamo «userid» e «password». Sono state emanate alcune normative tese a disciplinare procedure ed effetti della identificazione e della autenticazione online. Altri strumenti per l’esercizio della cittadinanza digitale sono i documenti elettronici, le firme elettroniche, gli strumenti di pagamento elettronici e i servizi dell’amministrazione digitale.

Quali competenze per la cittadinanza digitale?
Nessuno dubita che per guidare un’automobile occorra avere un’età minima e possedere una preparazione specifica attestata dal superamento di un esame e dal rilascio di una patente. Si ritiene invece che per usare uno smartphone sia sufficiente, a qualunque età, scaricare e usare tutte le app che si desiderano, limitandosi, quando va bene, a leggere le istruzioni in linea.

Eppure non passa giorno senza che arrivino notizie sulle tante insidie che si nascondono nel luccicante mondo digitale: si pensi agli attacchi informatici o ai cosiddetti furti di identità digitale.

Essere nativi digitali non significa automaticamente saper andare al di là della mera capacità di cliccare sullo schermo. Le tecnologie digitali richiedono una preparazione specifica. Una preparazione certamente tecnica, ma anche civile, giuridica, emotiva, comunicativa e valoriale.

La Commissione europea, attraverso il Joint Research Centre (JRC), ha elaborato il «Quadro delle competenze digitali dei cittadini» (DIGCOMP 2.1). Di seguito un “inventario” di dette competenze che nel libro vengono analizzate una per una:

– le competenze relative alla raccolta, gestione e valutazione delle informazioni (saper navigare, ricercare e filtrare dati, informazioni e contenuti digitali; saper valutare dati, informazioni e contenuti digitali anche per non farsi ingannare dalle fake news; saper gestire dati, informazioni e contenuti digitali);

– le competenze relative alla comunicazione attraverso le tecnologie digitali così da difendersi dai discorsi violenti (hate speech) adottando forme di comunicazione non ostile;

– le competenze relative alla creazione di contenuti digitali (saper sviluppare i contenuti digitali; saper integrare e rielaborare i contenuti digitali; saper rispettare i diritti sulle opere altrui, e far valere i diritti sulle proprie; saper programmare);

– le competenze relative alla sicurezza (saper proteggere i dispositivi; saper proteggere i dati personali e la privacy; saper proteggere la salute e il benessere così da difendersi dal cyberbullismo; saper proteggere l’ambiente);

– le competenze relative alla risoluzione di problemi (saper risolvere problemi tecnici; saper individuare fabbisogni e risposte tecnologiche; saper utilizzare in modo creativo le tecnologie digitali; saper individuare i divari di competenze digitali);

– le competenze connesse all’analisi dei dati;

– le competenze relative all’intelligenza artificiale.

Quali sono i diritti connessi alla cittadinanza digitale?
La cittadinanza comporta, per definizione, la titolarità di diritti (e di doveri). Basti citare alcune libertà riconosciute dalla Costituzione come la libertà di informazione (diritto ad informare e ad essere informati), la libertà di comunicazione, la libertà di associazione, la libertà di riunione, la libertà di iniziativa economica privata, le libertà politiche. Le tecnologie digitali offrono nuovi spazi all’esercizio di queste libertà spesso schiudendo opportunità impensabili prima (si pensi alla possibilità di comunicare in tempo reale con tantissimi individui offerta dai social network come Facebook e Twitter). Un discorso simile può farsi per i diritti della personalità o per i diritti di proprietà. Anche in questo caso il mondo digitale apre scenari inediti ad esempio perché si può prefigurare una autonoma identità digitale o perché nascono nuovi beni e nuove forme di appartenenza.

Nel marzo 2021 la Commissione europea si è proposta l’obiettivo di elaborare un insieme di diritti e principi digitali da includere in una dichiarazione solenne.

Il fine è garantire che gli stessi diritti applicabili offline possano essere pienamente esercitati online. La dichiarazione solenne dovrà stabilire anche una serie completa di principi digitali che consentano di informare gli utenti e di orientare i responsabili delle decisioni politiche e gli operatori digitali.

Tra i diritti che occorre tutelare al fine di rendere effettiva la cittadinanza digitale si possono ricordare: la tutela dell’accesso alla rete; l’accessibilità per le persone con disabilità; l’identità e la reputazione digitale; il diritto a comunicare liberamente il proprio pensiero; il diritto alla protezione dei dati personali; il diritto all’oblio; il diritto di opporsi a trattamenti automatizzati; i diritti sui beni digitali; i diritti dei consumatori in rete; i diritti dell’impresa online; i diritti dei lavoratori digitali; il diritto ad un ambiente online sicuro e affidabile; i diritti dei minori online.

Quali doveri emergono nello spazio digitale?
Il concetto di cittadinanza rinvia, oltre che alla titolarità di diritti di cui si è appena parlato, anche alla necessità di osservare i doveri connessi allo specifico status di cittadino. Tra i doveri c’è, ad esempio, quello di pagare le tasse, o di prestare servizio militare (quando la leva è obbligatoria). In generale c’è un dovere di rispettare le leggi.

Ovviamente anche quando si svolgono attività online occorre rispettare le regole. Ma quali sono le regole della rete? Sono le stesse che valgono nel mondo fisico? Oppure nel ciberspazio i doveri giuridici assumono caratteristiche diverse?

Nel cyberspazio il fenomeno giuridico assume delle caratteristiche particolari: ci troviamo di fronte ad un diritto deterritorializzato, destatualizzato, dematerializzato. Nasce la necessità di definire nuove regole utili a governare la rete e le attività che grazie ad essa vengono poste in essere.

In che modo l’avvento dell’era digitale ridisegna la partecipazione politica?
L’avvento dell’era digitale è in grado di ridisegnare forme e contenuti della partecipazione fornendo potenzialità idonee a rafforzare in maniera significativa questo caposaldo della democrazia. Non a caso, l’articolo 9 del codice dell’amministrazione digitale è esplicitamente intitolato «Partecipazione elettronica democratica». Esso impone alle pubbliche amministrazioni di favorire ogni forma di uso delle nuove tecnologie al fine di promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all’estero, al processo democratico e al fine di facilitare l’esercizio dei diritti politici e civili e migliorare la qualità dei propri atti, anche attraverso l’utilizzo di forme di consultazione preventiva per via telematica sugli schemi di atto da adottare.

Le tecnologie favoriscono la partecipazione dei cittadini alle decisioni delle amministrazioni pubbliche. Ma informatica e telematica stanno cambiando anche le forme della partecipazione politica e della stessa democrazia. Tali mutamenti possono partire dalla fase della mobilitazione, ovvero dal momento in cui i partiti cercano di aggregare consenso a sostegno di singole candidature o di iniziative territoriali, fino ad arrivare alla fase del processo deliberativo perché grazie alle tecnologie i cittadini possono partecipare, a diversi livelli, al processo decisionale.

Grazie ad Internet è possibile immaginare forme di democrazia elettronica ivi compresa la cosiddetta democrazia diretta elettronica nella quale il popolo esercita direttamente la funzione legislativa. A tale suggestione è legata la nascita dei partiti digitali.

La nascita dei partiti digitali dimostra che dalla società emergono nuove esigenze di rappresentanza e di partecipazione a dispetto dell’apatia con la quale sempre più persone guardavano ai partiti tradizionali come attestato dal crescente astensionismo. È ingenuo credere acriticamente alle potenzialità della tecnologia: essa può creare intermediazioni peggiori di quelle che si vogliono combattere. La sfida è quella di aggiornare le forme della politica e della democrazia per coniugarle con quanto di positivo c’è nelle innovazioni tecnologiche: è una sfida per tutti i partiti.

Giovanni Pascuzzi è un giurista, Consigliere di Stato dal novembre 2021. Per un trentennio ha insegnato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento: Diritto civile; Diritto dell’era digitale; Le abilità del giurista – Legal skills; Diritto civile e scienze cognitive; Diritto privato comparato. È autore di molti saggi e libri tra cui: Avvocati formano avvocati (Mulino 2015), Il problem solving nelle professioni legali (Mulino 2017), La creatività del giurista (Zanichelli 2018), Giuristi si diventa (Mulino 2019), Il diritto dell’era digitale (Mulino 2020).

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