La città ideale. Tra psicologia, neuroscienze ed economia, alla ricerca di una formula win-win della convivenza, Luisa BrunoriProf.ssa Luisa Brunori, Lei è autrice del libro La città ideale. Tra psicologia, neuroscienze ed economia, alla ricerca di una formula win-win della convivenza pubblicato da FrancoAngeli: su quali basi è possibile fondare un’antropologia di carattere relazionale che valorizzi il bisogno umano di reciprocità?
Un aspetto che credo sia importante e che ho voluto mettere in evidenza in questo lavoro sono le conseguenze intrapsichiche e relazionali che il modello economico provoca nelle persone come singoli e come aggregato di cittadini; così come la mancanza di consapevolezza di tali processi. Ho considerato il termine economia nel suo significato etimologico “oikòs nomos” la regola della casa, la regola della convivenza e ho preso come riferimento per la discussione la teoria dei giochi di J. Nash che considera il conflitto sociale di base lo stato fisiologico dell’esistenza di più persone sulla terra. La soluzione del conflitto secondo J. Nash può essere di quattro tipi: “win-lose”; “lose-win”; “lose-lose” e “win-win” e queste forme determinano la convivenza e gli automatismi relazionali.

Win-lose e lose-win corrispondono al modello neoliberista in cui stiamo vivendo ora, lose-lose corrisponde alla guerra dove tutti perdono; win-win corrisponde ad un modello in cui tutti vincono perché sono in grado di contrattare forme di convivenza condivise. L’assunto è che ciascuna persona che è nel mondo ha diritto ad esistere e a vivere e ciascun altro ha il compito di occuparsi oltre che di sé anche della convivenza con gli altri. Il mondo non è fatto solo di Io, Noi ma anche di Noi, Voi e Loro e costituiscono l’habitat di cui ciascuno ha bisogno.

Attualmente, con il sistema neoliberista, la Polis è prevaricata da regole economiche che hanno portato all’accumulo dei capitali nelle mani di pochi che, in questo modo, possono decidere le regole del gioco.

Quali discrasie producono il neoliberismo nel quale siamo immersi e le relazioni di tipo rivalitario che esso genera?
Il neoliberismo, dal punto di vista dei dinamismi relazionali che provoca si colloca, nello schema di J Nash in una posizione di soluzione del conflitto sociale di base come “win-lose/lose-win” intendendo con ciò che nei rapporti sociali qualcuno perde e viene escluso e qualcuno vince. Questo dinamismo è alla base di un sistema relazionale rivalitario che genera, a livello macroeconomico l’accumulo delle risorse in poche mani e, a livello dei rapporti tra le persone, inimicizia, persecutorietà e quella che, in gergo si chiama” la profezia che si auto-avvera”: “poiché so che lui cercherà di vincere su di me, comincio io per primo ad anticiparlo e a cercare di vincere su di lui”. È evidente come questo sistema relazionale generi conflittualità e metta in evidenza gli aspetti più negativi possibili nelle relazioni umane quando, viceversa, sappiamo come ciascun essere umano abbia bisogno di sviluppare al massimo “beni relazionali” ovvero relazioni che lo rassicurino e lo facciano sentire parte di un insieme collaborativo. I Neuroni specchio scoperti da G. Rizzolati e V. Gallese sono una dimostrazione del bisogno che ciascuno ha di ciascun altro per la crescita e il benessere psichico.

In che modo la prospettiva win-win offerta dal microcredito inventato dal Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus consente di concepire nuove forme di convivenza civile e di interdipendenza economica?
Nel quinto capitolo si racconta del microcredito sviluppato in Bangladesh da M. Yunus, premio Nobel per la pace 2006 e vengono considerati soprattutto gli aspetti relazionali che in questa esperienza si sviluppano e che producono effetti molto positivi nelle persone che ne hanno usufruito. Presso la Fondazione Grameen Italia (da me) creata tra Università di Bologna, Grameen Trust e Unicredit abbiamo svolto ricerche in Bangladesh presso le persone che avevano avuto accesso al microcredito e abbiamo visto come la pratica del microcredito avesse modificato in maniera significativa l’assetto dei rapporti famigliari valorizzando le donne che si erano impegnate in tale pratica, con particolare attenzione alla rappresentazione mentale delle madri da parte delle figlie che si trovavano a potere immaginare una prospettiva di vita e di modello femminile più auspicabili come conseguenza di questa esperienza.

Si racconta anche di una applicazione molto particolare sviluppata a Carpi di Modena in cui il microcredito è stato offerto ai pazienti del Centro di Salute Mentale con risultati davvero molto interessanti. L’esperienza è iniziata ormai undici anni or sono ed è tuttora in corso con grande successo.

Quali interventi consentirebbero di conciliare un modello economico che ci organizza relazioni di inimicizia con la necessità fondativa dell’essere umano di scambio collaborativo?
Credo che possiamo dire che sia il Microcredito, sia il Social Business siano forme imprenditoriali capaci di mettere insieme lo sviluppo delle risorse personali e della comunità allo stesso tempo. Questo è un modo per mettere insieme le necessità fondative dell’essere umano di scambio collaborativo per sé e per il contesto di vita.

Per attivare le risorse di ciascuno non abbiamo bisogno di metterli gli uni contro gli altri. Al contrario; si può prendere l’occasione di sviluppare un lavoro in cui ciascuno porta le sue competenze in forma armoniosa e sinergica per il vantaggio di tutti. Si tratta di mettere in atto una contrattualità win win in cui ciascuno possa trovare un suo habitat ottimale insieme con ciascun altro… Come ho detto, questa esperienza realizzata a Carpi ci dice che quasi tutte le forme di welfare potrebbero essere realizzate seguendo questa idea.

Non è semplice ovviamente anche perché occorre, per questo, operare un cambiamento della forma mentis di chi opera nel campo che il più delle volte tende a focalizzarsi più facilmente su un atteggiamento caritatevole anziché di sviluppo delle risorse delle persone coinvolte.

Su questo punto si può citare Amartya Sen che sostiene che la povertà di un paese è generata dal mancato sviluppo delle risorse. Qualcosa del genere si può dire relativamente alla necessità di sviluppare il più possibile le risorse degli individui per farli uscire dalla povertà e dal sentimento di impotenza e di incapacità. Lo stesso Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 sosteneva che “l’oggetto che hai fatto ti sta di fronte a testimonianza delle tue capacità”.

In questo modo, cercando di sviluppare al massimo le risorse delle persone e riconoscendone il valore, si restituisce valore e coinvolgimento alle persone isolate e depresse per la mancanza della possibilità di applicare e di sviluppare le loro “capabilities”.

Concludo il lavoro parlando di economia circolare delle risorse umane che sempre esistono in ciascuno; il problema è quello di trovare il modo per esprimerle e per farne buon uso.

Luisa Brunori è stata professoressa di Psicologia Dinamica e Psicodinamica delle relazioni famigliari presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna e di Teorie e tecniche della dinamica di gruppo presso la facoltà di Psicologia della medesima Università. Ha promosso nel 2010 la costituzione della Fondazione Grameen Italia e ne è stata Vice Presidente e Responsabile Scientifico sino al 2015. Ha fondato nel 2011 l’associazione WIN-WIN con lo scopo di individuare soluzioni virtuose per il superamento delle conflittualità sociali e per lo sviluppo armonico delle risorse degli individui e della Comunità.

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